[Puglia, 12 luglio 2016]

Ho finito gli esami, per questa sessione. Finalmente. Entro nella mia stanza e chiamo mia madre: “È andato pure questo, mamma. Adesso sistemo le ultime cose e torno dritta dritta a casa. Fra poco ho il treno. Ci vediamo dopo!”.
Chiudo la valigia, butto il libretto universitario nello zaino e vado alla stazione.
Fa caldo oggi, molto. È un caldo asfissiante e il vento che soffia leggero mi brucia lentamente la pelle. Questa valigia pesa troppo. Non ce la faccio a trascinarla. E lo zaino mi schiaccia le spalle. Non vedo l’ora di salire sul treno.
Sono al binario; mi accendo una sigaretta nell’attesa. Due tiri e la butto. Fa troppo caldo pure per fumare. Prendo il cellulare e scrivo alla mia migliore amica: “Ci vediamo stasera. Organizza un aperitivo: ho voglia di far festa”. Lei mi risponde con una faccetta ridente: “Avverto gli altri”. Sorrido. La mia terra, la mia gente: finalmente. Quante ne faremo st’estate. E poi il lavoro, e la tesi. Sarà un mese di fuoco, letteralmente. Penso troppo alle cose che dovrò fare nei prossimi giorni, tanto da non accorgermi che il treno è arrivato. Quasi lo perdo. Torno con i piedi per terra e salgo. Quanta gente c’è. Oggi è affollatissimo. Spero di trovare un posto. Ah, menomale: c’è l’aria condizionata. Respiro. Attraverso uno, due, tre vagoni. Eccolo là, un sedile vuoto. Accelero il passo: il ragazzo lì in fondo potrebbe rubarmi il posto e io tutto il viaggio in piedi proprio che non me lo voglio fare. Butto la valigia sul portabagagli e mi siedo. Di fronte a me c’è una ragazza, carina ma con una voce troppo stridente per i miei gusti. Ha voglia di chiacchierare ma non sono in vena di socializzare. Mi infilo repentinamente le cuffie nelle orecchie. Sparo il volume al massimo: nessuno mi deve disturbare.
Il treno è in corsa: e guardo la terra bruciata dal sole cocente di luglio; e guardo le chiome degli ulivi che si smuovono allo sfrecciare del treno. E guardo la mia terra: cristo, quant’è bella. E cristo quanto sono felice: pure quest’anno è andato. Dai, che la laurea è vicina. E poi? E poi la specialistica. Si, ma dove? Non lo so. Un problema alla volta sennò non risolvo nulla. Uh, devo avvertire il mio ragazzo: “Arrivo alle due. Mi vieni a prendere tu alla stazione?”-“Certo! Alle due, giusto? Tranquilla che mi faccio trovare al binario”. Perfetto.
Corre il treno. Corre.
Scorrono i minuti sull’ipod. Parte un’altra canzone. E poi un’altra ancora.
E poi.

E poi si ferma tutto.

Un boato. Un fischio. La mia testa che rimbalza sul sedile. Una, due, tre volte. Rimbalza forte. Mi fa male.
Volo. Volo lontano. Mi ritrovo sbattuta per terra. Schiacciata. Confusa. Stordita.
Cadono tutti. E urlano tutti.
Ho caldo. Poi, di colpo, ho freddo. Poi di nuovo caldo. Sento qualcosa che mi scorre lungo l’addome. E’ sangue: ho una lamiera conficcata dentro. Ma perché? Che è successo? Chiamate mia madre. Voglio mia madre. Chiamate mia mamma. Non capisco che cosa sta succedendo. Ho paura. Ho tanta paura. Voglio tornare a casa. Chiamate mia mamma.
Poi non sento più nulla. Non vedo più nulla.
Sono morta così, in un incidente ferroviario. In una calda giornata di luglio. E dopo l’impatto, solo un gran silenzio. Rimangono solo gli ulivi imbrattati di sangue. Rimangono solo le vite spezzate. E i sogni schiacciati. E i programmi annullati. Rimangono solo storie sospese.
Non ci sarà nessun aperitivo stasera. Avvertite la mia migliore amica.
Non arriverò mai alla stazione alle due. Avvertite il mio ragazzo.
Non tornerò mai a casa: ditelo a mamma.
È finito tutto così: chè tanto non ci vuole niente.

Vedo che ne parlano in molti, di quello che è successo. Tra due mesi già non si ricorderà più nessuno di noi.
Ricordami tu, mamma. Ricordami raccontando quello che ero. Quello che volevo fare. Quelli che erano i miei progetti. Raccontami: raccontami nei difetti e nei pregi. Racconta di come me ne sono andata sotto il sole cocente di luglio, tra le lande della mia amata terra.
Ricordami tu, mamma. Mi mancherai.

[Puglia, 12 luglio 2016] #pernondimenticare

La mia anima si è svegliata al richiamo

Anche questa notte la mia anima si è svegliata al richiamo di altre anime ignote e lontane.

Non so sotto quale cielo spasimavano e nemmeno in quale parte del mondo conducevano la loro esistenza terrena.
Ma so che tutte le anime hanno una patria sola e che questo corale di sofferenza è un’onda palpitante al di là degli orizzonti umani e quando l’onda meravigliosa passa su pena, tutte le anime si risvegliano al richiamo ardente, si uniscono al corale che ha cento ritmi di tormenti ma un solo nome di speranza, e diventano gocce dell’onda che va alla ricerca della misteriosa foce.

Io credo che esista, nell’universo ancora a noi ignoto, un oceano che raccoglie le proteste dei deboli, le rivolte degli oppressi, i silenzi delle madri, le lacrime dei figli, le preghiere dei bambini, le miserie dei vecchi… e tutto trasfigura nell’eterno ideale dell’umanità, condannata a vivere nell’odio mentre aspira all’amore. Ed è certo a questo oceano luminoso, che eroi genii attingono l’alimento di fede per un migliore domani.

L’ onda misteriosa passa e le anime diventano gocce ardenti… e ognuna sa che nessuna pena è vana, nessun tormento sterile, nessuna goccia inutile, nessuna sofferenza infeconda.

