Dodici in diligenza di H.C.Andersen – 2parte


 

Ora arriva la signora, la giovane signora!” gridarono da dentro la carrozza,
e così uscì la signora, giovane e snella, fiera e graziosa.
Si vedeva subito che era nata per festeggiare i “sette dormienti”.
Teneva un banchetto nel giorno più lungo dell’anno perché si avesse il tempo
dsi mangiare le molte portate; poteva permettersi di viaggiare in una carrozza tutta sua,
ma arrivò con la diligenza come gli altri, in tal modo voleva dimostrare di non essere altezzosa;
del resto non viaggiava da sola, era accompagnata dal fratello minore Luglio.

Lui se la passava bene, indossava abiti estivi e un panama.
Portava solo abiti per il viaggio, era così faticoso col caldo.
Aveva solo la cuffia e i calzoncini da bagno; non è molto.

Poi arrivò madama Agosto, fruttivendola all’ingrosso, proprietaria di molti vivai di pesci,
contadina in crinolina; era grassa e calda, partecipava a tutto,
andava in giro con la botticella della birra fra la gente nei campi.
“Con il sudore della fronte mangerai il pane” disse, “
sta scritto nella Bibbia; poi si può anche fare il ballo nel bosco e la festa per il raccolto!”
Era madama Agosto.

Poi scese ancora un uomo, pittore di professione, il maestro del colore,
al bosco veniva detto che le foglie dovevano cambiare colore quando lo voleva lui,
ma doveva essere bello; subito il bosco diventava rosso, giallo, marrone.
Il maestro fischiava come lo storno nero, era un buon lavoratore e
attaccava i pampini verdebruni di luppolo al suo boccale della birra,
era un ornamento e lui aveva occhio per gli ornamenti.
Eccolo lì con il suo vaso di colori, che era tutto il suo bagaglio.

Lo seguiva un signore di campagna, che pensava al mese della semina,
all’aratura e ai lavori della terra- be’ anche un po’ al divertimento della caccia.
Il conte Ottobre aveva con sé cane e fucile e la carniera piena di noci,
che facevano un rumorino secco quando camminava.
Portava un bagaglio di dimensioni incredibili, aveva persino un aratro di fabbrica inglese;
e non parlava che di agricoltura, ma a mala pena si sentiva quel che diceva
per la gran tosse e le rumorose soffiate di naso del suo vicino.

Quegli che tossiva così era Novembre, molto seccato da una tremenda infreddatura:
tanto che portava un lenzuolo invece del fazzoletto.
E, nonostante l’infreddatura, gli toccava  andar in giro con le nuove cuoche e le domestiche,
per condurle a far le provviste ed insegnar loro il servizio d’inverno.
Diceva che si sarebbe liberato dai suoi malanni andando al bosco a far la legna:
doveva spaccarla e segarla, perché era Gran Guardiano della Confraternita dei segantini
e fornitori del focolare. Passava la sera a intagliare suole di legno per i pattini,
perché sapeva bene, diceva, che tra poche settimane ci sarebbe grande richiesta di quel genere di calzature.

Infine comparve l’ultimo viaggiatore, il vecchio Nonno Dicembre, con lo scaldino in mano.
Era tutto intirizzito, ma gli occhi gli brillavano vividi come due stelle e
teneva tra le braccia un vaso di fiori, dove cresceva un piccolo abete.
Diceva: “Avrò cura di quest’alberello, perchè cresca bene,
e per la sera di Natale possa arrivare con la vetta a toccare il soffitto
e cresca con le candele accese, le mele dorate e i ritagli.
Questo scaldino manda un calore, che pare una stufa…
e io tiro fuori il libro delle fiabe e leggo ad alta voce cossicchè tutti i bambini nella stanza
rimangono in silenzio.
E allora le figurine dell’albero di Natale diverranno vive,
e il piccolo angelo di cera spiegherà le alucce di stagnola dorata e volerà giù dalla vetta dell’albero,
e bacerà grandi e piccini, tutti quelli che sono nel salotto caldo,
ed anche i poveri bambini che stanno fuori, in istrada,
e cantano il canto di Natale della stella di Betlemme”.

“Bene; ora la diligenza può andare!” disse la sentinella:
“Tutti i dodici passeggeri sono scesi. Frusta cocchiere!”
“Prima bisogna che i dodici viaggiatori vengano qui da me!” disse il Gabelliere.
“Uno per volta! I passaporti restano a me. Ognuno è valido per un mese;
finito il mese, scriverò sul passaporto le generalità e le note a seconda della loro condotta.
Prego signorGennaio, entrate pure!”
E così entrò.
Finito l’anno, cari lettori, credo che sarò in grado di dirvi
quello che i dodici viaggiatori avranno portato in dono a me, a voi, a tutti.
Ora non lo so, parola d’onore; e sto per dire che forse non lo sanno nemmeno loro.
Si vive in certi tempi cosi strani!  #fonte

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