Capita …


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Capita che ti svegli una mattina e, ancora avvolta nei tuoi sogni, ti siedi accanto a libri immensi e capisci che quelli sono il passo da compiere per avvicinarti sempre più al tuo sogno, ambizione, libertà. Chiamala come ti pare.

Capita, allora, che non t’importa più della dura salita, te ne infischi altamente del prezzo da pagare: paghi il pedaggio e ti lasci tutto alle spalle. Dritta verso l’orizzonte. E oltre.
Che non devi giustificare le tue scelte a nessuno soprattutto a chi ha la bocca cosparsa di fiele  e gli occhi verdi-invidia. A quelli proprio no.

Capita di recidere rapporti dove regna l’ingratitudine, ti scrolli di dosso le cattiverie nascoste della gente che credevi patteggiasse per te e invece era “il nemico”. La novità è che non dichiari “guerra”, semplicemente non te ne curi. Ti lasci scivolare tutto addosso indossando indifferenza.

Capita che ti guardi solo un attimo indietro e pensi a tutte le grandi possibilità che hai avuto, anche quelle sprecate, alle belle ed intense esperienze che hai vissuto, alle cose che hai imparato.
E allora prendi slancio dalla parola possibilità e ti lasci trascinare dalla sua forza impetuosa, perché sei tu a volerlo, finalmente. Come se ad ogni giro, ti dovessi ricordare cosa vuoi.

Possibilità che odorano di desideri.

Accadono cose nuove, cose belle, dentro e fuori di te, promesse si concretizzano, seppur nelle difficoltà, che fai troppo fatica a digerire, ma sai che servono.

Capita che osservi il tuo viso al mattino e ti accorgi che negli occhi qualcosa è mutato, in silenzio forse.
Guardi bene e proprio lì sulla spiaggia della tua anima osservi da protagonista la maturazione delle tue consapevolezze.
Torni in te e ti sorridi.

Oggi Shakespeare ti ha insegnato una cosa che non scorderai finché campi: “Quando la tua anima è pronta lo sono anche le cose”.
Ed è così, proprio così. Essenzialmente così.

E visto che e fine settimana … lascio un libro per voi!

Serena fine settimana a voi, Lisa♡


Uscirne vivi

Uscirne vivi e opera diAlice Munro edita da Einaudi, genere narrativa, data d’uscita 06/05/14.

Dear Life era il titolo originale in inglese di Uscirne vivi, raccolta di storie scritte dal Premio Nobel per la letteratura Alice Munro che racconta come sia possibile uscire, per l’appunto, dal dolore, perché la vita deve esserci cara.

Con tre storie di morte e una di vita la scrittrice canadese sottolinea come la sofferenza diventi nella vita uno stato, una necessità per non sentirsi in colpa, per non dover soccombere all’esistenza e a quel che di bello può donarci, malgrado tutto.

Essere tristi ci aiuta a conoscerci, a creare uno scarto tra noi e gli altri e questo traspare nelle tre bellissime storie di morte. Doree è distrutta per la morte dei figli, uccisi dal marito, Sally si sente in colpa per la perdita di suo figlio Alex e abbandona la vita borghese per diventare una mendicante e Nita, dopo la morte del compagno, sfugge a un criminale che per strada tenta di farle del male.

La Munro si sofferma su queste istantanee di dolore e le fotografa con realismo e lucidità. Sally ad un certo punto sembra ritrovare la sua strada e la sua quotidianità e il piacere di guardare il mondo, come un tratto di campagna in un certo periodo dell’anno o il tramonto nei primi giorni di autunno.

E allora ecco a chiedersi se può ancora sentire quella piccola felicità dopo la morte del figlio o se l’unica e assoluta necessità è quella del dolore. Perché anche se ci siamo promessi di non perdonarci certe cose poi ci si perdona tutto, si cede perché spesso fortunatamente la felicità è una necessità ancora più grande.

Alice Munro con Uscirne vivi racconta così ancora una volta il cuore degli uomini, in un modo talmente delicato e talmente inconsueto da lasciare il lettore abbagliato da tanta bellezza e da tanta verità.

La storia di vita è infatti quella della Munro stessa che in uno slancio autobiografico si racconta con un io malinconico che si rivede giovane in una strada lunga metafora della vita stessa. Uscirne vivi ci dice che la felicità costa, ma è possibile più del dolore.  -fonte-

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3 commenti su “Capita …

    • Si cara Alessandra, cadere nel pozzo nero e facile … uscirne e dove sta la nostra forza. Mi piace questa scrittrice … forse perchè ho un vissuto simile. Ma leggere lei, mi sono ritrovato le parole non dette, … finchè un giorno ho cominciato a scrivere, e riuscire a ritornare a vivere.

      Come scrissi nel mio racconto:

      Le loro ore erano contate e sprecavano il tempo a giocare e a discutere di cose futili.
      Svegliatevi! volevo urlare. La terra e il mattatoio di dio e noi siamo il suo bestiame.
      Non sanno ciò che accadrà a loro e a quelli che amano?

      La risposta mi arrivo lentamente, dolorosamente, attraverso i pesanti veli neri del mio dolore. Certo che lo sapevano. Ma il loro giochi erano una forma di sfida, che nasceva dalla consapevolezza che la vita era limitata, che tutti dovevano affrontare lo stesso destino; e piano, piano la paura e la rabbia si fusero e si trasformarono in stupore davanti al coraggio degli essere umani.

      Buon inizio settimana a te con serenità ♡

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