Ogni dolore è una scintilla che una volta accesa non si spegne più.
Così la sofferenza è la generosa semente che le anime gettano nei solchi ardenti degli orizzonti lontani, perchè la nuova primavera fiorisca domani.Non importa quale nome abbia oggi la pena, poiché tutte sono gocce di quella onda incandescente che al di là del tempo e dello spazio opera sui piani invisibili per l’ evoluzione della coscienza universale… perciò ogni generazione che se ne va consegna a quella che viene un doloroso capitale di esperienza dai mille nomi.

Così ogni anima dorme finché il dolore la sveglia. Non si può rimanere sprofondati nel sonno tutta la vita: viene sempre una sofferenza a suonare la sveglia.

Si direbbe che molte anime vivano in letargo fin quando un misterioso segnale d’ allarme le chiami alla ribalta, allora ognuna diventa protagonista del suo dramma, vive stupita il miracolo che rende eterno anche un attimo solo, ed entra nel divino ordine dei destini dolorosi.

Ma l’ anima deve riconoscere il segno del suo tormento e il nome della sua passione. Bisogna che l’ anima soffra per vedere, e bruci per cantare … e spesso, in un momento di profonda lucidità, sintetizza la verità per cui vive!

A volte hai solo bisogno che qualcuno ti dica “Stai tranquilla, andrà tutto bene”

… nella vera essenza dello stare insieme: capire quanto vale un legame importante e cosa vuol dire averlo fra le mani.

Io però, durante questi periodi di stelline, botti e candele, ho sempre cercato quella calma dove una buona lettura, una musica giusta e un appagamento personale, fossero, chissà perché, una cornice salutare per il fisico e la mente. 

Sempre con affetto per gli amici di questo mia piccolo “tana”  vi auguro buona vita!

ELisa

Caro Anno Nuovo, ti scrivo …

BUON 2016 A TUTTI

Caro Anno Nuovo,
ti scrivo questa lettera anche se non so bene a quale indirizzo spedirla.

Forse sei ancora troppo piccolo per riuscire a leggerla, ma immagino che quando ti giungerà sarai già un po’ cresciuto ed avrai anche perso un po’ della tua semplicità ed ingenuità.

Sai Anno Nuovo, spesso vorrei tornare ad essere come sei tu oggi, in questo tuo primo giorno di vita: pulito e con tante strade e possibilità davanti al tuo cammino.

Si, forse, in fondo, in fondo, una parte di me ti somiglia un po’, solo che fatica ad emergere ed a venire fuori.

Spesso mi manca il coraggio di vivere e di fare delle scelte. Spesso ho paura di sbagliare e di farmi male, così rimango fermo dove mi trovo per paura di cadere, ma d’altra parte sono le cicatrici che ci lascia addosso la vita che ci fanno crescere e diventare adulti.

La pioggia deve cadere sul seme per fare sbocciare la rosa, così come le difficoltà devono essere affrontate per forgiare la nostra forza d’animo.

Anno Nuovo, io non so come saranno i giorni che verranno e che vivremo insieme.
Immagino che ci saranno cose che accadranno che non dipenderanno da me ed altre che senza la mia volontà non si realizzeranno mai.

Ci saranno persone che se ne andranno ed altre che verranno. Ci saranno sia lacrime che sorrisi.
Sia gioie che dolori.
Sogni che si avvereranno guardando una stella cadere dal cielo ed altri che dovrò conquistarmi con il sudore delle fronte.

Ci saranno braccia che mi stringeranno al cuore ed altre che si rifiuteranno di avvicinarmi ad esso.
Ci saranno giorni in cui starò male e piangerò, ma ce ne saranno anche altri in cui sorriderò solo guardando il cielo e scaldandomi al calore del sole dopo un improvviso temporale.

Amerò, odierò, griderò, camminerò, accarezzerò, abbraccerò…vivrò.

Si, Anno Nuovo, voglio farti una promessa: ti prometto che qualunque cosa mi accadrà durante questi 365 giorni cercherò di non perdere mai la gioia di vivere e di guardare sempre oltre ai giorni di nebbia ed ai temporali.

Una sola cosa ti chiedo in cambio: non portarmi via le persone che mi sono accanto.
Sono la cosa più preziosa che possiedo e vorrei tenerle vicino al mio cuore più tempo possibile.

Anno nuovo, gli occhi mi si appannano di lacrime.
Mi sono commosso scrivendoti questa lettera ma il mio cuore è fatto di panna e basta poco per scioglierlo.

Ora ti saluto ed inizio a viverti!

P.S. Mi raccomando 2016 fai il bravo!

LE LENZUOLA SPORCHE…

Così è nella vita!

LE LENZUOLA SPORCHE…

Una giovane coppia di sposi novelli andó ad abitare in una zona molto tranquilla della città.
Una mattina, mentre bevevano il caffé, la moglie si accorse, guardando attraverso la finestra, che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria.
Guarda che sporche le lenzuola di quella vicina!
Forse ha bisogno di un altro tipo di detersivo…
Magari un giorno le farò vedere come si lavano le lenzuola!
Il marito guardò e rimase zitto.
La stessa scena e lo stesso commento si ripeterono varie volte, mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento.
Dopo un mese, la donna si meravigliò nel vedere che la vicina stendeva le sue lenzuola pulitissime, e disse al marito:
Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato!
Chi le avrà fatto vedere come si fa?
Il marito le rispose: Nessuno le ha fatto vedere;
semplicemente questa mattina, io mi sono alzato più presto e, mentre tu ti truccavi, ho pulito i vetri della nostra finestra !

Così è nella vita!
Tutto dipende dalla pulizia della finestra attraverso cui osserviamo i fatti.
Prima di criticare, probabilmente sarà necessario osservare se abbiamo pulito a fondo il nostro cuore per poter vedere meglio.
Allora vedremo più nitidamente la pulizia del cuore del vicino..

“E continueremo a sognare. Perché chi non sogna, non spera. E chi non spera, non vive.”

Che la notte vi regali dei sogni meravigliosi, ed al risveglio, realizzateli..Notte sereno a tutti voi. Elisa

Il mondo non sarebbe lo stesso senza donne.

