Hope & Faith- favole

Sono stanca di leggere la politica, islam, musulmani! Perdonatemi … Invece trovato questa bella favola, e mi e piaciuto tanto ❤ Buon inizio settima a tutti voi, Eisa

Hope & Faith

Il suo nome era Rabbia, era la più grande di tre fratelli.
Gli altri due più piccolini erano Rancore e Disperazione.
Vita difficile la loro, cresciuti soli, allontanati da tutti.

Non c’era un perché o almeno nessuno lo sapeva.

Erano orfani, non conoscevano altro che loro stessi, che messi insieme del resto incutevano un po’ di timore.

Se un giorno splendeva il sole sulle aiuole del parco centrale e loro sfilavano li dinanzi con incedere solenne quasi fosse una processione, ecco i fiori appassire con disperazione, ecco l’alzarsi di vortici d’aria con rancore ed infine ecco il cielo tingersi di nubi oscure e cariche di lampi e tuoni al passaggio della rabbia (che era la più grande, l’abbiamo detto) e per questo la più temibile perché da molti più anni sopportava l’infelice condizione.

Erano abituate da sempre al ritmo ripetitivo dei loro passi quando giungevano tra gli altri.

Forse, se solo l’avessero avuto avrebbero seguito il ritmo del loro cuore ma ne furono privi sin dalla nascita perché la mamma, a noi sconosciuta, fu rapita da Morte prima di subito e non poté quindi consegnarglielo.

Per questo erano animati da un sentimento, cupo, malvagio e distruttivo.

Non erano contenti sia ben chiaro ma era l’unica cosa che riuscivano a provare perché un giorno un’ ombra immensa, incappucciata tutta di nero andò da loro e gli diede tre pietre di lava nera dicendogli di metterla al posto del cuore visto che non ne avevano uno (si pensava fosse il demonio ma nessuno veramente sa).

Al posto del cuore solo pietra, da lì il declino: rabbia, rancore e disperazione si indurirono e chiusero sempre di più.

Impaurivano i passanti, incenerivano la terra, disseminavano il terrore.

Leggenda vuole che quelle poche persone che provarono ad avvicinarglisi vennero trascinate con forza e violenza nel baratro più profondo e distruttivo che sia mai esistito.

Questo accade perché chi conosce solo odio, ti fa precipitare con sé.

Rabbia, rancore e disperazione non arricchiscono ma privano.

Capitò anche a me.

Mi spogliarono di tutte le virtù e le qualità.

Mi resero niente.

Mi ritrovai nuda e tremante nel buio.

Disperazione mi avvolse con il suo abbraccio asfissiante e intanto mi domandavo perché, mi chiedevo se mai sarei tornata a vedere il sole e le aiuole ricoperte di fiori nei parchi della città.

Il trio però, da sempre isolato e allontanato dagli altri, guidato dai più vili sentimenti continuava a imprigionare vittime e a distruggere paesaggi.

Quando le cose peggiorarono e i tre cominciarono ad avanzare pretese di dominio universale la terra tremò: era il suo grido, esprimeva disapprovazione.

La natura ricevuto il messaggio chiamò a sé le virtù più importanti, così nel bel mezzo di un bosco verde e rigoglioso che brillava di un verde smeraldo accompagnato dallo scroscio della vicina sorgente eccoli sfilare con magnificenza.

Il primo ad avanzare fu Tempo, sa essere veloce se vuole ma soprattutto sa aspettare, per questo era molto amico con Pazienza, si conoscevano praticamente da quando erano ancora in fasce e arrivò subito dopo di lui.

Poi fu la volta di Forza, un omone grande e grosso, dalla statura potrebbe quasi spaventare se non fosse che poi ha quel viso pulito e candido da perenne adolescente che evidenzia la sua natura pacifica.

Forza era seguito da Equilibrio, un agile nanetto tutto zompettante, gli era necessario per non esagerare nei momenti in cui magari preso dall’emozione rischiava di non controllarsi.

Infine ecco lo squadrone che rabbia, rancore e disperazione dovevano ben temere: era la famiglia più potente che sia mai esistita.

La mamma Cuore e il papà Amore e poi la schiera di figli Bacio, Abbraccio, Tenerezza, Comprensione e Carezza.

C’erano poi nonna Fiducia e nonno Rispetto e infine le due zie zitelle Costanza e Speranza.

Loro erano tutto ciò di cui la terra che poco prima aveva tremato, necessitava.

Erano l’Esercito della Salvezza.

Così, avanzarono fieri e sicuri verso la grotta, umida e scura dimora del trio maledetto e con Forza moderata dall’Equilibrio e con Tempo aiutato da Pazienza e la famiglia detta del Nobile Sentimento lo scontro ebbe inizio.

