#Promemoria da stampare

Parlati bene
Quando parli con te stessa, parlati bene.
Non sminuirti, non ti offendere, non darti appellativi poco carini.
La tua mente memorizza tutto, sottolinea, ricorda; specie quando credi di essere sovrappensiero.
Trattati bene.
Trattati come se potessi vederti dall’esterno.
Sii comprensiva coi tuoi errori.
Sii buona coi tuoi inciampi.
Sii gentile coi tuoi difetti.
Sei tu la prima persona da amare.
Sei tu la più importante storia d’amore.
Parte tutto da te.
Parte tutto dal tuo decidere come darti al mondo senza scordarti di te stessa.
Non ti sottovalutare e allontanati da chi lo fa.
Non mancarti di rispetto e non permettere a nessuno di farlo. Tieniti tutti i bronci che desideri per il tempo che servono ma fai il possibile per trasformarli in sorrisi.
Per te.


#pensieri la notte … #insonnia continua

Un caro saluto con affetto ai amici e il nuovi arrivati. Grazie di cuore per la vostra presenza per me preziosa, Vi auguro una serena fine settimana ELisa

#Sogno un mondo migliore

Sogno un mondo migliore … e bello sognare! dimenticare anche per un attimo la realtà … la mente riposa e sogna ❤

La Magia del Cuore

Tutto e’ iniziato per scherzo e non potevo mai immaginare che soltanto il credere alla propria natura servisse per vedersi quale veramente si è!
E si, per scherzo credere alla MAGIA e poi finire nello scoprirsi veramente “streghetta del cuore” e sperimentare che le magie e i desideri si avverano.

Tutti abbiamo letto la favola di “ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE” oppure la straordinaria avventura di “DOROTY nel mondo di OZ” ma forse mai nessuno ci ha mai creduto, io ero una tra gli increduli, eppure oggi credo che quelle favole non erano del tutto fantasie.

Mondi incantati, fatine, gnomi, draghi, angeli e demoni, magie e miracoli non appartengono solo al mondo della fantasia; oltre la realta’ visibile c’e’ ne una che e’ reale ma che e’ visibile solo a chi ha occhi per vederla e cuore per sentirla, bisogna affinare in modo profondo i propri sensi.

Pensavate forse che PETER PAN mentisse quando un pensiero felice gli permise di volare di nuovo e che L’ISOLA CHE NON C’E’ una sciocca invenzione per intrattenere i bambini e aumentare la loro immaginazione?
E no, vi dico che i bambini sono privilegiati perchè non hanno perso la voglia di sognare e di CREDERE ai loro desideri e alla loro magia, di credere che ogni cosa parla il suo linguaggio e tutto ciò che sembra inanimato ha al suo interno un flusso di energia e di vita che è possibile avvertire .

Anch’io avevo dimenticato cosa significava sognare, avevo dimenticato che ogni marciapiede può portare a un sentiero incantato, avevo dimenticato che accanto a me c’e sempre un Angelo a farmi compagnia e avevo dimenticato il suono della sua voce, avevo dimenticato che ogni fontana può accogliere desideri con una monetina e che i desideri che brillano in cielo se caldamente attesi, prima o poi, cadono dolcemente sulla terra come polvere di stelle .

Vi parlo di magie, di incantesimi, di cose che si avverrano solo se sono accompagnate da una forte certezza che tutto ciò che si desidera, se veramente puro, può diventare realtà ed illuminare il mondo.
Il segreto e credere in modo profondo che possa concretizzarsi ciò che potenzialmente e già accaduto!

Le favole non sono parole fantastiche dettate dalle illusioni di persone che vogliono “colorare” le loro giornate inventando storie magiche, ma che tutto e’ calato nel reale, nel mondo in cui viviamo, il mondo che a volte non vediamo e non sentiamo…
diamogli ascolto e vedremo che le stelle non sono solo in cielo, che gli Angeli sono una realtà e che la Magia del Cuore e una straordinaria Verità! 
©ELisa

#Storie vere: Lezione di vita

IL VESTITO QUELLO BUONO

“Papà, vado a casa a farmi una doccia, mi cambio e passo a prenderti ok?”
“Si Laura, vai tranquilla, io ti aspetto.”
“Sarò qui tra meno di un’oretta, faccio più veloce che posso”
“Fai con calma, il funerale inizia alle 11”
“Ok, mi raccomando mettiti il vestito quello buono.
“Va bene. A dopo Laura”

