I MIEI #FIGLI

I MIEI FIGLI Dimenticheranno…p

dhhirq_u0aayewpIl tempo, inesorabilmente, svuoterà gli occhi dei miei figli, che ora traboccano di un amore poderoso e incontenibile…
Toglierà dalle loro labbra il mio nome urlato, cantato, sillabato e pianto cento, mille volte al giorno. Cancellerà – un po’ alla volta oppure all’improvviso – la familiarità della loro pelle con la mia, la confidenza assoluta che ci rende praticamente un corpo solo. Con lo stesso odore, abituati a mescolare i nostri umori, lo spazio, l’aria da respirare. Subentreranno, a separarci per sempre, il pudore, il giudizio, la vergogna. La consapevolezza adulta delle nostre differenze.
Come un fiume che scava l’arenaria, il tempo minerà la fiducia che mi rende ai loro occhi onnipotente. Capace di fermare il vento e calmare il mare. Riparare l’irreparabile, guarire l’insanabile, resuscitare dalla morte.
Smetteranno di chiedermi aiuto, perché avranno smesso di credere che io possa in ogni caso salvarli. Smetteranno di imitarmi, perché non vorranno diventare troppo simili a me. Smetteranno di preferire la mia compagnia a quella di chiunque altro, e guai se questo non dovesse accadere.
Sbiadiranno le passioni – la rabbia e la gelosia, l’amore e la paura. Si spegneranno gli echi delle risate e delle canzoni, le ninne nanne e i C’era una volta termineranno di risuonare nel buio.
Con il tempo, i miei figli scopriranno che ho molti difetti, e, se sarò fortunata, ne perdoneranno qualcuno.
Saggio e cinico, il tempo porterà con sé l’oblio. Dimenticheranno, anche se io non dimenticherò.
Il solletico e gli inseguimenti (“Mamma, ti prendo io!”), i baci sulle palpebre e il pianto che immediato ammutolisce con un abbraccio. I viaggi e i giochi, le passeggiate e le febbri alte. I balli, le torte, le carezze mentre si addormentano piano.
I miei figli dimenticheranno. Dimenticheranno che li ho allattati e cullati per ore, portati in fascia e tenuti per mano. Che li ho imboccati e consolati e sollevati dopo cento cadute. Dimenticheranno di aver dormito sul mio petto di giorno e di notte, che c’è stato un tempo in cui hanno avuto bisogno di me quanto dell’aria che respirano.
Dimenticheranno, perché è questo che fanno i figli, perché è questo che il tempo pretende.
E io, io, dovrò imparare a ricordare tutto anche per loro, con tenerezza e senza rimpianto. Gratuitamente. Purché il tempo, sornione e indifferente, sia gentile abbastanza con questa madre che non vuole dimenticare.

 

 

Dolore …

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💔

Un anziano afflitto, gli e’ andata a fuoco la casa, povero, solo, forse aver perso tutto, si stringe al petto il suo gattino.  È in momenti di disperazione che si dà valore alla vita; che ci si stringe in un abbraccio empatico; che ci si riconosce creature dello stesso cielo

… il mio pensiero per la Grecia … dolore, orrore e rabbia!

Stelle stelline …

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“Poi è caduta una stella, e io ho di nuovo sbagliato desiderio.”

Sotto la ridente luna …

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Racchiuderò la luna e le stelle
nella magia di un sogno.
In una valigia di pensieri
custodirò queste emozioni
e mi metterò in viaggio
alla ricerca di un luogo
ove regna la calma …

#Pensieri – Sai cos’è la cosa più stupenda?

Sai cos’è la cosa più stupenda?

Cambiare

Che il cambiamento può essere così costante che non senti nemmeno la differenza fino a quando non cambia tutto.
Può essere un processo così lento che non ti accorgi che la tua vita è meglio o peggio finché non è diversa.
Oppure il cambiamento può essere radicale e tutto è diverso in un attimo ..

Insonnia, maledetta insonnia …

… in una notte qualunque mentre insonne, guardo le luci dalla finestra elaborazione mistica di emozioni solitarie.
Sembra un film una scenografia di romanzi perduti, quel rivedersi, quell’immaginarsi attore del film della propria vita
Le parole si fanno importanti sai che non puoi bluffare, nessun sconto la coscienza ti ascolta, attenta e precisa abbassi i toni, divieni più’ umile.
Nulla è sterile, è “un gioco non gioco” quel guardarsi dentro svuotarsi di rimpianti e rimorsi nessuna preclusione per domani ma tanti dubbi e troppi progetti, nessun accompagnatore così da dialogo, un monologo assurdo di introspezione in uno specchio rotto mille volte negato, per la troppa trasparenza ed evidenza, cerco un lembo di pace, ma nulla rasserena se un vuoto regna in me … ©

 

La mia tana
Dialogo con la mia anima,

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Nuvola passeggera

Una parola è un bocciolo che cerca di diventare un arbusto. Come si può non sognare mentre si scrive? È la penna che sogna. La pagina bianca dà il diritto di sognare

“Il libro” – sia romanzo saggio o poesia – deve coinvolgere al massimo l’intelligenza e la sensibilità del lettore.
Quando in un libro, di poesia o di prosa, una frase, una parola, ti riporta ad altre immagini, ad altri ricordi, provocando circuiti fantastici, allora, solo allora, risplende il valore di un testo…

 

Nuvola passeggera ….