Buon giorno Amici   ♡ Nella speranza che la luce della coscienza abbia sempre e comunque il sopravvento.Vi lascio una bella storia. Buon fine settimana a voi! Elisa

Il mondo non sarebbe lo stesso senza donne.- Sorelle

In un giorno molto caldo una giovane donna sposata andò in visita a casa di sua madre e, insieme, si sedettero su un sofà a bere thè ghiacciato.

Mentre parlavano della vita, del matrimonio, delle RESPONSABILITÀ e degli obblighi dell’età adulta la madre pensosa fece tintinnare i suoi cubetti di ghiaccio nel bicchiere e lanciò un’occhiata serena e intensa alla figlia:
“Non dimenticare le tue Sorelle!” raccomandò, facendo turbinare le sue foglie di the sul fondo di vetro.

“Esse saranno sempre più importanti man mano che invecchierai. Non importa quanto amerai tuo marito, né quanto amerai i bambini che potrai avere: avrai sempre bisogno di Sorelle.

Ricordati di VIAGGIARE con loro ogni tanto: ricordati di fare delle cose con loro… ricordati che ‘Sorelle’ significa TUTTE le donne… le tue amiche, le tue figlie, e tutte le altre donne che ti saranno vicine. Tu avrai bisogno di altre donne, le donne ne hanno sempre bisogno.”

“Ma che strano consiglio!” pensò la giovane donna “Non mi sono appena sposata? Non sono appena entrata nel mondo del matrimonio? Adesso sono una donna sposata, per fortuna! Sono adulta! Sicuramente mio marito e la famiglia cui stiamo dando inizio saranno tutto ciò di cui ho bisogno per realizzarmi!”.
Ma la giovane donna ascoltò sua madre e mantenne contatti con altre donne ed ebbe sempre più ‘sorelle’ ogni anno che passava.

Un anno dopo l’altro venne gradualmente a capire che sua madre sapeva molto bene di cosa stava parlando: stava parlando di come, mentre il tempo e la natura operano i loro cambiamenti e i loro misteri sulla vita di una donna, le sorelle sono il suo sostegno.

Dopo più di cinquanta anni vissuti in questo mondo, questo è tutto ciò che ha imparato,

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È TUTTO QUI:
Il tempo passa.
La vita avviene.
Le distanze separano.
I bambini crescono.
I lavori vanno e vengono.
L’amore scolorisce o svanisce.
Gli uomini non fanno ciò che speriamo.
I cuori si spezzano.
I genitori muoiono.
I colleghi dimenticano i favori.
Le carriere finiscono.
MA… le Sorelle sono là!

Non importa quanto tempo e quante miglia ci siano fra voi.
Un’amica non è mai così lontana da non poter essere raggiunta
Quando dovrai camminare per quella valle solitaria – e dovrai camminare da sola – le donne della tua vita saranno sull’orlo della valle, incoraggiandoti, pregando per te, tenendo per te, intervenendo a tuo favore ed attendendoti con le braccia aperte all’estremità della valle.
A volte, infrangeranno persino le regole e cammineranno al tuo fianco.
O entreranno e ti strapperanno da lì.

Amiche, figlie, nuore, sorelle, cognate, madri, nonne, zie, nipoti, cugine e famiglia estesa, tutte benedicono la tua vita!

Il mondo non sarebbe lo stesso senza donne.

Quando abbiamo cominciato questa avventura denominata femminilità non avevamo idea delle gioie o dei dispiaceri incredibili che avremmo avuto davanti.
Né sapevamo quanto avremmo avuto bisogno le une delle altre.

Ogni giorno, ne abbiamo ancora bisogno.

Che belle che sono le perle!

Che belle che sono le perle!
Anche se dobbiamo sapere che nascono dal dolore.
La perla è la conseguenza di un’ostrica che è stata ferita da un granello di sabbia che è entrato al suo interno.
Un’ostrica che non é stata ferita non puó produrre perle.

Nella parte interna dell’ostrica si trova una sostanza chiamata “Madreperla” e quando un granello di sabbia penetra nell’ostrica, essa lo ricopre con strati di madreperla per proteggersi.
Come risultato, si va formando una bellissima e brillante perla.

Ti sei sentito ferito per le parole, o azioni di qualcuno?
Sei stato accusato di dire cose che mai hai detto?
Le tue idee sono state respinte o ridicolizzate?
Ti hanno incolpato di aver fatto qualcosa che non hai fatto?
Le tue intenzioni davanti a certe situazioni sono state male interpretate?
Hai sofferto qualche volta i colpi dell’indifferenza?
Ti hanno ferito precisamente quelle persone che meno te lo saresti aspettato?

Non ti apprezzano come realmente ti meriti?

Allora, perdona e fai della tua ferita una perla.
Copri le tue ferite con vari strati d’amore, ricorda che più coperta sarà la tua ferita, meno sentirai dolore!

Al contrario se non la copri d’amore, questa ferita rimarrà aperta, ti farà ogni giorno più male, si infetterà con il risentimento e l’amarezza e peggior ancora, mai cicatrizzerà.

Nella nostra società, possiamo vedere”ostriche vuote”non perché non siano state ferite, ma perché non seppero perdonare, comprendere, e trasformare il dolore in una perla.

“Una perla é … una ferita sanata con l’amore”

Affido al venticello il mio abbraccio a tutti  voi … finalmente si respira.

Dolce sia il risveglio Elisa

HO CONTATO I MIEI ANNI …

“HO CONTATO I MIEI ANNI
“Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da ora in avanti, rispetto a quanto ho vissuto finora …

Mi sento come quel bimbo cui regalano un sacchetto di caramelle: le prime le mangia felice e in fretta, ma, quando si accorge che gliene rimangono poche, comincia a gustarle profondamente.
Non ho tempo per riunioni interminabili, in cui si discutono statuti, leggi, procedimenti e regolamenti interni, sapendo che alla fine non si concluderà nulla.
Non ho tempo per sopportare persone assurde che, oltre che per l’età anagrafica, non sono cresciute per nessun altro aspetto.
Non ho tempo, da perdere per sciocchezze.
Non voglio partecipare a riunioni in cui sfilano solo “EGO” gonfiati.

Ora non sopporto i manipolatori, gli arrivisti, né gli approfittatori.
Mi disturbano gli invidiosi, che cercano di discreditare i più capaci, per appropriarsi del loro talento e dei loro risultati.
Detesto, se ne sono testimone, gli effetti che genera la lotta per un incarico importante.