Don Claudio stava controllando che sull’altare ci fosse tutto il necessario per celebrare la messa, verificato che vi fossero le ostie stava chiudendo la porticina del presbiterio quando si accorse che seduto in seconda fila c’era un anziano che sorridente lo guardava.
“Ciao Mario, sono veramente dispiaciuto per la tua perdita, so quanto fossi legato a tua moglie e posso solo immaginare il dolore che si prova a perdere chi di più caro si ha al mondo, ti sono veramente vicino.”
“Grazie Claudio…da quanti anni ci conosciamo? 20? 25?”
“Dal ’96, quando il vescovo mi ha proposto di diventare il parroco di questo paesino, tu sei stato uno dei primi a darmi fiducia e ricordo come fosse ieri ,quando la Greta si è presentata in canonica con una torta in mano e tu appresso con una bottiglia di vino rosso.”
” Mi ricordo che entrò in casa dicendomi che era arrivato un nuovo parroco e si mise subito a cucinare, io la guardai perplesso chiedendole che stava facendo, lei come nulla fosse mi disse che avrebbe preparato una torta e poi saremo venuti a presentarci, quindi di prepararmi e che non voleva sentire storie. Nonostante mi facesse un non so che, io le ricordai che non era credente, lei mi sorrise dicendomi con tutta la semplicità del mondo che non era credente, ma era ben educata, un’ora dopo eravamo davanti alla canonica.”
“Era una gran donna Mario.”
“Già…ti dispiace se resto seduto qui per un po’? C’è un bel silenzio.”
“Mario questa è anche casa tua, resta quanto vuoi, io vado a prepararmi per la funzione.”

Don Claudio con passo celere raggiunse la canonica, una volta entrato e chiusa la porta alle sue spalle tirò fuori il cellulare dalla tasca dei pantaloni e chiamò uno dei numeri in rubrica.
“Laura? Ciao sono Don Claudio, volevo solo avvisarti che tuo papà è già in chiesa….no figurati, di cosa ti devi scusare…ci ho parlato un po’ insieme, l’ho trovato relativamente sereno, ti chiamavo solo per dirti che mi ha chiesto di poter restare seduto un po’ in chiesa che voleva godere del silenzio, visto che non guida, pensavo che saresti passata per casa a prenderlo, ma avendo deciso di farsi una camminata credo sia opportuno che tu venga direttamente qua.
Laura, nemmeno dirlo, Mario per me è un grande amico. Ti aspetto in chiesa.
Ah Laura scusa, volevo dirti un’altra cosa…è in pigiama.

Le campane iniziarono a suonare a lutto, la gente aveva ormai preso posto in chiesa, un leggero vociferare venne interrotto dall’organo e la messa iniziò.
L’agenzia di pompe funebri aveva portato la bara d’innanzi all’altare.
Laura aveva lo sguardo perso nel vuoto e teneva la mano a suo padre seduto al suo fianco.
Un chierichetto con le scarpe da ginnastica si scambiava sguardi d’intesa con una ragazzina della terza fila.
Qualcuno dal fondo si soffiava il naso.
Don Claudio predicava su come le porte della casa del Signore fossero aperte anche ai non credenti.
Dalla seconda fila una mano si allungava stringendo la spalla di Mario per dargli conforto.
Una suora si preparava sull’ambone per leggere qualche passo del Vangelo.

Tutti i rumori smisero quando Mario si alzò improvvisamente in piedi, si avvicinò alla bara che conteneva il corpo della sua Greta e si chinò per baciarla.
Poi come nulla fosse, con un sorriso, un pigiama sgualcito ed un paio di ciabatte s’incamminò verso l’uscita.

Greta si sarebbe sicuramente divertita nel vedere le facce stupite, gli sguardi di chi non sa cosa fare o come comportarsi, ha sempre adorato vedere le persone in imbarazzo, sosteneva che l’imbarazzo era una cosa per gli inetti, per coloro che ostacolano il reagire per propria natura al fine di reagire per la natura degli altri.
Nelle situazioni di imbarazzo diventava evidente chi uno era e chi uno sembrava.
Per non parlare dei commenti che si sarebbero sprecati al vedere un pover’uomo vedovo aggirarsi in chiesa ed in paese in pigiama.

Un paio d’ore dopo, finita la funzione, Laura arrivò a casa di suo padre accompagnata da Don Claudio.
Lo trovarono seduto con un bel tè fumante sul tavolo e la settimana enigmistica tra le mani, gli occhiali a penzoloni sul naso e ancora lo stesso sorriso stampato in viso.

“Ehi papà stai bene?”
“Certo che sto bene, qualcuno vuole un tè?”