Vorrei poter essere nuvola, ovattata nella mia forma suadente, creare un vortice di vento che spazzi via le altre nuvole.
Restando sola mi occuperei della pioggia di ingiustizie, facendole asciugare accanto al sole cocente.
Poi andrei a disturbare le meschinità, mandando un temporale sul loro cammino, in modo che si scuotano dal loro bisogno di cattiverie.
Mi occuperei anche dei presuntuosi, certo, facendomi grigia e creando la nebbia nelle loro menti, in modo che non vedano la superiorità delle persone umili, restando cosi’ chiusi in loro stessi.
Lascerei passare il sole attraverso di me, per fare schermo all’altruismo, in modo che non si bruci troppo e diventi invece egoismo.
Una nuvola passeggera piccola e discreta, ma con grande capacità di inventarsi un mondo limpido, dove i fuochi della rabbia e dell’odio verranno spenti con lacrime d’amore.
Nuvola di serenità nei cuori degli umili, dei saggi e di coloro che son disposti a migliorarsi. Una discreta nuvola di passaggio, non disturberà i colori del cielo, essi rimarranno splendidi nelle anime piene d’amore …

Nuvola©ELisa

Buon Domenica con serenità, gioia e amore nel cuore!

 

Pensieri nella notte

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Mamma

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“D’incanto una piccola luce m’illumina
e mi restituisce il palpito della vita.”

mamma

[Puglia, 12 luglio 2016]

Ho finito gli esami, per questa sessione. Finalmente. Entro nella mia stanza e chiamo mia madre: “È andato pure questo, mamma. Adesso sistemo le ultime cose e torno dritta dritta a casa. Fra poco ho il treno. Ci vediamo dopo!”.
Chiudo la valigia, butto il libretto universitario nello zaino e vado alla stazione.
Fa caldo oggi, molto. È un caldo asfissiante e il vento che soffia leggero mi brucia lentamente la pelle. Questa valigia pesa troppo. Non ce la faccio a trascinarla. E lo zaino mi schiaccia le spalle. Non vedo l’ora di salire sul treno.
Sono al binario; mi accendo una sigaretta nell’attesa. Due tiri e la butto. Fa troppo caldo pure per fumare. Prendo il cellulare e scrivo alla mia migliore amica: “Ci vediamo stasera. Organizza un aperitivo: ho voglia di far festa”. Lei mi risponde con una faccetta ridente: “Avverto gli altri”. Sorrido. La mia terra, la mia gente: finalmente. Quante ne faremo st’estate. E poi il lavoro, e la tesi. Sarà un mese di fuoco, letteralmente. Penso troppo alle cose che dovrò fare nei prossimi giorni, tanto da non accorgermi che il treno è arrivato. Quasi lo perdo. Torno con i piedi per terra e salgo. Quanta gente c’è. Oggi è affollatissimo. Spero di trovare un posto. Ah, menomale: c’è l’aria condizionata. Respiro. Attraverso uno, due, tre vagoni. Eccolo là, un sedile vuoto. Accelero il passo: il ragazzo lì in fondo potrebbe rubarmi il posto e io tutto il viaggio in piedi proprio che non me lo voglio fare. Butto la valigia sul portabagagli e mi siedo. Di fronte a me c’è una ragazza, carina ma con una voce troppo stridente per i miei gusti. Ha voglia di chiacchierare ma non sono in vena di socializzare. Mi infilo repentinamente le cuffie nelle orecchie. Sparo il volume al massimo: nessuno mi deve disturbare.
Il treno è in corsa: e guardo la terra bruciata dal sole cocente di luglio; e guardo le chiome degli ulivi che si smuovono allo sfrecciare del treno. E guardo la mia terra: cristo, quant’è bella. E cristo quanto sono felice: pure quest’anno è andato. Dai, che la laurea è vicina. E poi? E poi la specialistica. Si, ma dove? Non lo so. Un problema alla volta sennò non risolvo nulla. Uh, devo avvertire il mio ragazzo: “Arrivo alle due. Mi vieni a prendere tu alla stazione?”-“Certo! Alle due, giusto? Tranquilla che mi faccio trovare al binario”. Perfetto.
Corre il treno. Corre.
Scorrono i minuti sull’ipod. Parte un’altra canzone. E poi un’altra ancora.
E poi.