Le persone non discutono sui contenuti, ma solo sui titoli …

Ho poco tempo per discutere di beni materiali o posizioni sociali.
Amo l’essenziale, perché la mia anima ora ha fretta …

E con così poche caramelle nel sacchetto …

Adesso, così solo, voglio vivere tra gli esseri umani, molto sensibili.
Gente che sappia amare e non burlarsi dell’ingenuo e dei suoi errori.
Gente molto sicura di se stessa , che non si vanti dei suoi lussi e delle sue ricchezze.
Gente che non si consideri eletta anzitempo.
Gente che non sfugga alle sue responsabilità.
Gente molto sincera che difenda la dignità umana.
Con gente che desideri solo vivere con onestà e rettitudine.
Perché solo l’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena viverla.

Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle altre persone …
Gente cui i duri colpi della vita, abbiano insegnato a crescere con dolci carezze nell’anima.

Sì… ho fretta… per vivere con l’intensità che niente più che la maturità ci può dare.

Non intendo sprecare neanche una sola caramella di quelle che ora mi restano nel sacchetto.

Sono sicuro che queste caramelle saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo, alla fine, è andar via soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.

Ti auguro che anche il tuo obiettivo sia lo stesso, perché, in qualche modo, anche tu te ne andrai…”

(“HO CONTATO I MIEI ANNI di Mario de Andrade – poeta, novellista e saggista brasiliano)

Buona serata serena mondo d’amici … ❤

ascolto;* Michael Buble *
” The Way You Look Tonight “

Buon Solstizio d’estate

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Cari Amici   click here  Buon Solstizio d’estate.

Al solstizio d’estate, quando il sole raggiunge la sua massima inclinazione positiva rispetto all’equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso, comincia l’estate.

Tale giorno era considerato sacro nelle tradizioni precristiane ed ancora oggi viene celebrato dalla religiosità popolare con una festa che cade qualche giorno dopo il solstizio, il 24 giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa latina si ricorda la natività di San Giovanni Battista.

E nella festa di San Giovanni convergono i riti indoeuropei e celtici esaltanti i poteri della luce e del fuoco, delle acque e della terra feconda di erbe, di messi e di fiori.
Tali riti antichi permangono, differenziandosi in varie forme, nell’arco di duemila anni, benché la Chiesa ostinatamente abbia tentato di sradicarli, o perlomeno di renderli meno incompatibili con la solennità e si esauriscono soltanto con la sistematica repressione dei governanti laici dell’Italia unita: nelle zone rurali si mantengono tuttavia i riti più semplici e naturali, propri della società contadina e pastorale.
Tutte le leggende si basano su di un evento che accade nel cielo :
il 24 giugno il sole, che ha appena superato il punto del solstizio, comincia a decrescere, sia pure impercettibilmente, sull’orizzonte : insomma, noi crediamo che cominci l’estate, ma in realtà, da quel momento in poi, il sole comincia a calare, per dissolversi, al fine della sua corsa verso il basso, nelle brume invernali.

Sarà all’altro solstizio, quello invernale, che in realtà l’inverno, raggiunta la più lunga delle sue notti, comincerà a decrescere, per lasciar posto all’estate.

E’ così che avviene, da millenni, la corsa delle stagioni.
Nella notte della vigilia di San Giovanni, la notte più breve dell’anno, in tutte le campagne del Nord Europa l’attesa del sorgere del sole era (è ?) propiziata dai falò accesi sulle colline e sui monti, poiché da sempre, con il fuoco, si mettono in fuga le tenebre con le tenebre e con esse gli spiriti maligni, le streghe e i demoni vaganti nel cielo.

Attorno ai fuochi si danzava e si cantava, e nella notte magica avvenivano prodigi : le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme disegnavano nell’aria scura promesse d’amore e di fortuna, il Male si dissolveva sconfitto dalla stessa forza di cui subiva alla fine la condanna la feroce Erodiade, la regina maledetta che ebbe in dono il capo mozzo del Battista.

Nella veglia, tra la notte e l’alba, i fiori bagnati di rugiada brillavano come segnali ; allo spuntar del sole si sceglievano e raccoglievano in mazzi per essere benedetti in chiesa dal sacerdote.

Bagnarsi nella rugiada o lavarsene almeno gli occhi al ritorno della luce era per i fedeli cristiani un gesto di purificazione prima di partecipare ai riti in chiesa.

La rugiada ricordava il battesimo impartito dal Battista nel Giordano, le erbe dei prati e dei boschi riproponevano l’austera penitenza di Giovanni nel deserto prima della sua missione di precursore del Messia.

Anche in Valsesia ritroviamo l’usanza dei falò, del lavacro con la rugiada e della benedizione in chiesa del mazzo di erbe e di fiori. Conservate gelosamente in casa, portate all’alpeggio in estate – verso il quale da molti paesi si partiva la stesso giorno del 24 di giugno – le erbe benedette riconsacravano la baita di montagna lasciata l’anno prima mantenendo tra le famiglie dei pastori un legame con la sacralità della festa e del rito d’inizio d’estate.

Al ritorno dall’alpe, quelle stesse erbe essiccate, unite ad un ramo di olivo e ad uno di ginepro, venivano bruciate nella stalla a protezione degli animali.
Non a caso, dunque, il precursore di Cristo, rappresentato con l’Agnello mistico e vestito da eremita, pastore del deserto, fu assunto dai pastori come patrono privilegiato fino dai primi secoli cristiani.

IL rito della benedizione dei “fiori di San Giovanni”, erbe benefiche e medicine medievali per curare il corpo ed evitare il malocchio, per proteggere la casa e gli animali domestici era assai diffuso in Valsesia, fino a pochi decenni fa.

Ma ancora adesso, a Rossa, piccolo paese della Val Sermenza, valle minore della Valsesia, il parroco di Boccioleto, Don Luigi, mi ha raccontato che i fedeli richiedono la preghiera “magica”, quella che proteggerà dai mali i raccolti.
E la richiederebbero anche ad Oro di Mezzo, frazione di Boccioleto, se non fosse che non ci sono più anime a popolare la piccola frazione.

