HO CONTATO I MIEI ANNI …

“HO CONTATO I MIEI ANNI
“Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da ora in avanti, rispetto a quanto ho vissuto finora …

Mi sento come quel bimbo cui regalano un sacchetto di caramelle: le prime le mangia felice e in fretta, ma, quando si accorge che gliene rimangono poche, comincia a gustarle profondamente.
Non ho tempo per riunioni interminabili, in cui si discutono statuti, leggi, procedimenti e regolamenti interni, sapendo che alla fine non si concluderà nulla.
Non ho tempo per sopportare persone assurde che, oltre che per l’età anagrafica, non sono cresciute per nessun altro aspetto.
Non ho tempo, da perdere per sciocchezze.
Non voglio partecipare a riunioni in cui sfilano solo “EGO” gonfiati.

Ora non sopporto i manipolatori, gli arrivisti, né gli approfittatori.
Mi disturbano gli invidiosi, che cercano di discreditare i più capaci, per appropriarsi del loro talento e dei loro risultati.
Detesto, se ne sono testimone, gli effetti che genera la lotta per un incarico importante.

Le persone non discutono sui contenuti, ma solo sui titoli …

Ho poco tempo per discutere di beni materiali o posizioni sociali.
Amo l’essenziale, perché la mia anima ora ha fretta …

E con così poche caramelle nel sacchetto …

Adesso, così solo, voglio vivere tra gli esseri umani, molto sensibili.
Gente che sappia amare e non burlarsi dell’ingenuo e dei suoi errori.
Gente molto sicura di se stessa , che non si vanti dei suoi lussi e delle sue ricchezze.
Gente che non si consideri eletta anzitempo.
Gente che non sfugga alle sue responsabilità.
Gente molto sincera che difenda la dignità umana.
Con gente che desideri solo vivere con onestà e rettitudine.
Perché solo l’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena viverla.

Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle altre persone …
Gente cui i duri colpi della vita, abbiano insegnato a crescere con dolci carezze nell’anima.

Sì… ho fretta… per vivere con l’intensità che niente più che la maturità ci può dare.

Non intendo sprecare neanche una sola caramella di quelle che ora mi restano nel sacchetto.

Sono sicuro che queste caramelle saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo, alla fine, è andar via soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.

Ti auguro che anche il tuo obiettivo sia lo stesso, perché, in qualche modo, anche tu te ne andrai…”

(“HO CONTATO I MIEI ANNI di Mario de Andrade – poeta, novellista e saggista brasiliano)

Buona serata serena mondo d’amici … ❤

ascolto;* Michael Buble *
” The Way You Look Tonight “

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Riapre i battenti la storica libreria Rizzoli di New York

Riapre i battenti la storica libreria Rizzoli di New York
Rizzoli Bookstore,

la storica libreria aperta a New York nel 1964, sta per riaprire dopo la “drammatica” chiusura nell’aprile 2014, esattamente un anno fa.

I battenti riapriranno a giugno al 1133 Broadway, nel quartiere NoMad. Uno spazio di 465 metri quadrati, sulla strada, “in un edificio storico in pietra, mattoni, terracotta e la cui costruzione risale al 1896”.

L’estate scorsa, l’Ad di Rcs Libri Laura Donnini aveva dichiarato: “Per cinquanta e più anni la libreria Rizzoli di New York City ha attirato consumatori eruditi ed esigenti con volumi splendidamente realizzati che coprivano arte, design, interni, moda, così come letteratura, e importanti libri non-fiction.

Sulla base dei risultati di un’ampia ricerca di mercato condotta prima della riapertura del bookstore, ci aspettiamo che questo cliente – cittadino di New York o turista americano e internazionale che sia – possa abbracciare la versione del 21esimo secolo del suo bookstore preferito”.

fonte

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285 – Elizabeth von Arnim

L’amore per i libri è una vera benedizione.
Tutti dobbiamo amare qualcosa, e io non conosco oggetti d’amore che ti ricambino meglio dei libri e un giardino.
Elizabeth von Arnim

dipinto di Susan Ricker Knox
(1874 – 1959) Reading in the Garden

253 – Dicembre

Buon giorno amici, eccoci l’ultimo mese dell’anno …

Dicembre è il dodicesimo ed ultimo mese dell’anno secondo il calendario gregoriano, conta di 31 giorni e si colloca nella seconda metà di un anno civile. Era il decimo mese del calendario romano (da cui il nome), che iniziava con il mese di marzo. La Chiesa cristiana celebra il Natale di Gesù il 25 dicembre.

Buongiorno … si vede al mattino? Vi ho preparato il tè, un nero aromatizzato all’arancia e cannella.
Molto indicato per questa mese, fredda e umida.
Con questa tazza di tè calda e avvolgente vi faccio i miei più cari auguri di trascorrere un mese lieto e gioioso!

