Ad una grande Mamma – ♡ Dedicato a tutte le Mamme ♡

Ad una grande Mamma
di Silvano Montanari

Ricordo, piccino, quando mi accudivi
con la dolcezza del tuo grande cuore
quando, ferito, dai doveri della Vita
lenivi le mie pene con il tuo Amore.

Azzurro, l’Angelo che ti teneva la mano
rosso, era il cuore, della tua passione
caldo, il pianto che scendeva muto
sulle tue guance ad ogni mio dolore.

Ora che il tempo è ormai fuggito
e come adulto, io ti sto osservando
ora, che i miei figli hanno bisogno d’aiuto
mi accorgo delle pene che hai patito.

Noi vecchi, piccoli, t’abbiamo conosciuto
quando il vigore ti bruciava in petto
quando la Vita, per tè era un successo.

Adesso, invece che ti vedo stanca
sola, senza più forza, l’Anima smarrita
mi rendo conto che per te, la Vita
ha ormai perduto così l’antico smalto.

Desidero però che tu conosca a fondo
quanto è grande il bene che ti voglio.
♡ Dedicato a tutte le Mamme ♡

La vita è un dottore ?

“…Per il bene dell’anima, del corpo e del cosmo, che ci tiene uniti tutti in un pugno, almeno una volta bisogna provare …
tristezza, sofferenza, stanchezza, fame
rabbia, dolore, sopportazione, ansia
delusione … tutto ciò che non si vuole!

Sì, è proprio così: almeno una volta bisogna esser stati trafitti da un raggio di luce,da un raggio di odio, da un raggio di caducità!

Perché?
Perché, Se non ci fosse il buio, come potrebbe venire il giorno luminoso per farci vedere, capire, felicitare?
Se non si cadesse e non ci si facesse mai male, come ci si rialzerebbe per provare il benessere perduto, per capire il suo valore?

Orsù, voi tutti, me compreso, per il bene della vostra anima siate soddisfatti di essere maltrattati dalla vita, perché quando essa ci accarezzerà potremo gioire veramente!

“La vita è un dottore che tramite il male ci fa del bene.”

Buona Rinascita…Buona Resurrezione
“Che la pace la serenità e l’amore regnino sovrane nei vostri cuori.”

Notte …

lacrimeStanotte ti ho sognato…

Ero seduta in una casa buia e mi chiedevo,dove sei? – perchè ci hanno costretto a separarci?

Non conosco la risposta a queste domande, per quanto mi sforzi di comprendere.

La ragione è semplice, ma la mia mente mi obbliga a scartarla, e l’angoscia tormenta ogni ora della mia veglia.

Senza te mi sento perduta, una vagabonda senza anima, un uccello solitario che vola senza meta.

Sono tutte queste cose e non sono nulla…

Cerco di ricordare come eravamo un tempo, non eravamo sulla terraferma ma aquile in volo, eravamo parte del cielo, dell’universo perchè sapevamo che era stato il cielo a farci incontrare…

E quando volavo, capivo il significato della vera felicità.

Ti guardavo ammaliata e in cuor mio sapevo che sarebbe stato così per sempre…

E’ sempre cosi, mi chiedo, quando due persone si amano?

Non lo so, ma se la mia vita da quando mi sei stato portato via può servire da indizio, credo di conoscere la risposta.

D’ora in poi so’ che sarò sola…

Ti sogno, ti evoco quando ho più bisogno di te.

E’ tutto ciò che posso fare, ma non mi basta.

Non sarà mai abbastanza, lo so, ma che altro mi resta?

Se fossi qui me lo diresti tu, ma anche questo mi è stato sottratto.

Tu avevi sempre le parole adatte per alleviare il mio dolore.

Sapevi sempre come farmi sentire bene

E’ possibile che tu sappia come mi sento senza di te?

In sogno mi fa piacere pensare di si.

Prima di incontrarci vagavo per la vita senza una direzione, senza una ragione.

So che, per qualche motivo, ogni passo che ho fatto da quando ho imparato a camminare era un passo verso di te.

Eravamo destinati ad incontrarci.

Ma ora sola in questa casa, sono giunta alla convinzione che il destino può ferire una persona con la stessa forza con cui può benedirla, e mi ritrovo a domandarmi perchè, fra tutte le persone al mondo che avrei potuto amare, dovevo innamorarmi di un uomo che mi sarebbe stato portato via.

Mi sveglio…

Una lacrima solca il mio viso stanco…

Era un sogno…ma è anche la mia realtà…

Chiudo gli occhi e ascolto questa bellissima canzone…nel silenzio più totale vorrei che arrivasse fino a te….

Morta Alda Merini

ANSA, Ultimo aggiornamento: 01/11/2009

Morta Alda Merini, la poetessa dalla doppia anima
Aveva 78 anni, e’ deceduta all’ospedale San Paolo di Milan

 
di Elisabetta Stefanelli – ROMA –

“Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare di colore. Mi piace di cambiare di misura”. Sono queste le parole che Alda Merini, la grande poetessa scomparsa a Milano, aveva scelto per la hompage del suo sito ufficiale, accanto ad una immagine molto intensa, in bianco e nero, con l’immancabile sigaretta in mano e la altrettanto inseparabile collana di perle al collo. Del resto, in questo mettere insieme regole borghesi e trasgressione era l’anima della sua opera dolorosa, segnata dall’esperienza della follia e del disagio fisico ed economico, in un ventennale entrare e uscire da ospedali psichiatrici tra gli anni Sessanta e Settanta.