Don Claudio con fare sicuro aprì l’antina di uno dei pensili della cucina, prese due bicchieri e li poggiò sul tavolo, poi dal cassettone sotto il lavabo tirò fuori una bottiglia di vino rosso e si sedette.
“Mario, lo sanno tutti che il tè ti fa schifo” disse versando prima uno e poi l’altro bicchiere.
Con un sorriso Mario, prese il bicchiere, lo alzò e fece il suo brindisi:
“A Greta, alla donna che mi ha accompagnato nel ultimi 62 anni della mia vita, alla donna con la quale ho condiviso tutto, gioie e dolori, alla donna che ha tanto saputo farmi ridere quanto incazzare, alla donna che fino all’ultimo ha deciso di essere e non di sembrare.”

“A Greta” disse Don Claudio sollevando il bicchiere.
“A mamma” disse Laura che nel frattempo si era versata un bicchiere d’acqua

Dopo qualche secondo Laura ruppe il silenzio

“Papà, mi spieghi perché sei venuto al funerale in pigiama?”

Il sorriso di Mario si allargò, prese le parole crociate, voltò qualche pagina e dal mezzo tirò fuori un biglietto che porse a sua figlia, sopra c’era scritto “Il vestito quello buono”.

“Quando ero in ospedale con tua mamma, poco prima di morire fu capace di scherzare sul suo funerale e alla fine mi disse, mi raccomando, metti il vestito quello buono. Oggi prima della cerimonia ho aperto l’armadio per cambiarmi, a fianco del vestito che dovevo indossare, su un attaccapanni c’era il mio vecchio pigiama e sopra c’era questo biglietto…il vestito quello buono.
Ecco li ho capito cosa la mamma mi voleva dire.
Il pigiama è il vestito quello buono.
Il pigiama che indossavamo quando ci svegliavamo la mattina nel letto e ci davamo il bacio del buongiorno, il pigiama che indossavamo mentre ci lavavamo i denti la sera prima di andare a dormire, il pigiama che indossavamo fino a tardi la domenica, il pigiama che tenevamo su mentre facevamo colazione guardando fuori dalla finestra della casa che insieme abbiamo costruito, il pigiama che toglievamo e poi rimettevamo quando facevamo l’amore, il pigiama che indossava quando sei nata tu in ospedale, il pigiama che indossavamo quando stavamo male e uno doveva prendersi cura dell’altro, il pigiama che tanto ho sognato di toglierle la prima notte di nozze, il pigiama che indossava il giorno in cui ci ha lasciato. il pigiama che indossavamo quando ce ne stavamo abbracciati sul divano a guardare la tv.
Il pigiama è il vestito quello buono, quello che ci ha accompagnato per tutta la vita.”

Mario prese la bottiglia e versò del vino nel suo bicchiere e anche in quello di Don Claudio, guardò Laura e le disse:

“Vuoi un po’ di vino per fare un altro brindisi a tua mamma?”

In quel momento Mario si accorse delle lacrime che solcavano il volto di sua figlia, si alzò per abbracciarla, ma prima di poterlo fare Laura prese la borsa e dal portafoglio tirò fuori un biglietto che porse a suo padre.

“Il vestito quello buono, spero possa darti le stesse gioie che ha dato a me.”

“Questo l’ho trovato nella tasca del mio pigiama a casa. Ora ho capito chi me l’ha messo ed ho capito cosa volesse dire”

Mario abbracciò Laura con tutto l’amore con cui un padre può stringere la figlia.

Poi prese la bottiglia per completare il brindisi anche con lei.

“Papà, devo dirti una cosa. Non posso bere. Ho tolto il vestito quello buono. Sono incinta.”

#Pensieri – Lettera di un angelo.

Lettera di un angelo.

La vita e’ fatta di priorità, trova in te la tua priorità, altrimenti ti perderai per strada l’essenziale, inseguendo false chimere portate dal tempo.

Prendi in mano la tua vita e vivila nel profondo.

Corri, corri a perdifiato contro la corrente che trascina, infrangi la marea di chi ti porta giù’, distruggi le barriere dell’indifferenza, sorridi a chi non sa che la Vita non si ferma mai!

“ANCHE NEI GIORNI TRISTI LA VITA E’ UN DONO, CANTA PER TE, CANTA PER LEI”

Cosi intona una canzone che tanto porti nel cuore, non devi aver paura di fermarti un attimo ad aspettare,
-ASPETTA – prenditi il tuo tempo, il tuo tempo non e’ quello della fretta, della rabbia o della paura.
Se hai una difficoltà, siediti, fai silenzio intorno a te, una dolce musica giungerà’ al tuo orecchio:  E’ LA CONSAPEVOLEZZA!

Quella consapevolezza che tinge i tuoi occhi di lacrime ogni volta che ne percepisci il profumo.

Notti scure a volte ti sembra di vivere, ma non perdere mai il sereno, perchè se ci sono le nuvole nel tuo cuore non potrai gustarti l’alba.
Riparati dalle nuvole che passano qualvolta sopra il tuo cuore e aspetta, non aver paura di aspettare.