Tutti se ne sono andati, ormai.
Rimangono le montagne, immobili, maestose, gravide di leggende di cui nessuno ricorda più la trama, e tanto meno il significato.

E rimane, l’antica, suggestiva preghiera che un anno dopo l’altro, un secolo dopo l’altro, ha convinto di aiuto e pietà generazioni di donne e ancora adesso, in questo mondo impazzito, in un piccolo paese nascosto tra le montagne, raccoglie le donne lì giunte in processione a chiedere aiuto e pietà ad un Dio di cui si prega l’ascolto :

“Dio onnipotente ed eterno, che hai santificato nell’utero di tua madre il beato Giovanni Battista, e nel deserto hai voluto nutrirlo di erbe, di radici e di locuste silvestri, degnati di benedire questi rami, i fiori e le nuove biade, i frutti e le erbe che i popoli raccolgono, affinché siano una medicina per tutte le anime e per i corpi.

Dio, che in principio hai creato tutte le cose con la Tua onnipotenza e ad esse hai assegnato una forza, degnati di benedire questo insieme di erbe e di fiori, affinché tutti quelli che li portano con sé o li conservano nelle loro case, siano liberati da ogni inganno diabolico.

Dio onnipotente ed eterno, che ti sei degnato di nutrire nelle grotte del deserto il beato Giovanni Battista di locuste e di miele selvatico, degnati pure, Signore, di benedire e di santificare questi fiori oggi preparati in onore al Tuo nome, affinché a tutti quelli che li portano in mano o li conservano nelle loro abitazioni, siano di protezione per i corpi e per le loro anime e di medicina per tutte le malattie.

Dio onnipotente ed eterno, creatore di tutte le cose per l’utilità del genere umano degnati di benedire e di santificare queste creature di erbe e di fiori, affinché tutti quelli che da esse ne abbiano presi alcuni e li abbiano portati con sé ricevano la guarigione tanto del corpo come dell’anima, e affinché per propria forza, e in onore di Tuo Figlio e Nostro Signore e in onore del beato Giovanni Battista siano nuovamente beati e santificati e abbiano potere contro le tenebre, le nubi e le malignità delle tempeste e contro le incursioni dei demoni”

Ed ancora le donne si recano in processione, recando con loro i fiori da benedire.

I fiori di San Giovanni, dunque :
l’artemisia, l’arnica ;
le bacche rosso fuoco del ribes ;
la verbena, della quale è credenza diffusa che, colta a mezzanotte della vigilia di San Giovanni, costituisca un’infallibile protezione contro i fulmini, ed è conosciuta in Bretagna come “erba della croce”, perché si ritiene che protegga chi la porta con sé da qualsiasi male ed anche come “erba della doppia vista” perché il berne un infuso facilita la visione di realtà altrimenti nascoste.
E l’erica, la pianticella sottile.
L’erica è un fiore delle nevi e dei terreni poveri ed ostili. Infatti, il suo nome deriva dal verbo greco “ereiko”, spezzo, rompo, proprio perché l’erica è più forte della dura crosta di terra invernale o della neve che la ricopre, tant’è che la buca senza fatica, emergendo all’aria aperta.
I fiori dell’erica, che vanno dal bianco alle varie tonalità di rosa, assomigliano, rovesciati, ai copricapi degli elfi.

Della stessa famiglia dell’erica è un’altra pianticella, detta brugo (cognome assai diffuso nei paesi ai piedi delle nostre montagne, e davvero molto a Romagnano Sesia), da brucus, termine tardolatino di origine celtica, da cui deriva il termine brughiera, poiché in questa terra povera e arida la pianticella riesce a vivere meglio di altre, coprendo immense distese.

L’erica, dal nome più romantico, era tenuta in grande considerazione fin dall’antichità, tanto da essere utilizzata per costruire le scope che sarebbero servite a pulire i templi degli Dei, e successivamente, in tempi più severi, il forno dove cuocere il pane.
L’utilizzo dell’erica per costruire scope era così diffuso che, in alcune regioni, l’erica stessa viene chiamata scopa e ancora oggi, alcune località soprattutto della Toscana, dove l’erica ricopre a distesa campi e colline, vengono chiamate Scopeto, Poggio delle Scope, Pian di Sco’.
Stessa origine dovrebbero avere i paesi di Scopa e Scopello, della nostra Valsesia.

Erbario

Le leggende associano spesso l’erica alle Entità Fatate, facendole dimorare fra i suoi rami e sconsigliando di
sdraiarsi a dormire fra queste piantine, per non correre il rischio di essere rapiti dal mondo delle fate.

Di contro, era possibile accedere ai segreti dell’Aldilà, semplicemente dormendo su un letto di erica, che è anche spesso giaciglio degli amanti in numerose leggende.

E l’erica è posta a guardia del solstizio d’estate, periodo nel quale raggiunge la fioritura più completa.
Usanza derivante probabilmente dal mondo celtico, dove l’erica è collegata sia all’Aldilà sia all’amore : le api, simbolo di saggezza segreta che proviene dall’Altromondo, sono particolarmente ghiotte dei fiori di questa piantina e producono così un miele squisito, da sempre legato a riti e significati di immortalità e di rinascita.

E ancora, tipico della notte di San Giovanni, il raro, misterioso fiore della felce che cresce nella notte magica, e si dice fiorisca a mezzanotte.

La storia relativa ai fiori magici è interessante, ed è frutto di credenze molto diffuse.

In Boemia, ad esempio, si crede che il fiore della felce risplenda come l’oro, o come il fuoco, nella notte di San Giovanni : chiunque lo possieda in questa magica notte, e salga una montagna tenendolo in mano, scoprirà una vena d’oro, e vedrà brillare di fiamma azzurra i tesori della terra.

In Russia, i contadini raccontano che chi riesce ad impadronirsi del meraviglioso fiore nella vigilia di San Giovanni, se lo getta in aria, lo vedrà ricadere per terra nel punto preciso dove è nascosto un tesoro.
Pare che questo fiore fiorisca improvvisamente, talvolta, a mezzanotte precisa della magica notte del solstizio d’estate ; e, sempre in Russia si racconta che chi abbia la fortuna di cogliere l’istante di quella fioritura improvvisa, potrà nello stesso tempo assistere a tanti altri spettacoli meravigliosi : gli sarebbero apparsi tre soli, e una luce avrebbe illuminato a giorno la foresta, e avrebbe udito un coro di risa, ed una voce femminile chiamarlo.

