La Tana…Un abbaino particolare


La mia casa tra stelle e cielo
… una lunga scala… si deve salire in alto… sino alla fine… c’è un abbaino lassù… dove sembra si tocchi il cielo con un dito…
Un abbaino particolare… tra stelle e cielo… dove ti accolgono sempre una luce accesa… dalla vecchia lampada poggiata sullo scrittoio in un angolo…
Fogli bianchi aspettano che tu scriva, con la penna poggiata di fianco…

tearoom
La poltroncina è comoda, fatta apposta per pensare… per leggere o rileggere… le stelle curiose ti stanno a guardare…
La luna aiuta la lampada a rischiararti la notte… le note languide di un sassofono in sottofondo…
Ecco il posto ideale per me, dei comodi divani, due poltrone accanto…
L’odore della città sale fin quassù, sente il miagolare dei gatti, il dolce mormorio del vento che solleva la tenda, l’aria entra e ti porta il sapore del mare non lontano…
E’ un mondo fatato, dove regna la serenità… di un lavoro svolto, di una giornata terminata, dove puoi dedicarti a te stessa… solo a te…
Dove gli amici sono ben accetti… a portare le loro testimonianze, a parlare d’emozioni, sensazioni… di aprire il loro cuore, di scrivere, di leggere.
Sono saliti le scale per arrivare sin qui. Le lunghe scale della conoscenza… si salgono molto lentamente.
E lentamente si acquisisce la consapevolezza dell’amicizia, seppur virtuale.
E nel mio abbaino si parla, si parla per ore… si ascolta… si racconta…
Resto qui, ad ascoltare… le voci… il vento… e quest’abbaino pieno di polvere dei tempi… e tu… ascolta… la polvere racconta… tu ascolta …la polvere…

 Slow perché qui non si corre.
Qui si scrive con calma e si legge con tranquillità

Lisa

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11 commenti su “La Tana…Un abbaino particolare

  1. C’è un tempo unico, speciale, diverso nel quale più facilmente tornano alla mente pensieri, volti, memorie, nomi e vissuti, che altrimenti restano sopiti nel lento scorrere del tempo e delle stagioni…
    Alla sera, nella vivacità di un mondo dinamico e non facilmente controllabile nelle altre ore del giorno, in perfetta solitudine, abbiamo l’ occasione, la fortuna di ritrovare noi stessi. Ritrovarsi, riscoprirsi lasciandosi precipitare nel vuoto, nel silenzio.
    Lo sguardo si muove sicuro su percorsi familiari. Cade, per caso, su un tavolinetto sistemato in un angolo, accanto alla finestra. E’ letteralmente ricoperto di fotografie, di tempi passati e recenti, alcune racchiuse in raffinate cornici d’argento, altre semplicemente appoggiate . La mente rimesta tra i ricordi, quasi annaspando a caso dentro a un vecchio baule, mentre tornano vivi, vicini, presenti nomi precisi, familiari, impressi a chiare lettere su un mondo di cose che tornano a vivere e appaiono quelle di sempre.
    Le foto appartengono alla identità, alla storia di una persona; cementano la sua quotidianità, la orientano verso il futuro, infondendo equilibrio, e quella misteriosa preziosa sicurezza, che appartiene a coloro che amano il proprio passato, fatto di piccole e grandi vicende, che hanno aiutato a crescere, a cambiare, insomma a diventare quello che ora siamo.
    Il cuore e la mente si affollano di incontri e di ricordi diventati remoti, ma improvvisamente resi presenti da oggetti, sapori, colori che sembrano, in verità, non essersi mai allontanati.
    Tutto torna lucidamente presente, come se la linea di confine del più remoto passato fosse custodita solo dallo spazio di una notte. Tutto vicino, come fosse accaduto ieri.
    Sembra di sognare. Pare di stare in un mondo altro, che viene dal passato, da molto lontano, ma che diventa capace di ridare vita, presenza, verità a cose, a situazioni che sappiamo non possono tornare.
    La poltrona: barca in un mare di emozioni.
    Sensazioni paragonabili a un momento di bonaccia, quando la distesa liquida è calma, le vele sono raccolte, il dondolio invita al torpore. Prendersi cura di se stessi e lasciare da parte l’agire per concentrarsi sulle proprie sensazioni, far sì che esse possano nascere da desideri nuovi che possano rigenerare la persona attraverso piccole cose dimenticate. Così la barca diventa una culla, le onde sono le braccia materne che inducono al riposo, si può riscoprire il piacere del sole caldo sulla pelle, imparare a vivere momenti di pausa che non sono di inezia e di noia, ma di intenso rapporto con se stessi.
    E’ un tempo magico quello che concediamo a noi stessi. Una stanza inviolabile. Un diario segreto. Uno spazio incredibile, da dove riemerge, come da una fonte profonda, una energia indicibile, capace di rimettere in piedi una giornata che appariva ormai conclusa. Non è tempo rubato, ma un tempo dedicato, riservato, esclusivo, indispensabile. Garanzia di verità.
    Nelle profondità del pensiero, nulla si improvvisa: tantomeno le cose che contano. I dettagli vanno notati e ascoltati. Lì, in quelle profondità, nasce e si fa strada la voglia di ricominciare: lì ogni cosa trova il suo nome, ogni nome il suo volto, ogni volto il suo cuore, ogni cuore il suo cammino.
    Servirà, tutto servirà per il nuovo giorno.

