#14agosto2018

Scrivere è quello strano paradosso per cui più sono belle le parole e più grande è il dolore che c’è dietro

Un amore non termina mai del tutto, ma si trasferisce dal cuore alla testa… E diventa ricordo.

PONTE MORANDI 14 AGOSTO 2018

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#pensieri #lafelicità

L'immagine può contenere: 3 persone, persone che sorridono, bambino e spazio al chiuso

L'immagine può contenere: 3 persone, tra cui Gloria Susy, persone che sorridono, spazio al chiuso

Mettere al mondo dei figli è la scelta più irrazionale di una persona. Niente sarà più come prima, la tua vita prende una piega differente. Le tue scelte saranno orientate verso il loro benessere, le tue giornate saranno piene di soddisfazioni e battibecchi. 
Non ho mai pensato neanche per un solo secondo di aver fatto un errore, ma di aver fatto la scelta più coraggiosa della mia vita: la felicità! ELisa

#Sogno un mondo migliore

Sogno un mondo migliore … e bello sognare! dimenticare anche per un attimo la realtà … la mente riposa e sogna ❤

La Magia del Cuore

Tutto e’ iniziato per scherzo e non potevo mai immaginare che soltanto il credere alla propria natura servisse per vedersi quale veramente si è!
E si, per scherzo credere alla MAGIA e poi finire nello scoprirsi veramente “streghetta del cuore” e sperimentare che le magie e i desideri si avverano.

Tutti abbiamo letto la favola di “ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE” oppure la straordinaria avventura di “DOROTY nel mondo di OZ” ma forse mai nessuno ci ha mai creduto, io ero una tra gli increduli, eppure oggi credo che quelle favole non erano del tutto fantasie.

Mondi incantati, fatine, gnomi, draghi, angeli e demoni, magie e miracoli non appartengono solo al mondo della fantasia; oltre la realta’ visibile c’e’ ne una che e’ reale ma che e’ visibile solo a chi ha occhi per vederla e cuore per sentirla, bisogna affinare in modo profondo i propri sensi.

Pensavate forse che PETER PAN mentisse quando un pensiero felice gli permise di volare di nuovo e che L’ISOLA CHE NON C’E’ una sciocca invenzione per intrattenere i bambini e aumentare la loro immaginazione?
E no, vi dico che i bambini sono privilegiati perchè non hanno perso la voglia di sognare e di CREDERE ai loro desideri e alla loro magia, di credere che ogni cosa parla il suo linguaggio e tutto ciò che sembra inanimato ha al suo interno un flusso di energia e di vita che è possibile avvertire .

Anch’io avevo dimenticato cosa significava sognare, avevo dimenticato che ogni marciapiede può portare a un sentiero incantato, avevo dimenticato che accanto a me c’e sempre un Angelo a farmi compagnia e avevo dimenticato il suono della sua voce, avevo dimenticato che ogni fontana può accogliere desideri con una monetina e che i desideri che brillano in cielo se caldamente attesi, prima o poi, cadono dolcemente sulla terra come polvere di stelle .

Vi parlo di magie, di incantesimi, di cose che si avverrano solo se sono accompagnate da una forte certezza che tutto ciò che si desidera, se veramente puro, può diventare realtà ed illuminare il mondo.
Il segreto e credere in modo profondo che possa concretizzarsi ciò che potenzialmente e già accaduto!

Le favole non sono parole fantastiche dettate dalle illusioni di persone che vogliono “colorare” le loro giornate inventando storie magiche, ma che tutto e’ calato nel reale, nel mondo in cui viviamo, il mondo che a volte non vediamo e non sentiamo…
diamogli ascolto e vedremo che le stelle non sono solo in cielo, che gli Angeli sono una realtà e che la Magia del Cuore e una straordinaria Verità! 
©ELisa

La mia isola immaginaria #poesia

La mia isola immaginaria

Come parola ché tornano indietro,
sento il vento che pervade gli alberi,
ammiro la fragile bellezza del mare 
ché emerge dalla sabbia, 
e respiro il dolce profumo dei fiori selvatici,
mescolato all’aria dove la terra, 
la sabbia, gli alberi in fiore.