Sebbene ami i tè puri, in inverno mi piace berne qualcuno aromatizzato, mi danno la sensazione di calore e l’aroma lo trovo molto in sintonia con la stagione fredda. – come il tè nero aromatizzato alle arance rosse di Siviglia.-

E’ il mese di Santa Lucia e di Natale. Dicembre da sempre rappresenta un momento particolare dell’anno, fatto di attese, di incanti  e di magie, un periodo in cui i bambini sono particolarmente attenti e curiosi di quanto avviene attorno a loro, vivendo questi giorni con grande trasporto e cullandosi nei sogni. “Un dicembre di fiabe”

Natale, sinonimo di tante cose.
tradizioni, canti, antiche ricette tramandate dalle nonne,
pomeriggi passati tra caminetto acceso e cioccolata calda …
e un libro tra le mani.
Non un libro qualunque un libro che
sia pieno dell’atmosfera di Natale.

Tantissimi grandi della letteratura da Dickens a Pasternak,
da Tolstoj a Buzzati e tanti, tanti altri hanno lasciato pagine indimenticabili sul Natale.

Proverbio Dicembre
Da Santa Lucia (13 dicembre) il freddo si mette in via.
Avanti Natale, né freddo né fame.
A San Nicola di Bari (6 dicembre), la rondine passa i mari.
Chi si rinnova per Maria (8 dicembre), scampa la malattia.

Un felice Dicembre  amici cari con una piccola favoletta;

La leggenda del PettirossoErithacusHyrcanus

Nella stalla dove stavano dormendo Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù, il fuoco si stava spegnendo. Presto ci furono soltanto alcune braci e alcuni tizzoni ormai spenti. Maria e Giuseppe sentivano freddo, ma erano così stanchi che si limitavano ad agitarsi inquieti nel sonno.

Nella stalla c’era un altro ospite: un uccellino marrone; era entrato nella stalla quando la fiamma era ancora viva; aveva visto il piccolo Gesù e i Suoi Genitori, ed era rimasto tanto contento che non si sarebbe allontanato da lì neppure per tutto l’oro del mondo. Quando anche le ultime braci stavano per spegnersi, pensò al freddo che avrebbe patito il Bambino messo a dormire sulla paglia della mangiatoia. Spiccò il volo e si posò su un coccio accanto all’ultima brace. Cominciò a battere le ali facendo aria sui tizzoni perché riprendessero ad ardere. Il piccolo petto bruno dell’uccellino diventò rosso per il calore che proveniva dal fuoco, ma il pettirosso non abbandonò il suo posto. Scintille roventi volarono via dalla brace e gli bruciarono le piume del petto ma egli continuò a battere le ali finché alla fine tutti i tizzoni arsero in una bella fiammata. Il piccolo cuore del pettirosso si gonfiò di orgoglio e di felicità quando il bambino Gesù sorrise sentendoSi avvolto dal calore. Da allora il petto del pettirosso è rimasto rosso, come segno della sua devozione al Bambino di Betlemme.

Buon giorno … si vede dal mattino

Colazione in versi –
L’aroma della moka, l’inconfondibile profumo dei biscotti preferiti, i piccoli gesti che compiamo a tavola al mattino, fanno della colazione un momento carico di poesia e lirismo: oggi a colazione latte, versi e biscotti! Perché se è vero che c’è tanta poesia a colazione, c’è anche tanta colazione nella poesia e nella letteratura di tutti i tempi.

I più attenti ricorderanno sicuramente la Prima colazione di Jacques Prevert, poesia sospesa fra sensibilità Crepuscolare del quotidiano e il verso breve, in cui caffè, latte, zucchero, insieme ai gesti quasi meccanici del mattino, sono i veri protagonisti e diventano parole fra due interlocutori silenziosi: Lui ha messo/ Il caffè nella tazza/Lui ha messo/Il latte nel caffè/Lui ha messo/ Lo zucchero nel caffellatte (…) E se n’è andato/ Sotto la pioggia/ Senza parlare/Senza guardarmi.

E come dimenticare il buon aroma del caffè che si diffonde nell’aria ne
La Signorina Felicita ovvero la Felicità?
Nel poemetto di Gozzano, il caffè è l’odore del risveglio e riempie di profumo il pensiero dell’innamorato: A quest’ora che fai? Tosti il caffè/, e il suo buon aroma si diffonde intorno?

E passando dalla poesia alla prosa, non si possono non citare i prodotti da forno più letterari di tutti i tempi, le  madelaine, i morbidi dolcetti della memoria, “le maddalene” francesi rese famose dalla Recherche di Proust e  dal tè della domenica mattina dalla zia a Combray, in grado al primo morso di risvegliare nel protagonista i ricordi e le sensazioni dell’infanzia.

Colazione, biscotti e  letteratura – Non solo latte e caffè, non solo  madelaine.

In tempi più recenti e ad altre latitudini, infatti, Haruki Murakami ha decretato la rivincita dei biscotti; in Norvegian Wood-Tokyo Blues arriva a scrivere che la vita è una scatola di biscotti, mentre l’amato-odiato Fabio Volo fa della tavola della colazione il set perfetto per una dichiarazione d’amore in cui il protagonista del romanzo affida a un post-it, attaccato a un sacchetto di biscotti, i propri pensieri:
Tu sei tutto ciò che prima non sono mai riuscito a dire, mai riuscito a vedere, fare, capire. Finalmente sei qui… ho aspettato tanto. Ci vediamo stasera.