Siediti in quell’angolino piuttosto vicino alla siepe ad aspettare, tanta gente passerà. Avrai il dubbio di doverla seguire, ma tu aspetta, non aver paura di aspettare, quando sara’ il momento pero’ ALZATI sicuro di te, senza indugio e sali in quell’autobus che aveva come capolinea quell’angolo, piuttosto vicino alla siepe, dove tu, aspettando, eri seduto.

Dolce notte amici  …

NOTTE

Il volto dell’amore

Il volto dell’amore

Bramata all’infinito da un impalpabile follia
mi appare un volto in cui compaiono i colori più tenui
dell’alba e quelli di una notte placida che spegne i pensieri,
fluttuando fra i ricordi in una nuvola di panna.

Essi si tuffano in un frammento di felicità; mentre granelli di sabbia
si ricompongono tessendo quel volto radioso,
quale respiro di vita sfiorato in una carezza di luce…

Quel volto si sveglia con me, ogni mattina,
illuminando la mia anima da infiniti sogni che,
il trascorrere della vita inghiotte…

cielo bimba

[Scrivere poesia è far tacere un po la mente e lasciarsi andare per dare spazio all’anima, affinché possa esprimersi rivestendosi di gioia immensa o di dolore infinito.]

 

Buon domenica di pace e serenità a voi …  ELisa

 

Lettera a “me stessa”

 

Lettera a “me stessa”presente a te stessa, ai tuoi sogni.
Ma, come tutti i cambiamenti, prima che diventino qualcosa, c’è la confusione, la paura, la solitudine.
Ora ti senti persa, persa dentro mille pensieri e parole, ma un giorno tutte queste vite che stai vivendo ti daranno ragione di quella che sei e sarai. Nel ritrovarti ti accorgerai di aver lasciato qualcosa per strada ma è quello il momento di continuare il viaggio, con prospettive nuove.
Non aggrapparti solo al passato, dilatandolo oltre il suo tempo, ma attingi ora da te stessa, da questo tuo presente, doloroso sì, ma ricco di prospettive di te, dei tuoi sogni, dei tuoi desideri; ricordi cosa diceva un tuo caro amico?

“i sogni non sono mere rappresentazioni dei nostri più reconditi desideri, né vie di fuga, sono, al contrario, strade maestre da percorrere”

Il dolore ci scava e ci uccide, ci fa pensare che tutto è sbagliato, ma questo è un inganno del dolore, che oggi ti ferisce e ti toglie la voglia di continuare una strada che per tutti è irta di disillusioni e amarezze.
Credimi!

La vita ti ha fatto fare scelte diverse ma non rinnegarle.
Ascolta te stessa, i tuoi sogni, le voci dei tuoi figli, il gusto del bello che da sempre ti seduce, ammanta i tuoi pensieri dei tuoi desideri più veri, dei tuoi ideali, abbi certezza che tutto questo non è vano, non è destinato a perdersi per sempre.
“Sono onde di un mare che non conosce né confini né tempeste”

E quando lo sconforto sarà più grande dei tuoi desideri allora affacciati al tuo balcone, guarda quel mare davanti a te, ascoltane il suono e godi del suo profumo e fatti accarezzare dal vento che soffia leggero, come un giorno leggeri saranno i tuoi affanni.

Per ognuno di noi c’è un giardino, fatto di memorie, parole, profumi e suoni, che germoglia di anno in anno, attraverso il nostro cuore.
Fatti guidare da questa luce.

Quando la vita morde ed il pianto sembra vano là troverai sempre te stessa e chi ti ama!

 

 

Un salutino ….

… con affetto, per ringraziarVi  della Vostra presenza!

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Devi scegliere tu gli ingredienti migliori per costruire la tua giornata, come scegli cosa mangiare e bere, così devi scegliere i pensieri.
Scegli solo pensieri che ti faranno felice e sorridi.

I passi erano troppo pesanti, così ho deciso di cambiare le mie scarpe, indossare qualcosa di più comodo. …
Provare a star dentro certe calzature …
Ho deciso di far crescere fiori ad ogni mio passo e camminare oltre. ♡

Capitolo 5 – IL DESTINO

“Un destino contro cui nessuno può nulla.”

Ritengo che invece il destino centri poco in tutto questo.
Quando incontriamo persone che poi ci deludono, non è colpa loro, è colpa nostra.
Abbiamo riposto in loro aspettative tutte nostre, abbiamo proiettato in loro i nostri desideri, non abbiamo guardato a quelle persone realmente come esse sono.