La vita sulla mia isola 
cattura immagini
che coinvolgono tutti i sensi.
La luce e il calore 
che provengono dal mare,
la sabbia, la brezza
il profumo dei fiori.

Sogni tramandati dal vento;
il vento dell’isola 
che sembra raggiungermi, gioioso.
E solo il pensiero 
del mia isola mi ispira 
davvero da un mondo lontano, 
da gente in pace con se stessa.

Vorrei fermarmi… 
vivere su una isola deserta, e … 
” ché il mondo vada avanti 
chi se ne frega!”

Ho scoperto un mondo di parole
Sembravano note
Cariche di magia
Cosi e nato la mia prima poesia.

Elisa© 

#Poesie Erano tempi meravigliosi …quando il social si leggeva tanta poesie. Pensieri positivi …  Nostalgia

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#Pensieri #Scrittura A mie figlie

Insegnerò a mia figlia di essere se stessa.

A ricordarle di sorridere anche quando non è facile. Le insegnerò che l’amore non è come lo raccontano le favole, ma la spronerò a conoscerlo. A viverlo. Le dirò che il tempo non cancella niente, ma che aiuta a stare meglio. A ritrovarsi. Le insegnerò ad amare se stessa e poi gli altri. A non accontentarsi di chiunque. Le insegnerò ad asciugarsi le lacrime dopo ogni pianto. Le insegnerò che non sono sempre gli altri a deludere, a volte sarà anche lei a farlo. Le insegnerò a vivere di pancia e secondo le sue emozioni. Le insegnerò che spesso, il bene non riceve altrettanto bene. Ma non le dirò di smettere di donarlo. Le insegnerò a camminare a piedi nudi sull’erba bagnata, a sentirsi libera ma padrona del suo cammino.
Le insegnerò ad entrare in punta di piedi nelle vite altrui. Le insegnerò ad andare avanti anche con il mondo contro. Le insegnerò che non sempre è tutto come sembra, ma che ogni cosa va vissuta prima di giudicarla, affinché possa riconoscere il bene ed il male.
Ci sono cose che mi auguro viva, ed altre che si limiti a conoscerle. Le insegnerò a credere che, se qualcosa la vuole davvero, questa è facile che si avveri. Le insegnerò a non arrendersi, a prendersi in braccio e portarsi in salvo perché, ahimè, spesso sarà da sola a doverlo fare. Le insegnerò in fine, che le cicatrici hanno una storia e che ad ogni modo saranno una vittoria.

Una piccola #storia… A me cara

Due Ciliegi innamorati, nati distanti, si guardavano senza potersi toccare.

Li vide una Nuvola, che mossa a compassione, pianse dal dolore ed agitò le loro foglie… ma non fu sufficiente,

i Ciliegi non si toccarono.

Li vide una Tempesta, che mossa a compassione, urlò dal dolore ed agitò i loro rami… ma non fu sufficiente,

i Ciliegi non si toccarono.

Li vide una Montagna, che mossa a compassione, tremò dal dolore ed agitò i loro tronchi… ma non fu sufficiente,

i Ciliegi non si toccarono.

Nuvola, Tempesta e Montagna ignoravano, che sotto la terra, le radici dei Ciliegi erano intrecciate in un abbraccio senza tempo

“La storia dei due ciliegi innamorati”: il racconto zen di Anonimo Giapponese

#Storie vere: Lezione di vita

IL VESTITO QUELLO BUONO

“Papà, vado a casa a farmi una doccia, mi cambio e passo a prenderti ok?”
“Si Laura, vai tranquilla, io ti aspetto.”
“Sarò qui tra meno di un’oretta, faccio più veloce che posso”
“Fai con calma, il funerale inizia alle 11”
“Ok, mi raccomando mettiti il vestito quello buono.
“Va bene. A dopo Laura”