Spostandosi qualche emisfero letterario più in là ci viene incontro Eugenio Montale con Verso Vienna, il poetico racconto di viaggio da Le Occasioni, in cui la descrizione di una facciata barocca dal colore biscottato e dalle fattezze leggere, come un  dolce di albumi montato, ricorda da vicino l’immagine della colazione: di schiuma e di biscotto e (…) tavole imbandite coperte di foglie e zenzero.

Come nell’incontro ravvicinato fra la panna e il cacao dei biscotti, il tuffo pieno di gioia del frollino nel latte e le stelle di zucchero, infatti, la vera poesia è nelle piccole cose che non ti aspetti, fin dal mattino.
PAROLE D’ORDINE “VARIETÀ”, “PIANIFICAZIONE” E “DOLCEZZA”

Buon domenica con dolce risveglio Amici

Elisa (ps; chi ferma a colazione con me?)

PS; appena tornata dal blog dolcissima di Una Favola in Tavola e cosa trovo?  cliccate foto … deliziosa ricetta!

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Scrivere fa bene al cuore

Scrivere mi fa bene. Lo sento.
Anche quando scrivo cose tristi,
qualcosa in me si tranquillizza,
sento di avere uno scopo.

David Grossman – “Che tu sia per me il coltello”

Si scrive per guarire se stessi, per sfogarsi,
per lavarsi il cuore.
Si scrive per dialogare anche con un lettore sconosciuto.
Ritengo che nessuno senza memoria possa scrivere un libro, che l’uomo sia nessuno senza memoria.
Io credo di essere un collezionista di ricordi, un seduttore di spettri.
La realtà e la finzione sono due facce intercambiabili della vita e della letteratura.
Ogni sguardo dello scrittore diventa visione,
e viceversa: ogni visione diventa uno sguardo.
In sostanza è la vita che si trasforma in sogno e il sogno che si trasforma in vita, così come avviene per la memoria.
La realtà è così sfuggente ed effimera…
Non esiste l’attimo in sé, ma esiste l’attimo nel momento in cui è già passato.
Piuttosto che vagheggiare un futuro vaporoso ed elusivo, preferisco curvarmi sui fantasmi di ieri senza che però mi impediscano di vivere l’oggi nella sua pienezza. –Gesualdo Bufalino

 

ELOGIO DELLA LETTURA.

ELOGIO DELLA LETTURA.

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Per me è esattamente questo
Un libro è il risultato della fatica e dello sforzo di un uomo. Più o meno riuscito, è il tentativo di condensare – nero su bianco – il pensiero, le emozioni, l’esperienza della vita o della ricerca di un individuo; e, solo per questo, merita il massimo rispetto.
Un libro – va riconosciuto – non è intrusivo: espone con garbo dei contenuti, e lo fa in maniera discreta, invogliando o meno alla lettura, e permettendone in ogni momento l’interruzione o la continuazione.
In questo senso, esso ad ogni pagina parla di sé, evidenziando nell’esposizione stessa il proprio valore, attraverso ritmo, stile, narrazione e contenuti.
Un libro può essere chiuso, e riaperto tempo dopo nello stesso punto (che dire della dolcezza del gesto di porre un segnalibro a suggello di una pagina appena gustata?
Può essere interrotto nella lettura per qualche istante di riflessione, o ripercorso nelle frasi precedenti, a sottolineatura di un passaggio, di un’emozione, di un’idea improvvisamente sorta da un subconscio che “legge tra le righe”; può essere tenuto – aperto – sulle ginocchia per una pausa di silenzio, d’introspezione, senza che la magia del testo ne abbia a soffrire, talvolta anzi crescendo in espressione proprio nelle pause, quasi che il bianco intorno alle forme dei caratteri prenda il sopravvento come verità più ampia che sottende alle forme possibili.
Un libro è un mondo che si dispiega e s’adatta alla sostanza del lettore: i suoi significati sono infiniti, e lievitano nell’animo e nell’esperienza di chi legge, andando a colmare spazi vuoti in attesa, domande inespresse, squarci di memoria, intimi scrigni di sentimento, interstizi di nostalgia.
Un libro può essere un amico sincero e discreto, che aiuta a indagare in sé, senza mai sovrapporsi, senza pretendere nulla in cambio; può essere, nel silenzio di una notte quieta, l’aratro che scava un solco nel cuore indurito dal giorno; o solo il traghettatore che conduce la mente affaticata alle porte del sogno.
Un libro, infine, è un oggetto concreto, con un peso, una forma, un aspetto, un odore.
Può essere portato con sé, regalato ad un amico, strapazzato o trattato con cura, e alla fine riposto su uno scaffale, per essere ricordato o dimenticato.
Accade, spesso, di riprenderlo dopo molti anni e, aprendolo, di assistere a uno strano miracolo: quel testo ci ha atteso, ci ha lasciato correre nel mondo a cercare risposte, emozioni, esperienze; e ora ci offre, come per caso, con la discrezione semplice della sua pagina ingiallita, quella stessa risposta che anni prima non potevamo ancora capire. Era lì, già scritta da prima, per quell’uomo o quella donna che siamo diventati ora.
E tutti sappiamo – ma nessuno osa dirlo – quante volte abbiamo richiuso un libro con un gesto affettuoso, posandolo come una carezza.
Un libro e magico.
Ciascuno a suo modo ha un’anima speciale, un anima bella fatta di parole; di pensiero, di descrizione di cose e persone, quindi poetica e viva. Leggere e vivere, magari attraverso gli occhi di un altro, il signor Autore.
In questo modo, si esce per un poco fuori di sè, dimenticando i problemi e gli assilli mondani per calarsi in un altrove sovente straniero e sconosciuto. E questo altro miracolosamente calma e lenisce.
Si, avete letto bene, ma nel vostro cuore di lettori lo avete sempre saputo: il libro guarisce.
Su un libro, di ogni pagina, la mente si svuota, per riempirsi di riflessioni, immagini ed emozioni che la vita ci fa, a volte, dimenticare. © Poesilandia

