Lettera a “me stessa”

 

Lettera a “me stessa”presente a te stessa, ai tuoi sogni.
Ma, come tutti i cambiamenti, prima che diventino qualcosa, c’è la confusione, la paura, la solitudine.
Ora ti senti persa, persa dentro mille pensieri e parole, ma un giorno tutte queste vite che stai vivendo ti daranno ragione di quella che sei e sarai. Nel ritrovarti ti accorgerai di aver lasciato qualcosa per strada ma è quello il momento di continuare il viaggio, con prospettive nuove.
Non aggrapparti solo al passato, dilatandolo oltre il suo tempo, ma attingi ora da te stessa, da questo tuo presente, doloroso sì, ma ricco di prospettive di te, dei tuoi sogni, dei tuoi desideri; ricordi cosa diceva un tuo caro amico?

“i sogni non sono mere rappresentazioni dei nostri più reconditi desideri, né vie di fuga, sono, al contrario, strade maestre da percorrere”

Il dolore ci scava e ci uccide, ci fa pensare che tutto è sbagliato, ma questo è un inganno del dolore, che oggi ti ferisce e ti toglie la voglia di continuare una strada che per tutti è irta di disillusioni e amarezze.
Credimi!

La vita ti ha fatto fare scelte diverse ma non rinnegarle.
Ascolta te stessa, i tuoi sogni, le voci dei tuoi figli, il gusto del bello che da sempre ti seduce, ammanta i tuoi pensieri dei tuoi desideri più veri, dei tuoi ideali, abbi certezza che tutto questo non è vano, non è destinato a perdersi per sempre.
“Sono onde di un mare che non conosce né confini né tempeste”

E quando lo sconforto sarà più grande dei tuoi desideri allora affacciati al tuo balcone, guarda quel mare davanti a te, ascoltane il suono e godi del suo profumo e fatti accarezzare dal vento che soffia leggero, come un giorno leggeri saranno i tuoi affanni.

Per ognuno di noi c’è un giardino, fatto di memorie, parole, profumi e suoni, che germoglia di anno in anno, attraverso il nostro cuore.
Fatti guidare da questa luce.

Quando la vita morde ed il pianto sembra vano là troverai sempre te stessa e chi ti ama!

 

 

TEMPO

TEMPO

Attraverso
il diaframma
della memoria
mi fermo,
sorrido
e guardo com’è vicino
quel tempo
quando ancora lo stupore
accendeva gli occhi,
quando correre
e saltare e ridere …
era lavoro serio,
scrupoloso
e niente ancora
era certo

e la bambola, rotta,
c’era chi la riparava

e chi sapeva sempre tutto
e dava risposte
a me che chiedevo,
a me che cercavo
e il tempo non passava mai!

Lontana quella primavera,
lontani quei fiori,
passati quei giorni,
eppure ancora il profumo
è nell’aria.

Tutto,
fotografia sbiadita
d’un cammino,
lontani tracciati di tempo
e di spazio
la lente del ricordo svela
ed ogni minuto
ingrandisce e avvicina
e ferma,
almeno un po’
lo scorrere delle ore.
E ancora s’aspetta
e si sogna.

C’è tempo.

miracolo