IL fortunato a cui accade tutto questo non deve spaventarsi : se riesce a conservare la calma, raggiungerà la conoscenza di tutto ciò che sta succedendo o succederà nel mondo.
Anche se resta da vedere se quest’ultima sia una buona magia.

Ma anche il seme della felce, che si vuole risplenda come oro nella notte di San Giovanni, non diversamente che dal magico fiore, farebbe scoprire i tesori nascosti nella terra : i contadini del Tirolo credono che alla vigilia di San Giovanni si possano veder brillare come fiamme i tesori nascosti e che il seme della felce raccolto in questa mistica notte possa portare alla superficie l’oro celato nelle viscere della terra.

Nel cantone svizzero di Friburgo, il popolo usava un tempo vegliare vicino ad una felce la notte di San Giovanni, nella speranza di guadagnare il tesoro che qualche volta il diavolo in persona portava loro.

Un altro fiore, questo facilmente rintracciabile e che appare d’oro anche ad occhio nudo, è legato nella memoria popolare al solstizio d’estate.
La densità della sua fioritura è tale da risaltare sulle grandi distese, come una gran macchia di colore giallo oro misto a rame ; i fiori infatti, così numerosi e brillanti, durano poco, un giorno soltanto, e subito appassiscono e assumono un colore rosso ruggine.

Si tratta dell’iperico, un fiore dei campi che è detto erba di San Giovanni, perché anticamente chi si trovava per strada la notte della vigilia, quando le streghe si recavano a frotte verso il luogo del convegno annuale, se ne proteggeva infilandoselo sotto la camicia insieme con altre erbe, dall’aglio, all’artemisia, alla ruta.
IL suo stretto legame col Battista sarebbe testimoniato dai petali che, strofinati tra le dita, le macchiano di rosso perché contengono un succo detto per il suo colore “sangue di San Giovanni”.

E’ davvero difficile risalire alla motivazione di questo accostamento – perché il Battista e non un altro martire ? – se non forse il fatto che l’iperico è un fiore che si accontenta di poco, per sopravvivere, e vive anche nei climi desertici, come fece un tempo Giovanni il Battista.

Nelle leggende si parla anche di un ‘erba piccolissima e sconosciuta, detta Erba dello Smarrimento.
Si dice che essa venisse seminata dalle Fate e dai Folletti nei luoghi da loro frequentati e, calpestata, avrebbe allontanato dalla retta via il malcapitato.

A questa leggenda si intreccia quella, di origine tedesca ma alquanto diffusa nel biellese, che, se taluno passa vicino alla magica fioritura della felce, nella notte di San Giovanni, senza raccogliere il seme che la pianta lascia cadere, sarà condannato a smarrirsi per via, anche se percorre strade a lui note.

Altrettanto conosciuta era l’Erba Lucente, che consentiva, se portata sul corpo, di vedere la verità delle cose senza mascheramenti o inganni.
Poiché quest’erba era invisibile agli uomini, ma non ai bovini domestici, la si poteva raccogliere solo seguendo un vitello al suo primo pascolo, oppure le mandrie, nella notte di San Giovanni.
Si raccontava infatti che in quelle occasioni i bovini mangiassero solo quell’erba, dando così la possibilità a chi proprio lo desiderava di individuarla.

Le vecchie storie non tramandano cosa accadesse agli incauti che ci riuscivano, cui da allora, conoscendo ogni verità, era negata la possibilità dell’illusione.

Anche in Valsesia, come abbiamo già detto, ritroviamo l’usanza dei falò, del lavacro con la rugiada e della benedizione in chiesa del mazzo di erbe e di fiori.

Conservate gelosamente in casa, portate all’alpeggio in estate – verso il quale da molti paesi si partiva la stesso giorno del 24 di giugno – le erbe benedette riconsacravano la baita di montagna lasciata l’anno prima mantenendo tra le famiglie dei pastori un legame con la sacralità della festa e del rito d’inizio d’estate.

Al ritorno dall’alpe, quelle stesse erbe essiccate, unite ad un ramo di olivo e ad uno di ginepro, venivano bruciate nella stalla a protezione degli animali.

Non a caso, dunque, il precursore di Cristo, rappresentato con l’Agnello mistico e vestito da eremita, pastore del deserto, fu assunto dai pastori come patrono privilegiato fino dai primi secoli cristiani.

Tradizioni senza senso e senza età, usanze che si sono tramandate nel tempo ma che, alla fin fine, celano delle loro verità evanescenti ed eteree…

Tornare alla sorgente …

Questa notte non puoi dormire, se chiudi gli occhi vedi moltitudini allucinanti.
Se li apri, sono pugni di spilli.
Se ti agiti, incominciano le danze dei ricordi.
Se stai immobile, le coltri diventano di marmo.
Vano leggere, fumare, accendere e spegnere. Il sangue grida nomi di cose e persone.

La vita risorge tragica e grottesca: i dettagli sono ingigantiti dall’ ombra, la stanza è piena di fantasmi, larve impure sfiorano il letto.

Sei stanco da morire e non riesci a riposare.

Eppure a quest’ ora molte persone dormono in pace, morte per poche ore, morte prima di riprendere la loro vita così simile alla morte.

L’ orologio scandisce i secondi e, goccia su goccia, il sangue risponde battendo le tempie, e la notte è un’ agonia che non finisce più.

Notti d’insonnia: dubbi, paure, rimorsi ….

Ebbene, tranquillizza la tua anima che trema. Chiudi le palpebre pesanti.
Fa’ tacere le voci di dentro.
Resta immobile a lasciarti portare via dalla corrente del tempo…
E chiama tua madre che ti culli con nomi di stelle e farfalle.

Tornare alla sorgente più pura per trovare la pace perduta.
Amen …

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#Festa della Mamma

 

Rallenta mamma, non c’è bisogno di correre;
rallenta mamma, qual è il problema?
Rallenta mamma, concediti una tazza di caffè;
rallenta mamma, vieni e stai un po’ con me.