 Lovely Book Awards 2014

Leggere è uno dei modi più belli di sognare. Scrivere è l’unico modo per creare un sogno! (C. Merighetti)

Una felice e solare finesettimana a voi … ♡ vi la lascio il mio abbraccio con sorriso Lisa

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Parliamo_ne: UN RAGAZZO-PADRE

UN RAGAZZO-PADRE racconta al suo figlio; “Il Vuoto Intorno”

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Amore e sofferenza che scorrono insieme ne “Il Vuoto Intorno” il romanzo di esordio dell’appena ventenne Claudio Volpe edito dalla casa editrice “Il Foglio Letterario” di Piombino attenta talent scout di giovani autori italiani.

Il giovane autore di Catania parla con maturità di un vita che sgorga impetuosa e reale e affronta violenza, prostituzione, handicap e il rapporto tra padre e figlio. O meglio tra un ragazzo padre e il figlio, dopo la perdita della fragile madre morta suicida.

La narrazione è impostata sul racconto fatto da Achille ragazzo padre al figlio Ettore affetto da un ritardo cognitivo: un atto di amore profondo e intenso di un uomo che si mette a nudo e scopre ogni aspetto di sé, che apre al figlio il suo mondo interiore fatto di vulnerabilità, errori, dolori e ferite inferte e subite.

Una vita divorata, deprivata e depravata dominata dalla paura del vuoto, dell’assenza e della solitudine e riempita con ogni emozione fino ad una sazietà eccessiva e lacerante.

Ma in definitiva è un racconto di forza che esorcizza il vuoto affettivo che ci sta intorno e mette in guardia il figlio. La confessione di un padre al proprio figlio. Un padre che fa quello che ogni padre dovrebbe fare: farsi conoscere ed essere padre in ogni circostanza anche la più difficile. Due ruoli, quello di padre e di figlio, che non possono essere messi da parte, un legame, una dipendenza stretta l’uno con l’altro.

A volte uno scontro che nasce dal voler dare e dal non riuscirci; dal voler avere e dall’essere delusi. Una lotta alla quale l’autore forse allude rimandando alle epiche gesta degli omonimi eroi omerici Ettore e Achille.

Un libro consigliato ai padri e ai figli che possono nonostante tutto essere padri e figli: due individui ognuno con il proprio vissuto, ognuno con il bisogno dell’altro, ognuno che si riconosce riflesso nell’altro e ne trae forza.

Recensione: Morte. Rinascita. Cadere. Rialzarsi. Un ragazzo padre e suo figlio. Il racconto di una vita. Il racconto di una storia fatta di buchi e di vuoti, di cadute, di assenze che si sovrappongono e puzzano di insignificanza. Un padre che sfoga i suoi istinti frustrati sulle prostitute incontrate per strada. Una madre debole, fragile, alcolizzata, autolesionista, suicida. L’amore con una zingara dei nostri giorni, in fuga dall’amore pedofilo e incestuoso di suo padre. La fuga verso la speranza, il viaggio alla ricerca di se stessi, del proprio valore, della propria storia. Il desiderio di distruggersi, di lasciarsi coprire dal male, di sacrificarsi. La prostituzione di un uomo in cerca del peccato. La possibilità di rinascere, di sconfiggere il male, di far tremare il vuoto prendendolo a morsi. La storia di come si può perdonare, morire e rinascere. La storia di come si può ancora amare nonostante tutto il male del mondo.

Capita …

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Capita che ti svegli una mattina e, ancora avvolta nei tuoi sogni, ti siedi accanto a libri immensi e capisci che quelli sono il passo da compiere per avvicinarti sempre più al tuo sogno, ambizione, libertà. Chiamala come ti pare.

Capita, allora, che non t’importa più della dura salita, te ne infischi altamente del prezzo da pagare: paghi il pedaggio e ti lasci tutto alle spalle. Dritta verso l’orizzonte. E oltre.
Che non devi giustificare le tue scelte a nessuno soprattutto a chi ha la bocca cosparsa di fiele  e gli occhi verdi-invidia. A quelli proprio no.