Don Claudio stava controllando che sull’altare ci fosse tutto il necessario per celebrare la messa, verificato che vi fossero le ostie stava chiudendo la porticina del presbiterio quando si accorse che seduto in seconda fila c’era un anziano che sorridente lo guardava.
“Ciao Mario, sono veramente dispiaciuto per la tua perdita, so quanto fossi legato a tua moglie e posso solo immaginare il dolore che si prova a perdere chi di più caro si ha al mondo, ti sono veramente vicino.”
“Grazie Claudio…da quanti anni ci conosciamo? 20? 25?”
“Dal ’96, quando il vescovo mi ha proposto di diventare il parroco di questo paesino, tu sei stato uno dei primi a darmi fiducia e ricordo come fosse ieri ,quando la Greta si è presentata in canonica con una torta in mano e tu appresso con una bottiglia di vino rosso.”
” Mi ricordo che entrò in casa dicendomi che era arrivato un nuovo parroco e si mise subito a cucinare, io la guardai perplesso chiedendole che stava facendo, lei come nulla fosse mi disse che avrebbe preparato una torta e poi saremo venuti a presentarci, quindi di prepararmi e che non voleva sentire storie. Nonostante mi facesse un non so che, io le ricordai che non era credente, lei mi sorrise dicendomi con tutta la semplicità del mondo che non era credente, ma era ben educata, un’ora dopo eravamo davanti alla canonica.”
“Era una gran donna Mario.”
“Già…ti dispiace se resto seduto qui per un po’? C’è un bel silenzio.”
“Mario questa è anche casa tua, resta quanto vuoi, io vado a prepararmi per la funzione.”

Don Claudio con passo celere raggiunse la canonica, una volta entrato e chiusa la porta alle sue spalle tirò fuori il cellulare dalla tasca dei pantaloni e chiamò uno dei numeri in rubrica.
“Laura? Ciao sono Don Claudio, volevo solo avvisarti che tuo papà è già in chiesa….no figurati, di cosa ti devi scusare…ci ho parlato un po’ insieme, l’ho trovato relativamente sereno, ti chiamavo solo per dirti che mi ha chiesto di poter restare seduto un po’ in chiesa che voleva godere del silenzio, visto che non guida, pensavo che saresti passata per casa a prenderlo, ma avendo deciso di farsi una camminata credo sia opportuno che tu venga direttamente qua.
Laura, nemmeno dirlo, Mario per me è un grande amico. Ti aspetto in chiesa.
Ah Laura scusa, volevo dirti un’altra cosa…è in pigiama.

Le campane iniziarono a suonare a lutto, la gente aveva ormai preso posto in chiesa, un leggero vociferare venne interrotto dall’organo e la messa iniziò.
L’agenzia di pompe funebri aveva portato la bara d’innanzi all’altare.
Laura aveva lo sguardo perso nel vuoto e teneva la mano a suo padre seduto al suo fianco.
Un chierichetto con le scarpe da ginnastica si scambiava sguardi d’intesa con una ragazzina della terza fila.
Qualcuno dal fondo si soffiava il naso.
Don Claudio predicava su come le porte della casa del Signore fossero aperte anche ai non credenti.
Dalla seconda fila una mano si allungava stringendo la spalla di Mario per dargli conforto.
Una suora si preparava sull’ambone per leggere qualche passo del Vangelo.

Tutti i rumori smisero quando Mario si alzò improvvisamente in piedi, si avvicinò alla bara che conteneva il corpo della sua Greta e si chinò per baciarla.
Poi come nulla fosse, con un sorriso, un pigiama sgualcito ed un paio di ciabatte s’incamminò verso l’uscita.

Greta si sarebbe sicuramente divertita nel vedere le facce stupite, gli sguardi di chi non sa cosa fare o come comportarsi, ha sempre adorato vedere le persone in imbarazzo, sosteneva che l’imbarazzo era una cosa per gli inetti, per coloro che ostacolano il reagire per propria natura al fine di reagire per la natura degli altri.
Nelle situazioni di imbarazzo diventava evidente chi uno era e chi uno sembrava.
Per non parlare dei commenti che si sarebbero sprecati al vedere un pover’uomo vedovo aggirarsi in chiesa ed in paese in pigiama.