Fu così che io e tanti altri riuscimmo di nuovo a sorridere.

Fu grazie al loro aiuto che le pietre di lava nera vennero finalmente sostituite da un cuore piccolo, piccolissimo proprio! Ma sarebbero cresciuti ben presto perché si sa l’amore vince sempre su tutto e finalmente sebbene la battaglia fu lunga e dolorosa alla fine Rabbia, Rancore e Disperazione decisero di arrendersi e di avere finalmente anche loro la possibilità di amare e essere amati.

Rabbia prese il nome di Felicità, Rancore volle chiamarsi Protezione e Disperazione mutò in Disponibilità.

I tre insieme decisero allora di partire per il mondo e piantare fiori ovunque.

Il fiore rappresenta l’individuo: entrambe infatti hanno bisogno di cure e amore.

Per ogni fiore i tre ponevano le mani a mo’di imposizione creando una cupola invisibile di protezione con la speranza che mai più nessun fiore e nessuna persona vengano più calpestati.
Fiaba di: Ilaria Proietti

Buona serata con sorriso

 

Il cappello color porpora
A 3 anni Lei si guarda e vede una Regina.
A 8 anni Lei si guarda e vede Cenerentola.
A 15 anni Lei si guarda e vede un brutto anatroccolo (“mamma non posso andare a scuola con questo aspetto qui”).
A 20 anni Lei si guarda e si vede “troppo grassa/troppo magra, con i capelli troppo lisci/ troppo arricciati”, ma decide che uscirà di casa lo stesso.
A 30 anni Lei si guarda e si vede “troppo grassa/troppo magra, troppo bassa/troppo alta, con i capelli troppo lisci/ troppo arricciati” ma decide che non ha tempo di risistemarsi e che uscirà di casa lo stesso.
A 40 anni Lei si guarda e si vede “troppo grassa/troppo magra, troppo bassa/ troppo alta, con i capelli troppo lisci/ troppo arricciati” ma dice: “almeno sono pulita”, ed esce di casa lo stesso.
A 50 anni Lei si guarda e si vede “esistere” e se ne va dovunque abbia voglia di andare.

Risultati immagini per cappello color porporaA 60 anni Lei si guarda e ricorda tutte le persone che non possono più nemmeno guardarsi allo specchio. Esce di casa e conquista il… mondo.
A settanta anni Lei si guarda e vede saggezza, capacità di ridere e saper vivere, esce e si gode la vita.
A 80 anni non perde tempo a guardarsi, si mette in testa un cappello color porpora ed esce per divertirsi con il mondo.


B U O N A  * S E R A T A

Buon giorno …

IN FONDO CAMMINARE è il paradigma della vita.
A volte trovi percorsi difficili che pensi di non superare, ma se ci metti grinta e tenacia tutto è sormontabile e dopo puoi trovare delle vaste praterie dove assaporare il gusto di aver creduto in te stesso, perché quando l’uomo e la natura si incontrano, grandi cose accadono.
Per questo è bene non perdere la voglia di camminare. Camminando ogni giorno si raggiunge uno stato di benessere e ci si lascia alle spalle ogni malanno; i pensieri migliori si hanno mentre si cammina, e non si conosce pensiero così gravoso da non poter essere lasciato alle spalle con una camminata…
Ma stando fermi si arriva sempre più vicini a sentirsi malati…
Perciò basta continuare a camminare, e andrà tutto bene.

( che vuol dire, è utile continuare a vivere, in ogni caso)

BUON fine settima, e qualche volta ricordiamoci dell’importanza del benessere del nostro corpo e della nostra mente perché è qui l’unico luogo dove dobbiamo vivere!

ELisa

 

304 – Riflettendo in armonia … ♡

L a vita è un piccolo sacchetto di monete.
Ogni moneta è un sentimento, un’occasione, un destino.
Ogni moneta ha due facce, e se da una parte peschi la moneta della felicità devi stare molto attento perché potrebbe voltarsi.
E svelarti la faccia del dolore.
Ha un grande valore questo sacchetto di monete.
Così pieno, così vario.
C’è da pescare, bisogna stare attenti a pescare.
A volte capita che qualcuno scelga le facce giuste e allora hai fra le mani il gettone dell’amore, della famiglia, il gettone del successo professionale,il grande doblone della salute.

C’è chi riesce a tenerli per tutta una vita rivolte sul lato fortunato: e questo è il grande miracolo dell’armonia.
Altri pescano male e campano sul filo del rasoio, dove la sottrazione vince sull’addizione, dove togliere ha più forza che ricevere.
E questo è semplicemente l’esistenza.