Capita di recidere rapporti dove regna l’ingratitudine, ti scrolli di dosso le cattiverie nascoste della gente che credevi patteggiasse per te e invece era “il nemico”. La novità è che non dichiari “guerra”, semplicemente non te ne curi. Ti lasci scivolare tutto addosso indossando indifferenza.

Capita che ti guardi solo un attimo indietro e pensi a tutte le grandi possibilità che hai avuto, anche quelle sprecate, alle belle ed intense esperienze che hai vissuto, alle cose che hai imparato.
E allora prendi slancio dalla parola possibilità e ti lasci trascinare dalla sua forza impetuosa, perché sei tu a volerlo, finalmente. Come se ad ogni giro, ti dovessi ricordare cosa vuoi.

Possibilità che odorano di desideri.

Accadono cose nuove, cose belle, dentro e fuori di te, promesse si concretizzano, seppur nelle difficoltà, che fai troppo fatica a digerire, ma sai che servono.

Capita che osservi il tuo viso al mattino e ti accorgi che negli occhi qualcosa è mutato, in silenzio forse.
Guardi bene e proprio lì sulla spiaggia della tua anima osservi da protagonista la maturazione delle tue consapevolezze.
Torni in te e ti sorridi.

Oggi Shakespeare ti ha insegnato una cosa che non scorderai finché campi: “Quando la tua anima è pronta lo sono anche le cose”.
Ed è così, proprio così. Essenzialmente così.

E visto che e fine settimana … lascio un libro per voi!

Serena fine settimana a voi, Lisa♡


Uscirne vivi

Uscirne vivi e opera diAlice Munro edita da Einaudi, genere narrativa, data d’uscita 06/05/14.

Dear Life era il titolo originale in inglese di Uscirne vivi, raccolta di storie scritte dal Premio Nobel per la letteratura Alice Munro che racconta come sia possibile uscire, per l’appunto, dal dolore, perché la vita deve esserci cara.

Con tre storie di morte e una di vita la scrittrice canadese sottolinea come la sofferenza diventi nella vita uno stato, una necessità per non sentirsi in colpa, per non dover soccombere all’esistenza e a quel che di bello può donarci, malgrado tutto.

Essere tristi ci aiuta a conoscerci, a creare uno scarto tra noi e gli altri e questo traspare nelle tre bellissime storie di morte. Doree è distrutta per la morte dei figli, uccisi dal marito, Sally si sente in colpa per la perdita di suo figlio Alex e abbandona la vita borghese per diventare una mendicante e Nita, dopo la morte del compagno, sfugge a un criminale che per strada tenta di farle del male.

La Munro si sofferma su queste istantanee di dolore e le fotografa con realismo e lucidità. Sally ad un certo punto sembra ritrovare la sua strada e la sua quotidianità e il piacere di guardare il mondo, come un tratto di campagna in un certo periodo dell’anno o il tramonto nei primi giorni di autunno.

E allora ecco a chiedersi se può ancora sentire quella piccola felicità dopo la morte del figlio o se l’unica e assoluta necessità è quella del dolore. Perché anche se ci siamo promessi di non perdonarci certe cose poi ci si perdona tutto, si cede perché spesso fortunatamente la felicità è una necessità ancora più grande.

Alice Munro con Uscirne vivi racconta così ancora una volta il cuore degli uomini, in un modo talmente delicato e talmente inconsueto da lasciare il lettore abbagliato da tanta bellezza e da tanta verità.

La storia di vita è infatti quella della Munro stessa che in uno slancio autobiografico si racconta con un io malinconico che si rivede giovane in una strada lunga metafora della vita stessa. Uscirne vivi ci dice che la felicità costa, ma è possibile più del dolore.  -fonte-

L’eclissi della Borghesia

Dove è finita una borghesia in grado di governare il nostro Paese? In sua assenza, gli italiani non hanno coltivato il senso delle istituzioni, della nazione e dello Stato. È salita l’onda di un populismo viscerale, che in alcuni casi si è tradotto in antipolitica, non si è consolidata una classe dirigente di stampo europeo, sono cresciuti le paure e il risentimento. Il futuro è scomparso dal nostro orizzonte. Il ceto medio ha così preso il sopravvento senza che la borghesia esercitasse doveri e responsabilità che le competono per mettere ordine in un sistema altrimenti condannato al caos.

Giuseppe De Rita e Antonio Galdo analizzano i diversi modi in cui si manifesta l’eclissi della borghesia: dallo svuotamento dei partiti e della rappresentanza a un capitalismo refrattario a regole ed etica, dalla rinuncia all’impegno nella vita pubblica al dilagare di corporativismo e pulsioni individuali, dallo smarrimento di elementi di equilibrio all’interno di una democrazia compiuta alla crescita di un’informazione poco indipendente. Fino all’abbandono delle nuove generazioni che vanno a studiare all’estero e lasciano il Paese al suo declino. La conseguenza di quanto è accaduto è un evidente corto circuito tra governanti e governati, tra istituzioni e cittadini. E rappresenta un vuoto che bisognerà colmare per restituire all’Italia un’idea forte e condivisa di cambiamento.