Rallenta, mamma, mettiamoci gli stivali
e andiamo a fare una passeggiata…
Raccogliamo le foglie, sorridiamo, ridiamo, parliamo.
Rallenta mamma, sembri così stanca,
vieni, accoccoliamoci sotto le coperte,
riposa insieme a me.

Rallenta mamma, quei piatti sporchi possono aspettare;
rallenta mamma, dai divertiamoci, facciamo una torta!
Rallenta mamma, lo so che lavori tanto
ma a volte, mamma,
è bello quando semplicemente ti fermi per un po’.
Siediti con noi un minuto,
ascolta com’è andata la nostra giornata,
trascorri con noi qualche momento in allegria,
perché la nostra infanzia non rallenterà!
R. Knight

Auguri alle mie dolce amiche  e Mamme ❤
#festadellamamma

Buon domenica felice !

Il 1 Maggio e la storia del mughetto ♡

Nel Rinascimento, il mughetto era un amuleto portafortuna associato alla celebrazione del Primo giorno di Maggio.

Il 1 Maggio e la storia del Mughetto

Il primo maggio del 1561, Carlo IX introdusse la tradizione d’offrire un rametto di mughetto come porta fortuna.

Tradizione ancora più antica e del tutto pagana, era poi il celebrare l’arrivo della primavera offrendo tre rami di mughetto alla persona amata, agli amici, ed alle donne come segno d’amicizia.

Nei tempi antichi poi questa era la data in cui i naviganti uscivano in mare.

Per i Celtici, il 1° maggio era poi l’inizio della prima metà del loro anno.

Nel Medio Evo col 1° maggio iniziava il mese dei fidanzamenti.

Nel Rinascimento, il mughetto era un amuleto portafortuna associato alla celebrazione del Primo giorno di Maggio.

Tenere in grande considerazione il primo giorno di Maggio dunque risale ad ancor prima che diventasse la festa del lavoro e dei lavoratori.

PERCHÉ’ IL MUGHETTO?
Perché è sinonimo di ritorno della felicità e di portafortuna.
Trasmette un messaggio d’amore perché fiorisce all’inizio della primavera e l’atto di cercarlo nelle foreste ombreggiate è un’opportunità per le prime passeggiate dell’anno per i boschi ed all’aperto.
Ha un profumo così delizioso che è anche usato per creare profumi.

LA LEGGENDA DEL MUGHETTO
Il Mughetto è considerato sinonimo di felicità che ritorna e di portafortuna.
Secondo la leggenda San Leonardo dovette combattere contro il demonio con sembianze di diavolo.
Egli vinse, ma il combattimento fu difficile e le gocce del suo sangue sul terreno si trasformarono in bianchi campanellini.

In Francia, il 1° maggio, si usa regalare un ramo di mughetto quale porta fortuna. Lo voglio fare anch’io a tutti voi! ♡♡♡

Buon 1° maggio a tutti e non dimenticate di regalare un benaugurate mazzetto di mughetto…

Vietato calpestare i sogni ©ELisa

*** Leggete altre storie nel Fiabe dei Fiori ♡

Angeli

Un uomo soffriva la cosa peggiore che può capitare a un essere umano: suo figlio era morto, e per anni non poteva dormire e piangeva tutta la notte finché albeggiava.

Un giorno gli apparve un angelo nel sogno e gli disse: “Basta piangere !”
“Non posso sopportare di non vederlo più” rispose l’uomo.
Così l’angelo disse “Lo vorresti rivedere ?”
L’uomo annui, quindi l’angelo lo prese per mano e lo portò in cielo e disse:
“Pazienta un pò, lo vedrai passare”
Al cenno dell’angelo una moltitudine di bambini iniziarono a passare vestiti come angeli con un lume in mano.
Così l’uomo incuriosito domandò:
“Chi sono ?” e L’angelo rispose:
“Sono i bambini che hanno lasciato la vostra terra troppo presto, tutti i giorni fanno questa passeggiata con noi perché hanno il cuore puro”
Disse l’uomo: “Mio figlio è tra di essi ?”
“Si lo vedrai tra un pò”

Finalmente tra i tanti bambini passò anche il figlio di quell’uomo, che radiante scappò ad abbracciarlo, quando improvvisamente si accorse che aveva il lume spento.

Angosciosamente disse al ragazzo “Figlio mio, perché il tuo lume è spento?
Perché non infiamma la tua anima come agli altri?”
Il bambino lo guardò e disse; “Papà, io accendo la mia candela come quella di tutti, ogni giorno, ma le tue lacrime la spengono la notte”

Non piangere oramai per quell’essere voluto che perdesti, sia figlio, marito, madre o padre!
Lascialo riposare in Pace, prega per lui, non tormentare la tua vita, perché non ritornerà.
Ma puoi averlo nel tuo ricordo con amore.
E’difficile, ma lascialo andare …

Dolce Notte mondo di Amici con un piccolo pensiero;

Quanto lavorano gli Angeli per portare pace nel nostro mondo tormentato! Ascoltali e se puoi, diventa un Angelo in Terra diffondendo luce e amore
dovunque tu vada.
– Secondo il Theta Heling noi siamo co-creatori della nostra realtà. quando ci connetti
amo col Creatore trascendiamo l’universo.
La luce divina è in noi, il viaggio attraverso l’Universo per arrivare al Creatore
(settimo piano esistenziale) è la metafora di un viaggio all’interno di noi, fino al nocciolo della nostra divinità.
Siamo Angeli quando siamo votati all’aiuto al prossimo!  

Felice giornata a voi

Con amore, il tuo cane

Sono il tuo cane, e c’è una cosa che vorrei sussurrarti all’orecchio.

So che voi umani conducete una vita molto piena.

Alcuni devono lavorare, altri hanno bambini da crescere. Correte sempre di qui e di là, spesso troppo velocemente, spesso senza notare le cose davvero importanti nella vita.

Guarda in basso verso di me ora, mentre sei seduto lì con il tuo computer.
Vedi come i miei profondi occhi marroni guardano nei tuoi?
Sono un po’ annebbiati ora. Questo è quello che succede con l’età.