Ma c’è qualcosa in quel sacchetto da tenere stretto e ben presente:
è sapere che bisogna pescare, comunque, che la mano non deve aver paura perché la moneta è l’unica possibilità che abbiamo.
Di vivere, o forse di sapere.

Sapere cos’è la passione e subito dopo l’amore e poi la fine dell’amore, dell’affetto portentoso di un padre e della tragedia di una sua perdita, della generosità incondizionata di una madre e del suo distacco, di un figlio che nasce, di un figlio che muore.
Il pescare è la sola misura dell’esistenza.
Non ne conosciamo altri.
A volte ci viene tolto tutto al’l’improvviso, altre volte ci viene regalato un poco alla volta.
Qualcuno lo chiama contrappasso, altri bilancia della vita.
Io non lo chiamerei affatto, perché lo stupore è l’unica cosa che rimane davanti a questo piccolo sacchetto di destini.
Conosco persone che hanno pescato sempre bene le loro monete.
Ne conosco altre che hanno estratto sempre la faccia dolorosa.
La maggior parte ha avuto che fare con un lato del gettone e subito dopo con l’altro.

Le poche righe che mi rimangono sono dedicate a uno di loro e al suo sacchetto che ha dovuto abbandonare pochi mesi fa.

Si chiamava Gianluca e non ha mai avuto paura, nemmeno una volta, di scegliere il suo destino.
Di pescarlo.
Aveva quarantadue anni e due bellissime bambine, le sue monete più belle.
Le chiamava ‘briciole’, perché stavano in un abbraccio.
Aveva Sonia, la sua ragazza e poi moglie, conosciuta a 20 anni all’università e sposata a 32. Me l’ha fatta vedere una volta, quando veniva in ufficio a sistemarmi il computer: teneva una fotografia nel portafoglio, lei sorrideva mentre lui era intento a fissarla come non ci fosse nessuna macchina fotografica davanti.
Gianluca aveva un buon lavoro, era un informatico ma anche uno scrittore che usava la notte per mettere su carta quel che raccoglieva di giorno.

Erano queste le sue monete più preziose, venute fuori dopo un primo gettone sfortunato, la perdita prematura di un padre.
Col tempo, però, Gianluca aveva pescato bene dal sacchetto, si era ripreso tutto con i suoi gettoni della vita.
E quella era la ricompensa che segue la mancanza.
Poi un giorno Gianluca è venuto in ufficio, aveva una tosse sottile e leggera che non lo lasciava, che l’avrebbe costretto a stare un po’ di giorni a casa per degli accertamenti. Semplice allergia, mi ripeteva con gli occhi impauriti.

Invece quella era la moneta più terribile del sacchetto, quella che ognuno di noi vorrebbe lasciare sempre per ultima.
L’ha pescata e da quel momento ha avuto solo otto mesi per baciare ogni sera le sue bambine, per baciare ogni sera il suo amore Sonia.
Otto mesi, in cui fino all’ultimo ha continuato a venire in ufficio, a lavorare, a dirmi non dimenticare mai quello che hai.
Otto mesi, in cui mi ha insegnato una cosa che non dimenticherò più: l’importante è pescare dal sacchetto della vita, sempre. Qualsiasi possa essere la moneta.
Qualsiasi.

Una felice inizio settima mondo di amici ♡

303 – QUANDO DIO CREO’ IL PAPA

Quando Dio creò il papà cominciò disegnando una

sagoma piuttosto robusta e alta.

Una angelo che svolazzava sbirciò sul foglio e si
fermò incuriosito.

Dio si girò e l’angelo “scoperto” arrossendo gli
chiese

“Cosa stai disegnando?”.

Dio rispose “Questo è un grande progetto”.

L’angelo annuì e chiese “Che nome gli hai dato?”.

“L’ho chiamato papà” rispose Dio continuando a
disegnare lo schizzo del papà sul foglio.

Papà….” pronunciò l’angelo “E a cosa servirebbe un
papà?” chiese l’angioletto accarezzandosi le piume
di un’ala.

“Un papà” spiegò Dio “Serve per dare aiuto ai
propri figli, saprà incoraggiarli nei momenti
difficili, saprà coccolarli quando si sentono tristi,
giocherà con loro quando tornerà dal lavoro, saprà
educarli insegnando cosa è giusto e cosa no.”

Dio lavorò tutta la notte dando al padre una voce
ferma e autorevole, e disegnò ad uno ad uno ogni
lineamento.