E poi si ferma tutto.

Un boato. Un fischio. La mia testa che rimbalza sul sedile. Una, due, tre volte. Rimbalza forte. Mi fa male.
Volo. Volo lontano. Mi ritrovo sbattuta per terra. Schiacciata. Confusa. Stordita.
Cadono tutti. E urlano tutti.
Ho caldo. Poi, di colpo, ho freddo. Poi di nuovo caldo. Sento qualcosa che mi scorre lungo l’addome. E’ sangue: ho una lamiera conficcata dentro. Ma perché? Che è successo? Chiamate mia madre. Voglio mia madre. Chiamate mia mamma. Non capisco che cosa sta succedendo. Ho paura. Ho tanta paura. Voglio tornare a casa. Chiamate mia mamma.
Poi non sento più nulla. Non vedo più nulla.
Sono morta così, in un incidente ferroviario. In una calda giornata di luglio. E dopo l’impatto, solo un gran silenzio. Rimangono solo gli ulivi imbrattati di sangue. Rimangono solo le vite spezzate. E i sogni schiacciati. E i programmi annullati. Rimangono solo storie sospese.
Non ci sarà nessun aperitivo stasera. Avvertite la mia migliore amica.
Non arriverò mai alla stazione alle due. Avvertite il mio ragazzo.
Non tornerò mai a casa: ditelo a mamma.
È finito tutto così: chè tanto non ci vuole niente.

Vedo che ne parlano in molti, di quello che è successo. Tra due mesi già non si ricorderà più nessuno di noi.
Ricordami tu, mamma. Ricordami raccontando quello che ero. Quello che volevo fare. Quelli che erano i miei progetti. Raccontami: raccontami nei difetti e nei pregi. Racconta di come me ne sono andata sotto il sole cocente di luglio, tra le lande della mia amata terra.
Ricordami tu, mamma. Mi mancherai.

[Puglia, 12 luglio 2016] #pernondimenticare

La mia anima si è svegliata al richiamo

Anche questa notte la mia anima si è svegliata al richiamo di altre anime ignote e lontane.

Non so sotto quale cielo spasimavano e nemmeno in quale parte del mondo conducevano la loro esistenza terrena.
Ma so che tutte le anime hanno una patria sola e che questo corale di sofferenza è un’onda palpitante al di là degli orizzonti umani e quando l’onda meravigliosa passa su pena, tutte le anime si risvegliano al richiamo ardente, si uniscono al corale che ha cento ritmi di tormenti ma un solo nome di speranza, e diventano gocce dell’onda che va alla ricerca della misteriosa foce.

Io credo che esista, nell’universo ancora a noi ignoto, un oceano che raccoglie le proteste dei deboli, le rivolte degli oppressi, i silenzi delle madri, le lacrime dei figli, le preghiere dei bambini, le miserie dei vecchi… e tutto trasfigura nell’eterno ideale dell’umanità, condannata a vivere nell’odio mentre aspira all’amore. Ed è certo a questo oceano luminoso, che eroi genii attingono l’alimento di fede per un migliore domani.

L’ onda misteriosa passa e le anime diventano gocce ardenti… e ognuna sa che nessuna pena è vana, nessun tormento sterile, nessuna goccia inutile, nessuna sofferenza infeconda.

Ogni dolore è una scintilla che una volta accesa non si spegne più.
Così la sofferenza è la generosa semente che le anime gettano nei solchi ardenti degli orizzonti lontani, perchè la nuova primavera fiorisca domani.Non importa quale nome abbia oggi la pena, poiché tutte sono gocce di quella onda incandescente che al di là del tempo e dello spazio opera sui piani invisibili per l’ evoluzione della coscienza universale… perciò ogni generazione che se ne va consegna a quella che viene un doloroso capitale di esperienza dai mille nomi.

Così ogni anima dorme finché il dolore la sveglia. Non si può rimanere sprofondati nel sonno tutta la vita: viene sempre una sofferenza a suonare la sveglia.

Si direbbe che molte anime vivano in letargo fin quando un misterioso segnale d’ allarme le chiami alla ribalta, allora ognuna diventa protagonista del suo dramma, vive stupita il miracolo che rende eterno anche un attimo solo, ed entra nel divino ordine dei destini dolorosi.

Ma l’ anima deve riconoscere il segno del suo tormento e il nome della sua passione. Bisogna che l’ anima soffra per vedere, e bruci per cantare … e spesso, in un momento di profonda lucidità, sintetizza la verità per cui vive!

A volte hai solo bisogno che qualcuno ti dica “Stai tranquilla, andrà tutto bene”

… nella vera essenza dello stare insieme: capire quanto vale un legame importante e cosa vuol dire averlo fra le mani.