I peli grigi hanno cominciato a circondare il mio soffice muso.
Tu mi sorridi; posso vedere l’amore nei tuoi occhi.
Cosa vedi nei miei?
Vedi un’anima?
Un’anima che ti ama più di qualsiasi altro al mondo possa fare? Un’anima che perdonerebbe qualsiasi errore del passato per un solo momento del tuo tempo?
Questo è tutto ciò che chiedo.
Di rallentare, anche solo per pochi minuti, per stare insieme a me.

Tante volte ti ho visto triste di fronte alle parole presenti su quello schermo, per altri della mia specie che sono morti.
A volte, moriamo giovani e così velocemente, a volte così improvvisamente che il vostro cuore si spezza.
A volte invecchiamo così velocemente di fronte ai vostri occhi che non ve ne accorgete fino all’ultimo, quando vi guardiamo con il muso ingrigito e gli occhi annebbiati dalla cataratta.

Comunque, l’amore è sempre lì, persino quando è il momento di dormire per sempre e correre liberi in quel posto distante.

Un giorno dai tuoi occhi sgorgherà acqua, quella che gli umani hanno quando le loro anime sono piene di dolore, e sarai arrabbiato con te stesso perché non hai avuto “un giorno in più” con me.

Visto che ti amo così tanto, il tuo dolore tocca il mio spirito e mi addolora. Noi siamo qui ORA, insieme.

Quindi vieni qui, siediti di fianco a me sul pavimento, e guardami dritto negli occhi. Cosa vedi?
Se mi guardi fortemente e profondamente potremo parlare, tu e io, cuore a cuore.

Vieni da me non come “leader” o “addestratore” o persino “Mamma e Papà”, vieni da me come un essere vivente, accarezzami, guardami profondamente negli occhi, e parliamo. Potrei raccontarti quanto è divertente rincorrere una pallina da tennis, o potrei dirti qualcosa su di me, o della vita in generale.

Hai deciso di avermi con te perché volevi un’anima con cui condividere la vita, qualcuno che fosse diverso da te.
Eccomi qui. Io sono un cane, ma sono vivo.
Provo emozioni e avverto tutte le differenze dei nostri due spiriti. Non penso a te come ad un “cane su due zampe” – io so quello che sei.
Tu sei un umano, in tutta la tua eccentricità, e ti amo comunque.

Ora, vieni a sederti con me, sul pavimento.
Entra nel mio mondo, e lascia che il tempo rallenti anche se solo per 15 minuti.
Guarda profondamente nei miei occhi, e sussurrami all’orecchio.
Parlami con il cuore, con gioia, e io saprò che sei sincero.
Potremmo non avere un domani, e la vita è così breve.

Con amore, il tuo cane ♡

nota/ sono immagine personali ♡ ♡

Buon inizio settimana mondo di amici ♡ Sono in montagna e ho solo pensieri positivi! un abbraccio circolare da noi … cioè Tobi (che e la prima foto) che mi porta al passeggio per ore,  e dolcissimo e un “amore mio” pensatore  e io posso riflettere in armonia …  La seconda foto e il “tirabaci” della figlia piccola. (piccola per cosi dire)

Mamma, ascoltami con gli occhi!

Tu e Io

Fermati un attimo,
ascolta quello che hai intorno,
non chiudere mai i tuoi occhi se non è necessario,
affronta la vita in tutte le sue visioni,
respira l’aria, perché quella è tua e di nessun altro,
nessuno è meglio di te,
perché tu sei l’unico disegnatore della tua vita,
sei la persona che aspetta che piova per piangere in due,
sei il pastello che colora la tua strada,
l’acqua che rinfresca la tua giornata,
sei il musicista della tua colonna sonora,
lo scrittore della tua giornata,
il pittore del quadro in cui vivi,
tu sei tutto quello che ti circonda,
la vita è tua,
il resto è solo un contorno.

 

Mamma, ascoltami con gli occhi!

Una giovane mamma, in cucina, preparava la cena con la mente totalmente concentrata su ciò che stava facendo: preparare le patatine fritte.
Stava lavorando sodo proprio per preparare un piatto che i bambini avrebbero apprezzato molto.
Le patatine fritte era il piatto preferito dei bambini.

Il bambino più piccolo di quattro anni aveva avuto una intensa giornata alla scuola materna e raccontava alla mamma quello che aveva fatto.
La mamma gli rispondeva distrattamente con monosillabi e borbottii.

Qualche istante dopo si sentì tirare la gonna e udì: – “Mamma ”
La donna accennò di sì col capo e borbottò anche qualche parola.

Sentì altri strattoni alla gonna e di nuovo: “Mamma ”

Gli rispose ancora una volta brevemente e continuò imperterrita a sbucciare le patate.
Passarono cinque minuti.
Il bambino si attaccò alla gonna della mamma e tirò con tutte le sue forze.
La donna fu costretta a chinarsi verso il figlio.

Il bambino le prese il volto fra le manine paffute, lo portò davanti al proprio viso e disse: “Mamma, ascoltami con gli occhi!”.

( Da “Piccole storie per l’anima” di Bruno Ferrero )

Insegniamo a pregare …

Insegniamo a pregare
Insegnamo a pregare
♡♡
    ” ogni bimbo che nasce
     ci ricorda che Dio
     non è ancora stanco dell’uomo”
♡ ♡

“Dammi, o Signore, una buona digestione ed anche qualcosa da digerire.
Dammi la salute del corpo, col buon umore necessario per mantenerla.
Dammi, o Signore, un’anima santa, che faccia tesoro di quello che è buono e puro, affinché non si spaventi del peccato, ma trovi alla sua presenza la via per mettere di nuovo le cose a posto.

Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri e i lamenti, e non permettere che io mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo invadente che si chiama: “IO”.
Dammi, o Signore, il senso del ridicolo.
Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo, affinché conosca nella vita un po’ di gioia e possa farne parte anche ad altri.
Così sia. ”
Tommaso Moro

(da una pagina del “Libro d’Oro” – Parigi – 1549)

Buon Sabato felice  mondo di amici, nella speranza che la luce della coscienza abbia sempre e comunque il sopravvento.

♡ E un pensiero alle 149 vittime innocenti che hanno perso i loro sogni perché uno ha smesso di sognare …♡
‪#‎Germanwings‬