Le abbiamo guardate in funzione dei nostri bisogni, e se non sono all’altezza dei nostri ideali ce la prendiamo con loro o con i fato.

“Non è colpa loro, è colpa nostra.”

Ci aspettiamo sempre di trovare persone o cose che corrispondano a noi, non è così!

Gli altri sono altri e spesso non sono complementari a noi. Non si deve dare aspettando di ricevere qualcosa in cambio, si dovrebbe arrivare ad una tale completezza del sé, che questo non ci dovrebbe essere più necessario, dovrà esistere in noi solo il piacere di dare e proporsi.

Se le situazioni e le persone che incontriamo non sono sulla nostra stessa lunghezza d’onda, le lasceremo senza rimpianto, anzi, ci avranno arricchite con il loro passaggio di nuova esperienze e saremo pronti a contattare nuovi esseri e a vivere nuovi scambi.
continua …

ps:  per ora il mio mondo e fogli bianchi ovunque … buon estate cari amici ♡

Buongiorno tristezza …

Vorrei iniziare la giornata con un Sole  di Speranza che con il suo bagliore copra le brutture. Vorrei che sia un giorno di Pace assoluta.

Buon Domenica a tutti ❤

Dolce ricordi …

Dolce ricordi …
– Cos’è più grande, mammina mia:
un mondo o una quantita di mondi?
– (a quel età, non ha ancora chiaro il significato della parola “quantità” )
– Una quantità di mondi.
– Allora ti voglio bene una quantità di mondi, con tutte le città e i mari, con i boschi, i monti e e valli, con tutte le case, e finestre e le luci, col cielo e con tutte le stelle, anche con quelle che stanno dentro il mare.
– Così, mammina?
– Così, mia piccola gioia …
©ELisa

PER FAR RIFLETTERE LE PERSONE NEGATIVE

 

Una tempesta terribile si abbatté sul mare.
Lame affilate di vento gelido trafiggevano l’acqua e la sollevavano in ondate gigantesche che si abbattevano sulla spiaggia come colpi di maglio, o come vomeri d’acciaio.
Aravano il fondo marino scaraventando le piccole bestiole del fondo, i crostacei e i piccoli molluschi, a decine di metri dal bordo del mare.

Quando la tempesta passò, rapida come era arrivata, l’acqua si placò e si ritirò.
Ora la spiaggia era una distesa di fango in cui si contorcevano nell’agonia migliaia e migliaia di stelle marine.
Erano tante che la spiaggia sembrava colorata di rosa.
Il fenomeno richiamò molta gente da tutte le parti della costa.
Arrivarono anche troupe televisive per filmare lo strano fenomeno.
Le stelle marine erano quasi immobili. Stavano morendo.

Tra la gente, tenuto per mano dal papà, c’era anche un bambino che fissava con gli occhi pieni di tristezza le piccole stelle di mare.
Tutti stavano a guardare e nessuno faceva niente.

All’improvviso il bambino lasciò la mano del papà, si tolse le scarpe e le calze e corse sulla spiaggia.
Si chinò, raccolse con le piccole mani tre piccole stelle del mare e, sempre correndo, le portò nell’acqua.
Poi tornò indietro e ripeté l’operazione.
Dalla balaustra di cemento, un uomo lo chiamò: “Ma che fai ragazzino?”
“Ributto in mare le stelle marine.
Altrimenti muoiono tutte sulla spiaggia” – rispose il bambino senza smettere di correre.
“Ma ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia: non puoi certo salvarle tutte. Sono troppe!” – gridò l’uomo.
“E questo succede su centinaia di altre spiagge lungo la costa! Non puoi cambiare le cose!”

Il bambino sorrise, si chinò a raccogliere un’altra stella di mare e gettandola in acqua rispose: “Ho cambiato le cose per questa qui”.

L’uomo rimase un attimo in silenzio, poi si chinò, si tolse scarpe e calze e scese in spiaggia.
Cominciò a raccogliere stelle marine e a buttarle in acqua.
Un istante dopo scesero due ragazze ed erano in quattro a buttare stelle marine nell’acqua.
Qualche minuto dopo erano in cinquanta, poi cento, duecento, migliaia di persone che buttavano stelle di mare nell’acqua.

 fonte    immagine

Morale;

“Per cambiare il mondo basterebbe che qualcuno, anche piccolo, avesse il coraggio di incominciare.”

Hope & Faith- favole

Sono stanca di leggere la politica, islam, musulmani! Perdonatemi … Invece trovato questa bella favola, e mi e piaciuto tanto ❤ Buon inizio settima a tutti voi, Eisa

Hope & Faith

Il suo nome era Rabbia, era la più grande di tre fratelli.
Gli altri due più piccolini erano Rancore e Disperazione.
Vita difficile la loro, cresciuti soli, allontanati da tutti.