Io però, durante questi periodi di stelline, botti e candele, ho sempre cercato quella calma dove una buona lettura, una musica giusta e un appagamento personale, fossero, chissà perché, una cornice salutare per il fisico e la mente. 

Sempre con affetto per gli amici di questo mia piccolo “tana”  vi auguro buona vita!

ELisa

Caro Anno Nuovo, ti scrivo …

BUON 2016 A TUTTI

Caro Anno Nuovo,
ti scrivo questa lettera anche se non so bene a quale indirizzo spedirla.

Forse sei ancora troppo piccolo per riuscire a leggerla, ma immagino che quando ti giungerà sarai già un po’ cresciuto ed avrai anche perso un po’ della tua semplicità ed ingenuità.

Sai Anno Nuovo, spesso vorrei tornare ad essere come sei tu oggi, in questo tuo primo giorno di vita: pulito e con tante strade e possibilità davanti al tuo cammino.

Si, forse, in fondo, in fondo, una parte di me ti somiglia un po’, solo che fatica ad emergere ed a venire fuori.

Spesso mi manca il coraggio di vivere e di fare delle scelte. Spesso ho paura di sbagliare e di farmi male, così rimango fermo dove mi trovo per paura di cadere, ma d’altra parte sono le cicatrici che ci lascia addosso la vita che ci fanno crescere e diventare adulti.

La pioggia deve cadere sul seme per fare sbocciare la rosa, così come le difficoltà devono essere affrontate per forgiare la nostra forza d’animo.

Anno Nuovo, io non so come saranno i giorni che verranno e che vivremo insieme.
Immagino che ci saranno cose che accadranno che non dipenderanno da me ed altre che senza la mia volontà non si realizzeranno mai.

Ci saranno persone che se ne andranno ed altre che verranno. Ci saranno sia lacrime che sorrisi.
Sia gioie che dolori.
Sogni che si avvereranno guardando una stella cadere dal cielo ed altri che dovrò conquistarmi con il sudore delle fronte.

Ci saranno braccia che mi stringeranno al cuore ed altre che si rifiuteranno di avvicinarmi ad esso.
Ci saranno giorni in cui starò male e piangerò, ma ce ne saranno anche altri in cui sorriderò solo guardando il cielo e scaldandomi al calore del sole dopo un improvviso temporale.

Amerò, odierò, griderò, camminerò, accarezzerò, abbraccerò…vivrò.

Si, Anno Nuovo, voglio farti una promessa: ti prometto che qualunque cosa mi accadrà durante questi 365 giorni cercherò di non perdere mai la gioia di vivere e di guardare sempre oltre ai giorni di nebbia ed ai temporali.

Una sola cosa ti chiedo in cambio: non portarmi via le persone che mi sono accanto.
Sono la cosa più preziosa che possiedo e vorrei tenerle vicino al mio cuore più tempo possibile.

Anno nuovo, gli occhi mi si appannano di lacrime.
Mi sono commosso scrivendoti questa lettera ma il mio cuore è fatto di panna e basta poco per scioglierlo.

Ora ti saluto ed inizio a viverti!

P.S. Mi raccomando 2016 fai il bravo!

Così è nella vita!

LE LENZUOLA SPORCHE…

LE LENZUOLA SPORCHE…

Una giovane coppia di sposi novelli andó ad abitare in una zona molto tranquilla della città.
Una mattina, mentre bevevano il caffé, la moglie si accorse, guardando attraverso la finestra, che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria.
Guarda che sporche le lenzuola di quella vicina!
Forse ha bisogno di un altro tipo di detersivo…
Magari un giorno le farò vedere come si lavano le lenzuola!
Il marito guardò e rimase zitto.
La stessa scena e lo stesso commento si ripeterono varie volte, mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento.
Dopo un mese, la donna si meravigliò nel vedere che la vicina stendeva le sue lenzuola pulitissime, e disse al marito:
Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato!
Chi le avrà fatto vedere come si fa?
Il marito le rispose: Nessuno le ha fatto vedere;
semplicemente questa mattina, io mi sono alzato più presto e, mentre tu ti truccavi, ho pulito i vetri della nostra finestra !

Così è nella vita!
Tutto dipende dalla pulizia della finestra attraverso cui osserviamo i fatti.
Prima di criticare, probabilmente sarà necessario osservare se abbiamo pulito a fondo il nostro cuore per poter vedere meglio.
Allora vedremo più nitidamente la pulizia del cuore del vicino..

“E continueremo a sognare. Perché chi non sogna, non spera. E chi non spera, non vive.”

Che la notte vi regali dei sogni meravigliosi, ed al risveglio, realizzateli..Notte sereno a tutti voi. Elisa