Blog ♡ Racconti

 

TRATTO DAL LIBRO DI RACCONTI “DONNE NEL PARCO “
di Sara Rodolao
LILLY LA TUA ROSA E’ FIORITA
– PRIMO CAPITOLO –

Lilly

Quel paesino dell’entroterra ligure, sulle alture di Imperia, era piccolo, circondato da fasce prospere di ulivi; da orticelli e giardini e il crocchio di case, cui si addossava anche quella di Lilly, erano tutte intonacate di bianco.
Era, la sua casa, quasi incollata all’antica chiesetta, in stile tardo romanico che aveva, cosa insolita, la torre campanaria staccata dal suo nucleo.
Nei muri della torre, ogni anno, le rondini ritrovavano i loro nidi, al ritorno dal lungo viaggio dai paesi del sud: era un continuo, vorticoso volteggiare d’ali e di pettorali bianchi e l’armonia e la bellezza di quei voli intorno alla chiesa parevano togliere il respiro!
Quella piccola costruzione l’avevano comprata, Lilly e suo marito Arrigo, per passarvi, serenamente gli ultimi anni della loro vita. Una vita che, ormai, aveva più un passato che un futuro.  CONTINUA

 

 

“UNA MIA CARA AMICA, POETESSA,   MI DEDICO UN RACCONTO …” e io ho creato una copertina.

Che dite?  e bella?  Per la veritò ho creato un blog con tutti i suoi libri! ♡

 

 

Il gabbiano Jonathan Livingston

Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach

Alcuni indicano questo come un libro per ragazzi.

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Io penso che sia un libro accessibile anche ai ragazzi per il modo semplice con cui è scritto e per la storia che, da un punto di vista esteriore e superficiale, è relativamente semplice.

Se però riflettiamo bene sulle parole di Bach,  cercando il senso profondo della storia che ci narra, e le valutiamo nel contesto del nostro tempo e dei valori che la nostra società esalta, ci rendiamo conto che il messaggio che vuole proporci è ben più profondo e articolato.

La metafora del gabbiano che vola per il piacere di volare, che vuole perfezionare la sua tecnica e rinuncia anche al cibo per questa sua passione, mentre i familiari e il branco lo guardano chi con pena, chi con sufficienza e poi lo cacciano, ci rimanda a questa nostra società che non accetta coloro che si discostano dal pensiero comune e omologato per cui ci dobbiamo vestire, vivere, mangiare, comportarsi tutti allo stesso modo. Il diverso, chi ha interessi diversi dalla massa o non vuole conformarsi alle abitudini comuni, chi la pensa in altro modo, viene emarginato.

E qui, il mio pensiero va alla persona che tenta di  “scremare” la vita da quegli orpelli inutili che la nostra società consumistica vuole imporci come essenziali. Ha ragione a volersi ribellare a questo concetto che vuole farci schiavi di tutte quelle cose che non ci danno la felicità ma solo assuefazione. E’ un meccanismo perverso che ci spinge a comprare l’ultimo modello di cellulare o le scarpe e i vestiti firmati. Oppure costringe i nostri figli ad andare in discoteca alle 24,00 per stare storditi fino alle 6,00 del mattino: solo perché questo è il sistema che è stato impostato ed a cui tutti si sono assoggettati. Mentre invece la felicità che noi cerchiamo è dentro di noi e nelle persone che ci stanno accanto.

Bach ci trasmette anche altri messaggi positivi: credere nelle nostre possibilità, avere fiducia in noi stessi, ma soprattutto essere artefici del nostro destino.

Tutto questo facendo leva sul Libero Arbitrio che ci viene donato dal Grande Gabbiano (il Dio di ogni credo religioso, il Padre comune di tutti gli esseri viventi di questo nostro infinito universo).

Credo che sia questo il messaggio più importante di Bach: c’è un’Entità Superiore che ci ama e ci ha dato grandi possibilità insieme al potere di decidere di utilizzarle o ignorarle, servircene per il Bene Comune o a nostro esclusivo tornaconto.

E’ questa la sfida di ogni uomo e di ogni donna: riuscire a trovare la strada che ci conduce alla scoperta del significato della nostra vita.

fonte Dona

 

I libri e terapia – favole

Un simpatico proverbio giudeo-marocchino dice: ” Che bisogno avevo di pettinare la testa di un calvo?”

Ci si deve allora chiedere perchè si ricorre spesso a rimedi inutili per sedare la malinconia, quando il territorio delle fiabe raccolte e stampate è sempre cosi vasto. E soppratutto, chi ha detto che le fiabe sono fatto solo per i bambini?
Io da piccolo -ma poi anche piu tardi – sono sovente ricorso alle favole per una rapida iniezione lenitiva di bene.
le fiabe sono brevi, di facile e pronta lettura, e rasserenano, mettono a posto tante cose e sembrano aggiustare il mondo come vorremmo che fosse.