    RITROVARSI…

    di Fausto Corsetti

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  2. Pingback: P A U S A C A F F E … e una favoletta moderna | Vietato calpestare i sogni ©ELisa

  3. I sogni non sono ancore …
    sono onde lievi
    e non si stancano mai di portarci lontano ♡

    “Non esiste il caso, né la coincidenza.
    Noi, ogni giorno, camminiamo verso luoghi e persone che ci aspettano da sempre.
    Il “buongiorno” speciale è quello accompagnato da un sorriso e da un luccichio negli occhi, quello di chi è felice di vederti, perché anche in un “buongiorno” si può mettere amore.”

    A voi cari A m i c i una serenissima buon finesettimana ♡ Lisa

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  4. Mi affascina questo tuo parlare dolce alla tua anima ti avvicini a lei per plasmarla e crearla ogni volta la fai tua complice la convinci a godere con te abbracciando insieme il passato il presente e l’inafferabile futuro.Guerriere sempre in vigile attesa per difendere il libero pensiero il diritto a sognare a difendere la propia tana .E vero la polvere a tanto da raccontare storie silenziose che solo il vento ascolta.Caterina

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  5. Addio malinconia, prendi per mano, tua sorella rabbia ed uscite, da casa mia,
    lasciate libero questo cuore
    ansioso di battere
    piu’ forte, piu’ deciso che mai,
    qui’ per voi non c’e’ piu’ posto…
    andate lontano in un angolo nascosto!

    E quando l’autunno spogliera’ gli alberi perchè il vento soffierà piu’ forte, e l’odore della terra inebrierà tutt’intorno, non cercate di far ritorno…

    Quì abiterà la gioia, la serenità la voglia di cambiare, di amare
    Addio nere compagne che per anni mi siete state accanto
    provocando dolore e pianto.

    Oggi qui c’e una antica guerriera,
    che sogna, sorride e ancora spera.

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  6. Scappando dalla malinconia del ritorno a casa, trovi riparo in un vecchio rifugio, fatto di pensieri passati e sogni incauti. Non trovi vero conforto, ma un’altra fonte ingrata di dolce e quotidiano dolore. Come il sole al crepuscolo ti nutri di ombre lontane, ricordando il tepore del suo corpo. Vorresti svegliarti per tornare a vivere, ma ti rendi conto che anche il cuore ha le sue stagioni e l’inverno è sempre la più lunga da superare…

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  7. Sono anime senza pelle, i blogger.

    Li scovi nei blogroll altrui, tra un impegno e l’altro e succede che te li bevi a piccoli sorsi, gli rosicchi un po’ l’anima, ti appropri delle loro paure e dei loro sogni.
    E loro te lo fanno fare: ne hanno bisogno.

    Si schiudono in modi diversi, il loro about è il viso truccato, ma nei post intimisti scopri chi sono e chi vorrebbero essere, cos’hanno perso per sempre, cosa li atterrisce, cosa li fa godere.

    Sono tutti delusi, i blogger.
    Sono insoddisfatti dall’ipocrisia della conoscenza fisica, dall’apparire a discapito dell’essere, dal dover avere a tutti i costi.
    A volte sono esausti della quotidianità e si rifugiano nel loro circolo virtuale, che è privo di vincoli e quindi non tradisce.

    Sono sognatori, i blogger.
    Vorrebbero scrivere di professione e camparci e farci i reading e leggere montagne di libri invece di lavorare o accudire; sono artisti intimiditi dall’apprezzamento delle proprie opere, oppure attanagliati da una disperata solitudine capace di fargli produrre strazianti scorci di sofferenza.

    Sono compulsivi e monotematici, a volte.
    Trattano il sesso e la letteratura come la medicina che lenisce i vuoti inesorabili delle delusioni d’amore.

    Sono poeti e poetici.
    Alcuni scrittori veri in attesa di editore, altri, geni, ma privi di talento letterario.
    Altri ancora, pochi, dei gran “cazzoni” in cerca di vetrine negategli altrove.

    Raramente trovi straordinari catalizzatori d’affetto, col carisma esuberante che miscela l’amore all’alcool, che ti domandi come hai fatto a viverci senza, prima.

    E quando succede che li incontri di persona, la dinamica d’approccio risulta stravolta.
    Perché gli conosci già l’anima e non ti curi del loro aspetto.
    Perché gli sei già amico, pur non avendoli mai visti.

    E spesso non dici ciao, o piacere. Dici: finalmente..
    Anime Blogghe, dal blog “Splendidi quarantenni“:

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