Un paio d’ore dopo, finita la funzione, Laura arrivò a casa di suo padre accompagnata da Don Claudio.
Lo trovarono seduto con un bel tè fumante sul tavolo e la settimana enigmistica tra le mani, gli occhiali a penzoloni sul naso e ancora lo stesso sorriso stampato in viso.

“Ehi papà stai bene?”
“Certo che sto bene, qualcuno vuole un tè?”

Don Claudio con fare sicuro aprì l’antina di uno dei pensili della cucina, prese due bicchieri e li poggiò sul tavolo, poi dal cassettone sotto il lavabo tirò fuori una bottiglia di vino rosso e si sedette.
“Mario, lo sanno tutti che il tè ti fa schifo” disse versando prima uno e poi l’altro bicchiere.
Con un sorriso Mario, prese il bicchiere, lo alzò e fece il suo brindisi:
“A Greta, alla donna che mi ha accompagnato nel ultimi 62 anni della mia vita, alla donna con la quale ho condiviso tutto, gioie e dolori, alla donna che ha tanto saputo farmi ridere quanto incazzare, alla donna che fino all’ultimo ha deciso di essere e non di sembrare.”

“A Greta” disse Don Claudio sollevando il bicchiere.
“A mamma” disse Laura che nel frattempo si era versata un bicchiere d’acqua

Dopo qualche secondo Laura ruppe il silenzio

“Papà, mi spieghi perché sei venuto al funerale in pigiama?”

Il sorriso di Mario si allargò, prese le parole crociate, voltò qualche pagina e dal mezzo tirò fuori un biglietto che porse a sua figlia, sopra c’era scritto “Il vestito quello buono”.

“Quando ero in ospedale con tua mamma, poco prima di morire fu capace di scherzare sul suo funerale e alla fine mi disse, mi raccomando, metti il vestito quello buono. Oggi prima della cerimonia ho aperto l’armadio per cambiarmi, a fianco del vestito che dovevo indossare, su un attaccapanni c’era il mio vecchio pigiama e sopra c’era questo biglietto…il vestito quello buono.
Ecco li ho capito cosa la mamma mi voleva dire.
Il pigiama è il vestito quello buono.
Il pigiama che indossavamo quando ci svegliavamo la mattina nel letto e ci davamo il bacio del buongiorno, il pigiama che indossavamo mentre ci lavavamo i denti la sera prima di andare a dormire, il pigiama che indossavamo fino a tardi la domenica, il pigiama che tenevamo su mentre facevamo colazione guardando fuori dalla finestra della casa che insieme abbiamo costruito, il pigiama che toglievamo e poi rimettevamo quando facevamo l’amore, il pigiama che indossava quando sei nata tu in ospedale, il pigiama che indossavamo quando stavamo male e uno doveva prendersi cura dell’altro, il pigiama che tanto ho sognato di toglierle la prima notte di nozze, il pigiama che indossava il giorno in cui ci ha lasciato. il pigiama che indossavamo quando ce ne stavamo abbracciati sul divano a guardare la tv.
Il pigiama è il vestito quello buono, quello che ci ha accompagnato per tutta la vita.”

Mario prese la bottiglia e versò del vino nel suo bicchiere e anche in quello di Don Claudio, guardò Laura e le disse:

“Vuoi un po’ di vino per fare un altro brindisi a tua mamma?”

In quel momento Mario si accorse delle lacrime che solcavano il volto di sua figlia, si alzò per abbracciarla, ma prima di poterlo fare Laura prese la borsa e dal portafoglio tirò fuori un biglietto che porse a suo padre.

“Il vestito quello buono, spero possa darti le stesse gioie che ha dato a me.”

“Questo l’ho trovato nella tasca del mio pigiama a casa. Ora ho capito chi me l’ha messo ed ho capito cosa volesse dire”

Mario abbracciò Laura con tutto l’amore con cui un padre può stringere la figlia.

Poi prese la bottiglia per completare il brindisi anche con lei.

“Papà, devo dirti una cosa. Non posso bere. Ho tolto il vestito quello buono. Sono incinta.”