Nuvola passeggera

Una parola è un bocciolo che cerca di diventare un arbusto. Come si può non sognare mentre si scrive? È la penna che sogna. La pagina bianca dà il diritto di sognare

“Il libro” – sia romanzo saggio o poesia – deve coinvolgere al massimo l’intelligenza e la sensibilità del lettore.
Quando in un libro, di poesia o di prosa, una frase, una parola, ti riporta ad altre immagini, ad altri ricordi, provocando circuiti fantastici, allora, solo allora, risplende il valore di un testo…

 

Nuvola passeggera ….

Vorrei poter essere nuvola, ovattata nella mia forma suadente, creare un vortice di vento che spazzi via le altre nuvole.
Restando sola mi occuperei della pioggia di ingiustizie, facendole asciugare accanto al sole cocente.
Poi andrei a disturbare le meschinità, mandando un temporale sul loro cammino, in modo che si scuotano dal loro bisogno di cattiverie.
Mi occuperei anche dei presuntuosi, certo, facendomi grigia e creando la nebbia nelle loro menti, in modo che non vedano la superiorità delle persone umili, restando cosi’ chiusi in loro stessi.
Lascerei passare il sole attraverso di me, per fare schermo all’altruismo, in modo che non si bruci troppo e diventi invece egoismo.
Una nuvola passeggera piccola e discreta, ma con grande capacità di inventarsi un mondo limpido, dove i fuochi della rabbia e dell’odio verranno spenti con lacrime d’amore.
Nuvola di serenità nei cuori degli umili, dei saggi e di coloro che son disposti a migliorarsi. Una discreta nuvola di passaggio, non disturberà i colori del cielo, essi rimarranno splendidi nelle anime piene d’amore …

Nuvola©ELisa

Buon Domenica con serenità, gioia e amore nel cuore!

 

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295 – Ci sono persone …

Non aveva ambizioni.
Era solo una matita, che scriveva, tratteggiava, si fermava,
trovava la strada lungo una pagina oscura.
Ma amava il suo destino.

Ci sono persone pennarello: che sottolineano la vita con l’evidenziatore.
Persone stilografica: attente e nostalgiche.
Persone biro: veloci, rapide.
E poi persone matita: che attraversano la vita leggere,
ma senza paura di essere cancellate.

Scrivere fa bene al cuore

Scrivere mi fa bene. Lo sento.
Anche quando scrivo cose tristi,
qualcosa in me si tranquillizza,
sento di avere uno scopo.

David Grossman – “Che tu sia per me il coltello”

Si scrive per guarire se stessi, per sfogarsi,
per lavarsi il cuore.
Si scrive per dialogare anche con un lettore sconosciuto.
Ritengo che nessuno senza memoria possa scrivere un libro, che l’uomo sia nessuno senza memoria.
Io credo di essere un collezionista di ricordi, un seduttore di spettri.
La realtà e la finzione sono due facce intercambiabili della vita e della letteratura.
Ogni sguardo dello scrittore diventa visione,
e viceversa: ogni visione diventa uno sguardo.
In sostanza è la vita che si trasforma in sogno e il sogno che si trasforma in vita, così come avviene per la memoria.
La realtà è così sfuggente ed effimera…
Non esiste l’attimo in sé, ma esiste l’attimo nel momento in cui è già passato.
Piuttosto che vagheggiare un futuro vaporoso ed elusivo, preferisco curvarmi sui fantasmi di ieri senza che però mi impediscano di vivere l’oggi nella sua pienezza. –Gesualdo Bufalino

 

mestiere di scrivere – inventare il mondo

Ecco un aforisma che bene si può affiancare ai discorsi fatti
sull’editoria e il mestiere di scrivere.”

È di John Ernst Steinbeck e trovo che queste parole siano particolarmente vere, almeno per chi aspira a vivere della sua scrittura.

Comunque… Giudicate voi!

La professione di scrivere libri
fa apparire le corse dei cavalli
un’attività solida, stabile.

(J.E. Steinbeck)

Vi segnalo un nuovo libro di Ferruccio Parazzoli: Inventare il mondo.
Teoria e pratica del racconto, Garzanti  (pp. 135, €14).
Un libro che, per chi ama scrivere, offre degli spunti molto interessanti.

L’autore immagina incontri con i grandi della letteratura, Dostoevskij, Kafka, Proust, e tanti altri, fino ad arrivare agli autori dei giorni nostri, come Moccia, Saviano, Pontiggia.

Questi incontri immaginari vogliono condurre il lettore alla scoperta della creazione letteraria, introdurlo nella dialettica mondo reale-mondo immaginario, cronaca- narrazione, realtà-linguaggio. Parazzoli affronta molti temi che interessano lo scrittore o aspirante tale, come il blocco della pagina bianca, il ritmo della narrazione, i generi letterari, l’uso dell’io narrante e la costruzione dei dialoghi.

Ma soprattutto si vuole mettere in luce quel concetto che oggi, nel mondo dell’editoria, si fatica a nominare o addirittura fa paura: l’ispirazione, “l’idea, piccola o immen­sa, da cui nasce un’opera letteraria scatta invece nel punto esatto in cui la linea orizzontale del­l’esperienza interseca quella verticale dell’arte. Per Pavese è il ronzio della mosca dentro a un bicchiere […]. Una parola out, che nes­suno osa più pronunciare, un moto sentimenta­le che ti spinge a scrivere e ti conduce dove vuo­le. Purché non sia il piccolo patema individua­le…”.

Perché ispirazione spesso non fa rima con editoria?

Perché, come Parazzoli ben sa, vista la sua lunga carriera in Mondadori, un libro si pubblica in base alle esigenze di mercato. “Oggi il direttore letterario è anche di­rettore editoriale: non giudica più sulla base del valore ma sulle richieste del marketing. Il suo giudizio non è letterario ma editoriale e attiene alla vendibilità e alle possibilità di essere visibili nei mass media. Così succede che piove sempre sul bagnato: i libri si pubblicano se danno la ga­ranzia di poter approdare alla televisione e quan­do si pubblicano si sa già che andranno sicura­mente in tv”.

Dura realtà da accettare per chi ancora crede nell’alto valore della parola stampata…