L’angelo che si era addormentato accanto a Dio, si
svegliò di soprassalto e girandosi vide Dio che
ancora stava disegnando.

“Stai ancora lavorando al progetto del papà?” chiese
curioso.

“Sì” rispose Dio con voce dolce e calma “Richiede
tempo”.

L’angelo sbirciò ancora una volta sul foglio e disse
“Ma non ti sembra troppo grosso questo papà se poi
i bambini li hai fatti così piccoli?”

Dio abbozzando un sorriso rispose: “E’ della
grandezza giusta per farli sentire protetti e incutere
quel po’ di timore perchè non se ne approfittino
troppo e lo ascoltino quando insegnerà loro ad
essere onesti e rispettosi”.

L’ angelo proseguì con un’altra domanda: “Non sono
troppo grosse quelle mani?”.

No”, rispose Dio continuando il suo disegno “Sono
grandi abbastanza per poterli prendere tra le braccia
e farli sentire al sicuro”.

“E quelli sono i suoi occhi?” chiese ancora
l’angioletto indicandoli sul disegno.

“Esatto”, rispose Dio “Occhi che vedono e si
accorgono di tutto pur rimanendo calmi e
tolleranti”.

L’angelo storse il nasino e aggiunse “Non ti
sembrano un po’ troppo severi?”.

“Guardali meglio” rispose Dio.

Fu allora che l’angioletto si accorse che gli occhi del
papà erano velati di lacrime mentre guardava con
orgoglio e tenerezza il suo piccolo bambino.

 

La leggenda delle mandorle

290 – Buon giorno con una favoletta

La leggenda delle mandorle

Molto tempo fa c’era una nobile fanciulla di rara bellezza che fu costretta ad avventurarsi nell’immensità del mare con un gruppo di marinai fidati, per sfuggire alla collera di un vecchio gentiluomo che voleva prenderla in sposa e non accettava di essere stato rifiutato dalla fanciulla.

Portava con sé un piccolo tesoro: pianticelle di mandorli,
e sacchi colmi dello stesso frutto che le piante adulte producevano d’estate: in quel tempo i mandorli erano considerati alberi benedetti dagli dei, sui suoi ramoscelli sbocciavano fiori candidi che mutavano in piccoli frutti la cui dolcezza metteva pace tra cielo e terra.

Navigarono per molto tempo e scampando alle burrasche, approdarono su un’isola meravigliosa, ricca di colori e di profumi.


La fanciulla fu accolta con calore dagli isolani che la ricoprirono di doni e la fanciulla per ripagare l’ospitalità, aveva donato in cambio agli isolani le pianticelle dei mandorli a loro sconosciute e i sacchi traboccanti dei frutti che producevano da adulte: le mandorle.
Gli abitanti dell’isola trovarono quel regalo molto prezioso e piantarono subito gli alberelli nella loro valle, tra i solchi di quella terra fertile e assolata, aspettando con ansia la primavera, per vedere il prodigio di cui parlava la fanciulla arrivata dal mare.

Le pianticelle attecchirono e qualche anno dopo sui rami cominciarono a sbocciare fiori bianchi e rosati dal profumo intenso che, quasi per magia, d’estate si trasformavano in piccoli frutti che sotto la durezza del guscio celavano un’anima tenera e dolce.

I mandorli fiorivano in gennaio, quando nella valle gli altri alberi da frutto battevano ancora i denti per il freddo nei campi irrorati dalla brina, annunciando molto in anticipo l’arrivo della primavera: quel luogo ancora oggi è conosciuto come la Valle dei Mandorli

Fu così che si diffusero in altre terre vicine e lontane, annunciate dalla reputazione di frutti ricchi e pregiati: si narrava che le mandorle fossero magiche e nel segreto dei loro gusci si nascondessero doni da fare meraviglia ai regnanti.

Per questo le mandorle furono destinate ad abitare nel cuore dei confetti, addolcendo gli eventi gioiosi degli esseri umani.

 Buon Lunedì mondo di amici con questa delizioso racconto di Sara Rodolao

Nota / appena finito di leggere il blog di Manu  Una Favola in TavolaLa Mandorla

Virtù e bontà di questo pianta stupenda. ve lo consiglio   ❤

Un caldo abbraccio a voi, Amici e Viandante, visto il freddo che ce! 🙂 Elisa

Cominciamo la giornata con …

Cominciamo la giornata con … SORRISO

Felicità

C’è un’ape che se posa
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va…
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.

Avarizzia

Ho conosciuto un vecchio
avaro, ma avaro: avaro a un punto tale
che guarda li quatrini ne lo specchio
pe’ vede raddoppiato er capitale.