Non c’era un perché o almeno nessuno lo sapeva.

Erano orfani, non conoscevano altro che loro stessi, che messi insieme del resto incutevano un po’ di timore.

Se un giorno splendeva il sole sulle aiuole del parco centrale e loro sfilavano li dinanzi con incedere solenne quasi fosse una processione, ecco i fiori appassire con disperazione, ecco l’alzarsi di vortici d’aria con rancore ed infine ecco il cielo tingersi di nubi oscure e cariche di lampi e tuoni al passaggio della rabbia (che era la più grande, l’abbiamo detto) e per questo la più temibile perché da molti più anni sopportava l’infelice condizione.

Erano abituate da sempre al ritmo ripetitivo dei loro passi quando giungevano tra gli altri.

Forse, se solo l’avessero avuto avrebbero seguito il ritmo del loro cuore ma ne furono privi sin dalla nascita perché la mamma, a noi sconosciuta, fu rapita da Morte prima di subito e non poté quindi consegnarglielo.

Per questo erano animati da un sentimento, cupo, malvagio e distruttivo.

Non erano contenti sia ben chiaro ma era l’unica cosa che riuscivano a provare perché un giorno un’ ombra immensa, incappucciata tutta di nero andò da loro e gli diede tre pietre di lava nera dicendogli di metterla al posto del cuore visto che non ne avevano uno (si pensava fosse il demonio ma nessuno veramente sa).

Al posto del cuore solo pietra, da lì il declino: rabbia, rancore e disperazione si indurirono e chiusero sempre di più.

Impaurivano i passanti, incenerivano la terra, disseminavano il terrore.

Leggenda vuole che quelle poche persone che provarono ad avvicinarglisi vennero trascinate con forza e violenza nel baratro più profondo e distruttivo che sia mai esistito.

Questo accade perché chi conosce solo odio, ti fa precipitare con sé.

Rabbia, rancore e disperazione non arricchiscono ma privano.

Capitò anche a me.

Mi spogliarono di tutte le virtù e le qualità.

Mi resero niente.

Mi ritrovai nuda e tremante nel buio.

Disperazione mi avvolse con il suo abbraccio asfissiante e intanto mi domandavo perché, mi chiedevo se mai sarei tornata a vedere il sole e le aiuole ricoperte di fiori nei parchi della città.

Il trio però, da sempre isolato e allontanato dagli altri, guidato dai più vili sentimenti continuava a imprigionare vittime e a distruggere paesaggi.

Quando le cose peggiorarono e i tre cominciarono ad avanzare pretese di dominio universale la terra tremò: era il suo grido, esprimeva disapprovazione.

La natura ricevuto il messaggio chiamò a sé le virtù più importanti, così nel bel mezzo di un bosco verde e rigoglioso che brillava di un verde smeraldo accompagnato dallo scroscio della vicina sorgente eccoli sfilare con magnificenza.

Il primo ad avanzare fu Tempo, sa essere veloce se vuole ma soprattutto sa aspettare, per questo era molto amico con Pazienza, si conoscevano praticamente da quando erano ancora in fasce e arrivò subito dopo di lui.

Poi fu la volta di Forza, un omone grande e grosso, dalla statura potrebbe quasi spaventare se non fosse che poi ha quel viso pulito e candido da perenne adolescente che evidenzia la sua natura pacifica.

Forza era seguito da Equilibrio, un agile nanetto tutto zompettante, gli era necessario per non esagerare nei momenti in cui magari preso dall’emozione rischiava di non controllarsi.

Infine ecco lo squadrone che rabbia, rancore e disperazione dovevano ben temere: era la famiglia più potente che sia mai esistita.

La mamma Cuore e il papà Amore e poi la schiera di figli Bacio, Abbraccio, Tenerezza, Comprensione e Carezza.

C’erano poi nonna Fiducia e nonno Rispetto e infine le due zie zitelle Costanza e Speranza.

Loro erano tutto ciò di cui la terra che poco prima aveva tremato, necessitava.

Erano l’Esercito della Salvezza.

Così, avanzarono fieri e sicuri verso la grotta, umida e scura dimora del trio maledetto e con Forza moderata dall’Equilibrio e con Tempo aiutato da Pazienza e la famiglia detta del Nobile Sentimento lo scontro ebbe inizio.

Fu così che io e tanti altri riuscimmo di nuovo a sorridere.

Fu grazie al loro aiuto che le pietre di lava nera vennero finalmente sostituite da un cuore piccolo, piccolissimo proprio! Ma sarebbero cresciuti ben presto perché si sa l’amore vince sempre su tutto e finalmente sebbene la battaglia fu lunga e dolorosa alla fine Rabbia, Rancore e Disperazione decisero di arrendersi e di avere finalmente anche loro la possibilità di amare e essere amati.