La nostra è l’epoca in cui gli essere umani vengono facilmente trasformati in bestie parlanti – e viceversa – quasi tutti spettatori passivi del torpore televisivo di quei salotti che abbondano sempre di piu nelle programmazioni di ogni rete. La televisione potrebbe essere terapeutica, ma la maggior parte delle volte non lo è affatto, e ci riversa adosso brutali riprese di orrori quotidiani, di guerre, massacri e delitti, inescando in noi ansie che a volte solo gli psicofarmaci, o lo shopping, riescono a sedare.

Invece il meccanismo delle fiabe, che sanno trasformare anche gli oggetti piu umili in personaggi commoventi ( vedi Andersen, Astrid Lindgren e in seguito Walt Disney), è in grado di mettere in moto la nostra immaginazione che diventa subito partecipazione attiva, e sa creare in noi nuovi universi morali e sentimentali.
James Hillman, in Children’s Literature, sostieni che quanti durante l’infanzia hanno sognato sulla fiabe e sui libri illustrati sono in un certo senso ben piu preparati alla vita di quelli che non ne hanno mai subito il fascino.
Queste letture precoci diventano “in un certo modo vissute e assimilate, una via in cui l’anima ritrova se stessa nella vita”

Il saggio cabalista Baal Shem Tov ricorda che i nostri occhi e le nostre orecchie devono essere addestrati a percepire l’impalpabile realtà che ci circonda. E allora, che cosa c’è di meglio del mondo fantastico e paradossale di una fiaba?
Un altro maestro cabalista insisteva: noi siamo anima, mentre noi abbiamo un corpo.
Dunque, il corpo è il nostro strumento di lettura del mondo,e a questo scopo (anche terapeutico, ma soppratutto creativo) noi dobbiamo usarlo.
Per conoscere, sperimentare, inventare, e in special modo vivere questa avventure terrena nella maniera piu’ degna, oppure anche indegna, a seconda del personaggio che abbiamo deciso di interpretare sul palcoscenico del mondo.
Per esempio, Hans Christian Andersen, nato da famiglia povera, pur privo di mezzi aveva scelto di essere poeta e favolista. Quando era piccolo il padre ciabattino gli leggeva le fiabe popolari, e nel manicomio dove la nonna era giardiniera lui stava buono e ascoltava rapito i racconti straordinari sussuratigli in segreto dalle vecchie ospiti. Nella sua Danimarca natale, Andersen aveva scoperto che, per essere veramente originali e unici, bisognava avere il coraggio di essere fino in findo se stessi. Cosi come se stesse è la natura in ogni sua manifestazione. ” Se una foglia d’albero non e mai la precisa copia di un altra, allo stesso modo nessun uomo, nella sua piu’ intima natura, è copia di un altro uomo”. aveva annotato. Andersen viveva la sua vita come una favola solo a lui destinato, piena di sorpresa e di magia. Non a caso aveva intitolato la sua autobiografia “La fiaba della mia vita”
Diceva di scrivere “per poche anime capaci di ascoltare una narrazione, e di trarne conforto, nonostante i clamori del mondo.”

Un’altr grande affabulatrice, Karen Blixen, scriverà dall’Africa alla madre a proposito del suo adorato Andersen: “E’ la gente senza fantasia che è la peggiore; solo quelli che la possiedono conoscono la vera essenza delle cose.”

A proposito di Andersen, Ada Castagnoli Manghi ha detto che ” cercando attraverso il racconto di dare una risposta a molti interrogativi grandi e piccoli della vita quotidiana, Andersen si era convinto che solo nella fiabe si trova il coraggio di chiamare le cose con il loro nome.”

Dunque, stabilito che il tasso di pensieri felici è nelle fiabe molto alto, ecco come indicato una possibile cura per l’infelicità quotidiana. Come abbiamo visto, se i libri curano in prima battuta chi li pensa e li scrive, a maggior ragione un pò di bene passerà anche a chi ne ha bisogno.

E cosi, leggendo prima di dormire una favola o una breve, poetico racconto, siamo in grado di neutralizzare le piccole infelicità di un’intera giornata.

 LA NASCITA DEGLI ELFIfiaba Islandese

Un giorno il buon Dio, travestito da viandante, bussò alla porta di una piccola casa e chiese ospitalità. Venne accolto da una famiglia numerosa ma così povera da non avere di che vestire i figli. Padre e madre si vergognavano di ciò e presentarono allo straniero solo la metà dei loro bambini. Dio li trovò amabili e chiese alla madre se ne avesse altri oltre a quelli. La donna rispose di no. 