Allora dice: quelli li do via
perché ce faccio la beneficenza;
ma questi me li tengo pe’ prudenza…
E li ripone ne la scrivania.

Pappagallo ermetico

Un Pappagallo recitava Dante:
“Pape Satan, pape Satan aleppe…”.
Ammalappena un critico lo seppe
corse a sentillo e disse: – È impressionante!
Oggiggiorno, chi esprime er su’ pensiero
senza spiegasse bene, è un genio vero:
un genio ch’è rimasto per modestia
nascosto ner cervello d’una bestia.

Se vôi l’ammirazzione de l’amichi
nun faje capì mai quelo che dichi.

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Accidia

In un giardino, un vagabonno dorme
accucciato per terra, arinnicchiato,
che manco se distingueno le forme.

Passa una guardia: – Alò! – dice – Cammina! –
Quello se smucchia e j’arisponne: – Bravo! –
Me sveji propio a tempo! M’insognavo
che stavo a lavorà ne l’officina!

Buona giornata Amici con sorriso ❤

poesie di Trilussa

LA VALIGIA DEI SOGNI

LA VALIGIA DEI SOGNI
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E’ una valigia di cartone legata da uno spago, la valigia che contiene i nostri sogni,
la teniamo in cima a un armadio dentro casa, la dimentichiamo per mesi. a volte per anni.
E’ vecchia, ormai ridotta male, con tante etichette attaccate sopra, aeroporti, stazioni, isole lontane, voli speciali che non hanno prezzo, perché a volte non li abbiamo pagati o a volte li abbiamo pagati cento volte tanto il loro valore, ma con la felicità grande di farlo.
Mi sono ricordata una mattina per caso che avevo quella valigia, ho presa, era piena di polvere, non avevo il coraggio di togliere lo spago, e se i miei sogni scappano via?
O se la apro e la trovo vuota?
La guardavo con il cuore che batteva forte, il desiderio di aprirla era grande, mi ripetevo.
” E se non ci sono più sogni? “ Fermarsi per la paura di non avere più sogni.
Rinunciare ad aprire quella valigia, forse significa voler smettere di vivere, ma vivere è qualcosa di immensamente diverso dal semplice respirare, dal lasciare che il cuore pompi sangue in un contenitore che sarebbe il nostro corpo, senza un desiderio grande da realizzare, un lavoro, un amore, un’utopia, un figlio…. quello che la nostra vecchia valigia contiene non importa, non può stare vuota sopra un armadio.
Presa da questa convinzione ho aperta, non era vuota. Mancavano alcuni sogni, qualcuno si regala, qualcuno ce lo rubano, ma ce ne erano ancora tanti...tantissimi, li ho riconosciuti, si erano i miei, potevo ancora prendere altri treni, potevo ancora pensare di partire, improvvisamente li volevo tutti, ne volevo altri per riempirla, ma non per tenerli tutti per me, il desiderio più grande era quella di regalare un sogno, a chi ha la sua valigia vuota, perché potesse anche lui partire ancora ripartire perché magari preso dalla frenesia della vita non si era accorto che perdeva i suoi sogni.
Li guardavo estasiata, erano loro, i miei sogni dimenticati, accantonati, messi un attimo da parte, i miei sogni che credevo perduti.

[farfalle3.gif]

Belli stupendi, pieni di colori, erano di nuovo con me, la stanza era buia, ma aperta quella valigia un arcobaleno stupendo la illuminava, e questi sogni come farfalle colorate volavano per la stanza e si posavano su di me, come se fossi un fiore, e mi sentivo un fiore raro, unico.
Avevo per me delle farfalle che nelle ali avevano nascoste piccole felicità.

-Tutte queste parole per dirvi, se qualcuno di voi ha una valigia di cartone dimenticata sopra un armadio, ci guardi dentro domani… al più presto, non è vuota, forse basta solo avere il coraggio di guardarci dentro – ©ELisa

Strano Mondo

 

Strano Mondo

E’ uno strano mondo questo
dove tutto sembra aver un senso
ma non lo possiede
par proprio di scorrere lungo
un fiume senza fine,
lasciandosi trasportare
da una corrente che
non accenna a diminuire
il suo impeto,
portandoci lontano.
Conosciamo luoghi
e persone,
e con lo scorrere della corrente,
li lasciamo andare
proseguendo nel nostro
incessante viaggio.
Un pò di tirstezza c’attornia,
ma cerchiamo
sempre una più
grande felicità,
verso il domani…

”La sofferenza è sempre gratuita, mentre la felicità è diventata un utopia irraggiungibile…”

ELFIGNOMI

28/11/09