Rabbia prese il nome di Felicità, Rancore volle chiamarsi Protezione e Disperazione mutò in Disponibilità.

I tre insieme decisero allora di partire per il mondo e piantare fiori ovunque.

Il fiore rappresenta l’individuo: entrambe infatti hanno bisogno di cure e amore.

Per ogni fiore i tre ponevano le mani a mo’di imposizione creando una cupola invisibile di protezione con la speranza che mai più nessun fiore e nessuna persona vengano più calpestati.
Fiaba di: Ilaria Proietti

8 marzo-Oggi è la festa della donna?

Buon Giorno e AUGURI

Oggi è la festa della donna

…. auguri, fiori , dolcetti a tema …
ma la verità è che non finiremo mai di combattere in un mondo che,
nonostante il passare dei secoli, rimane sempre un mondo maschilista.
Fiera di queste donne!

“Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente.
Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale.
Le donne sono la colonna vertebrale delle società.”
Rita Levi Montalcini – 1900/2012 –

RICORDIAMO IL VERO MOTIVO PER CUI SI FESTEGGIA L’8 MARZO …

e  un pensiero anche per le … #8marzodellebambine-spose

“Auguri a tutti gli uomini che fanno sentire speciali le loro donne…”

#festadelladonna  ; mi chiedo … come può essere l’8 marzo un festeggiamento quando chiunque in qualsiasi momento può far male ad una donna, mancarle di rispetto e non essere punito? ELisa

La mia anima si è svegliata al richiamo

Anche questa notte la mia anima si è svegliata al richiamo di altre anime ignote e lontane.

Non so sotto quale cielo spasimavano e nemmeno in quale parte del mondo conducevano la loro esistenza terrena.
Ma so che tutte le anime hanno una patria sola e che questo corale di sofferenza è un’onda palpitante al di là degli orizzonti umani e quando l’onda meravigliosa passa su pena, tutte le anime si risvegliano al richiamo ardente, si uniscono al corale che ha cento ritmi di tormenti ma un solo nome di speranza, e diventano gocce dell’onda che va alla ricerca della misteriosa foce.

Io credo che esista, nell’universo ancora a noi ignoto, un oceano che raccoglie le proteste dei deboli, le rivolte degli oppressi, i silenzi delle madri, le lacrime dei figli, le preghiere dei bambini, le miserie dei vecchi… e tutto trasfigura nell’eterno ideale dell’umanità, condannata a vivere nell’odio mentre aspira all’amore. Ed è certo a questo oceano luminoso, che eroi genii attingono l’alimento di fede per un migliore domani.

L’ onda misteriosa passa e le anime diventano gocce ardenti… e ognuna sa che nessuna pena è vana, nessun tormento sterile, nessuna goccia inutile, nessuna sofferenza infeconda.

Ogni dolore è una scintilla che una volta accesa non si spegne più.
Così la sofferenza è la generosa semente che le anime gettano nei solchi ardenti degli orizzonti lontani, perchè la nuova primavera fiorisca domani.Non importa quale nome abbia oggi la pena, poiché tutte sono gocce di quella onda incandescente che al di là del tempo e dello spazio opera sui piani invisibili per l’ evoluzione della coscienza universale… perciò ogni generazione che se ne va consegna a quella che viene un doloroso capitale di esperienza dai mille nomi.

Così ogni anima dorme finché il dolore la sveglia. Non si può rimanere sprofondati nel sonno tutta la vita: viene sempre una sofferenza a suonare la sveglia.

Si direbbe che molte anime vivano in letargo fin quando un misterioso segnale d’ allarme le chiami alla ribalta, allora ognuna diventa protagonista del suo dramma, vive stupita il miracolo che rende eterno anche un attimo solo, ed entra nel divino ordine dei destini dolorosi.

Ma l’ anima deve riconoscere il segno del suo tormento e il nome della sua passione. Bisogna che l’ anima soffra per vedere, e bruci per cantare … e spesso, in un momento di profonda lucidità, sintetizza la verità per cui vive!

A volte hai solo bisogno che qualcuno ti dica “Stai tranquilla, andrà tutto bene”

… nella vera essenza dello stare insieme: capire quanto vale un legame importante e cosa vuol dire averlo fra le mani.

Io però, durante questi periodi di stelline, botti e candele, ho sempre cercato quella calma dove una buona lettura, una musica giusta e un appagamento personale, fossero, chissà perché, una cornice salutare per il fisico e la mente. 