Naturalmente il buon Dio sapeva benissimo che aveva altri figli e domandò ancora: “Mia buona donna, mi hai davvero presentato tutti i tuoi figli?”
“Certamente – mentì la donna sorridendo – Non sono forse abbastanza?”. 
Dio si accontentò di questa risposta e si sedette a tavola per la cena.
Notò che quella famiglia era molto pia: ringraziava il Signore per il cibo e, nonostante fosse appena sufficiente per loro, lo condivisero con lo straniero. Dio notò anche che tutti i bambini si misero in tasca un po’ di pane secco da portare ai loro fratelli e sorelle nascosti.
Il giorno seguente, prima di andarsene, Dio disse alla famiglia tanto ospitale: “Ciò che è stato nascosto a me verrà nascosto anche agli occhi degli estranei”. Da quel momento, i bambini nudi diventarono invisibili; i genitori li percepivano e gli altri uomini potevano vederli soltanto quando lo desideravano i bimbi stessi. Dio diede ai bambini dei fiori, con i quali poterono vestirsi, e da allora non patirono più il freddo.
Essendo invisibili, dovevano fare attenzione a non essere calpestati, e, per questo, Dio diede loro le ali, affinché potessero spiccare il volo in fretta al minimo pericolo.
Quei bambini gli erano molto affezionati e Dio fece loro molti altri doni, che gli uomini comuni non possedevano. Potevano parlare con i fiori e gli animali, e trovavano sempre cibo per saziarsi e vivere in buona salute. I bambini invisibili crebbero ed ebbero dei figli, che a loro volta ebbero altri figli. Facevano del bene agli uomini senza farsi vedere, anche se talvolta si divertivano a far loro qualche scherzo.
Vivevano nelle grotte, negli alberi, in riva ai fiumi; i più piccoli riuscivano persino ad abitare sulle corolle dei fiori.
Gli uomini li battezzarono Elfi.
Mentre gli uomini sfruttavano la terra, gli Elfi diventarono gli spiriti della natura e talvolta intervenivano per contrastare le azioni degli uomini irrispettosi dell’ambiente. Gli Elfi si manifestano di rado: non hanno molto spazio sulla terra per eseguire le loro danze e per celebrare i loro riti. Sono sempre in grado di vedere gli uomini; per contro, noi possiamo vedere gli Elfi soltanto quando loro lo desiderano…

I libri e la sua terapia

I libri

Ci sono libri che si posseggono da venti anni senza leggerlì, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase.
Poi, dopo vent’anni viene un momento in cui d’improviso quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri d’un fiato, da capo a fondo; è come una rivelazione.
Ora sappiamo perchè lo abbiamo trattato con tante cerimonie.
Doveva stare a lungo vicino a noi; doveva viaggiare; doveva occupare posto; doveva essere un peso; e adesso ha raggiunto lo scopo del suo viaggio, adesso si svela, adesso illumina i vent’anni trascorsi in cui è vissuto, muto, con noi. Non potrebbe dire tanto se per tutto quel tempo non fosse rimasto muto, e solo un idiota si azzarderebbe a credere che dentro ci siano state sempre le medesime cose.
Elias Canetti, La provincia dell’uomo.
Quaderni di appunti 1942 – 1972

Molti anni fa una rivista americana pubblicò una vignetta umoristica in cui si vedevano due capra. Una divorava metri di pellicola cinematografica, e l’altra si sgranocchiava il volume da cui era stata tratto il film. E qust’ultimo diceva: “meglio il libro!”
Quindi, in una paese come l’Italia che preferisce di gran lunga le immagine (televisive, cinematografiche, o di qualsiesi altro tipo), e trascura le parole stampate, io credo proprio di dover dedicare queste pagine a tutte le “capre” italiane che non leggono mai un libro, e che non sanno cosa si perdono. Come diceva una mia saggia amica: “Piattusto che diventare schiava del Librium, mi prendo un libro”.

Un libro e magico.

Ciascuno a suo modo ha un’anima speciale, u anima bella fatta di parole; di pensiero, di descrizione di cose e persone, quindi poetica e viva.
Leggere e vivere, magari attraverso gli occhi di un altro, il signor Autore.
In questo modo, si esce per un poco fuori di sè, dimenticando i problemi e gli assilli mondani per calarsi in un altrove sovente straniero e sconosciuto.
E questo altrove miracolosamente calma e lenisce.
Si, avete letto bene, ma nel vostro cuore di lettori lo avete sempre saputo: il libro guarisce.

Ne sa qualcosa oggi lo scrittore turco Orhan Pamuk che, nel suo saggio “Autore implicito” scrive che la letteratura gli è necessaria come un farmaco, come una medicina da prendere ogni giorno per soppravivere. Ma la medicina, è ovvio, deve essere buona.
“Un brano di romanzo forte, intenso e profondo, mi rende felice piu’ di tante altre cose” scrive Pamuk.

“Insegnare alla gente a leggere è un compito inutile e insieme arduo, perchè capire e apprezzare la letteratura è questione di temperamento e non di insegnamento; non vi sono manuali che insegnino la via per il Parnaso, e non non tutto quello che si può inegnare è degno di essere insegnato. Ma spiegare alla gente cosa non leggere è affare ben diverso, e io oso raccomandare questo come una missione”.
-Oscar Wilde-

Oscar Wilde fini in prigione, e si salvò l’anima con i pochi libri avuti a disposizione, scrivendo poi con il cuore esulcerato il suo testo piu autentico che è – La ballata del carcere di Reading -, a riprova del fatto che anche scrivere è altamente terapeutico e deriva perlopiu’ da un innato talento e da anni di buone letture. continua