Sempre con affetto per gli amici di questo mia piccolo “tana”  vi auguro buona vita!

ELisa

Caro Anno Nuovo, ti scrivo …

BUON 2016 A TUTTI

Caro Anno Nuovo,
ti scrivo questa lettera anche se non so bene a quale indirizzo spedirla.

Forse sei ancora troppo piccolo per riuscire a leggerla, ma immagino che quando ti giungerà sarai già un po’ cresciuto ed avrai anche perso un po’ della tua semplicità ed ingenuità.

Sai Anno Nuovo, spesso vorrei tornare ad essere come sei tu oggi, in questo tuo primo giorno di vita: pulito e con tante strade e possibilità davanti al tuo cammino.

Si, forse, in fondo, in fondo, una parte di me ti somiglia un po’, solo che fatica ad emergere ed a venire fuori.

Spesso mi manca il coraggio di vivere e di fare delle scelte. Spesso ho paura di sbagliare e di farmi male, così rimango fermo dove mi trovo per paura di cadere, ma d’altra parte sono le cicatrici che ci lascia addosso la vita che ci fanno crescere e diventare adulti.

La pioggia deve cadere sul seme per fare sbocciare la rosa, così come le difficoltà devono essere affrontate per forgiare la nostra forza d’animo.

Anno Nuovo, io non so come saranno i giorni che verranno e che vivremo insieme.
Immagino che ci saranno cose che accadranno che non dipenderanno da me ed altre che senza la mia volontà non si realizzeranno mai.

Ci saranno persone che se ne andranno ed altre che verranno. Ci saranno sia lacrime che sorrisi.
Sia gioie che dolori.
Sogni che si avvereranno guardando una stella cadere dal cielo ed altri che dovrò conquistarmi con il sudore delle fronte.

Ci saranno braccia che mi stringeranno al cuore ed altre che si rifiuteranno di avvicinarmi ad esso.
Ci saranno giorni in cui starò male e piangerò, ma ce ne saranno anche altri in cui sorriderò solo guardando il cielo e scaldandomi al calore del sole dopo un improvviso temporale.

Amerò, odierò, griderò, camminerò, accarezzerò, abbraccerò…vivrò.

Si, Anno Nuovo, voglio farti una promessa: ti prometto che qualunque cosa mi accadrà durante questi 365 giorni cercherò di non perdere mai la gioia di vivere e di guardare sempre oltre ai giorni di nebbia ed ai temporali.

Una sola cosa ti chiedo in cambio: non portarmi via le persone che mi sono accanto.
Sono la cosa più preziosa che possiedo e vorrei tenerle vicino al mio cuore più tempo possibile.

Anno nuovo, gli occhi mi si appannano di lacrime.
Mi sono commosso scrivendoti questa lettera ma il mio cuore è fatto di panna e basta poco per scioglierlo.

Ora ti saluto ed inizio a viverti!

P.S. Mi raccomando 2016 fai il bravo!

Che belle che sono le perle!

Che belle che sono le perle!
Anche se dobbiamo sapere che nascono dal dolore.
La perla è la conseguenza di un’ostrica che è stata ferita da un granello di sabbia che è entrato al suo interno.
Un’ostrica che non é stata ferita non puó produrre perle.

Nella parte interna dell’ostrica si trova una sostanza chiamata “Madreperla” e quando un granello di sabbia penetra nell’ostrica, essa lo ricopre con strati di madreperla per proteggersi.
Come risultato, si va formando una bellissima e brillante perla.

Ti sei sentito ferito per le parole, o azioni di qualcuno?
Sei stato accusato di dire cose che mai hai detto?
Le tue idee sono state respinte o ridicolizzate?
Ti hanno incolpato di aver fatto qualcosa che non hai fatto?
Le tue intenzioni davanti a certe situazioni sono state male interpretate?
Hai sofferto qualche volta i colpi dell’indifferenza?
Ti hanno ferito precisamente quelle persone che meno te lo saresti aspettato?

Non ti apprezzano come realmente ti meriti?

Allora, perdona e fai della tua ferita una perla.
Copri le tue ferite con vari strati d’amore, ricorda che più coperta sarà la tua ferita, meno sentirai dolore!

Al contrario se non la copri d’amore, questa ferita rimarrà aperta, ti farà ogni giorno più male, si infetterà con il risentimento e l’amarezza e peggior ancora, mai cicatrizzerà.

Nella nostra società, possiamo vedere”ostriche vuote”non perché non siano state ferite, ma perché non seppero perdonare, comprendere, e trasformare il dolore in una perla.

“Una perla é … una ferita sanata con l’amore”

Affido al venticello il mio abbraccio a tutti  voi … finalmente si respira.

Dolce sia il risveglio Elisa