GRANDISSIMO DOLORE PER LA MORTE DELLA POETESSA A CUI IL FOTOGRAFO GIULIANO GRITTINI ERA MOLTO AFFEZIONATO DA UN GRANDE RAPPORTO DI AMICIZIA.

La poetessa Alda Merini, 78 anni, è morta oggi pomeriggio alle 17.30 all’ospedale San Paolo di Milano, nel reparto di oncologia, nosocomio che – si legge nella nota ufficiale della struttura sanitaria – «da anni l’ha avuta in cura e a cui ha dedicato profonde riflessioni poetiche oltre a una scultura di forte richiamo a un periodo travagliato della sua vita. Il suo atteggiamento e la sua sensibilità hanno lasciato un profondo ricordo negli operatori sanitari del reparto di cura di Oncologia e cure palliative al quale si è rivolta nella consapevolezza di un supporto al disagio fisico e psicologico che la malattia le ha riservato nell’ultimo periodo della sua esistenza». Era considerata una delle principali poetesse del Novecento. Nel 1996 era stata proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall’Academie Française.

“Sono molto irrequieta quando mi legano allo spazio”, scriveva in una componimento intitolato Poesia e la sua instabilita’ si traduceva in versi ad altissima intensita’ emotiva, spesso erotica, sin a partire dai primi componimenti, semplici, lineari, di pochi versi. Era nata a Milano nel marzo del 1931, ed aveva iniziato a comporre le prime liriche giovanissima, ad appena 16 anni quando subito incontro il favore dei suoi illustri lettori. Il suo primo incontro con il mondo letterario avvenne quando Silvana Rovelli, cugina di Ada Negri, sottopose alcune delle sue poesie ad Angelo Romano’ che, a sua volta, le fece leggere a Giacinto Spagnoletti, considerato lo scopritore della poetessa.

La prima raccolta di poesie di Alda Merini: ‘La presenza di Orfeo’, pubblicata nel 1953, ebbe subito un grande successo di critica ed allora lei aveva gia’ incontrato Giorgio Manganelli, al quale fu legata fino alla fine da una forte amicizia. Sempre nel ’53 sposava Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie a Milano, dal quale ebbe la prima figlia: al pediatra della bambina dedica Tu sei Pietro, del 1961. Nel 1965 viene internata al manicomio Paolo Pini dal quale uscira’ solo nel ’72 a parte brevi periodi a casa nel corso dei quali nasceranno altre tre figlie. Una vita, e un’opera, nell’alternanza tra lucidita’ e follia che troveranno sintesi somma in quello che e’ considerato il suo capolavoro, ‘La Terra Santa’ che le e’ valso, nel 1993, il Premio Librex-Guggenheim ‘Eugenio Montale’ per la Poesia. “La verita’ e’ sempre quella”, scriveva, “la cattiveria degli uomini che ti abbassa/e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa”. Altre sue raccolte di versi sono ‘Testamento’, ‘Vuoto d’amore’, ‘Ballate non pagate’, ‘Fiore di poesia 1951-1997’, ‘Superba e’ la notte’, ‘L’anima innamorata, ‘Corpo d’amore’, ‘Un incontro con Gesu”, ‘Magnificat. Un incontro con Maria’, ‘La carne degli Angeli’, ‘Piu’ bella della poesia e’ stata la mia vita’, ‘Clinica dell’abbandono’ e ‘Folle, folle, folle d’amore per te. Poesie per giovani innamorati’.

Nella sua carriera artistica, Alda Merini si e’ cimentata anche con la prosa in ‘L’altra verita’. Diario di una diversa’, ‘Delirio amoroso’, ‘Il tormento delle figure’, ‘Le parole di Alda Merini’, ‘La pazza della porta accanto’ (con il quale vinse il Premio Latina 1995 e fu finalista al Premio Rapallo 1996), ‘La vita facile’, ‘Lettere a un racconto. Prose lunghe e brevi’ e ‘Il ladro Giuseppe. Racconti degli anni Sessanta’ e con gli aforismi ‘Aforismi e magie’. Nel 1996 era stata proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall’Academie Francaise, e la raccolta di adesioni continuava ancora oggi sul suo sito. Ha vinto il Premio Viareggio e nel 1997 le e’ stato assegnato il Premio Procida-Elsa Morante e nel 1999 il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Settore Poesia. Era stata protagonista, negli ultimi anni della sua vita di una serie di apparizioni teatrali e anche di un documentario presentato alla mostra del Cinema di Venezia quest’anno, “Alda Merini. Una donna sul palcoscenico”, di Cosimo Damiano Damato.

io non ho bisogno di ..
Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,di parole,
di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino
all’orecchio degli amanti….
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni
e dà colori nuovi.
Alda Merini

Sei il mio sole

stazione

SOLITUDINE…

– E LA CERTEZZA DI UN DOMANI MIGLIORE –

Freddo, si che freddo. E un freddo speciale, diverso, niente scalda, coperta, cappotto, nulla serve, sento freddo, tanto freddo.

Mi siedo su un marciapiede, il sole sul viso e l’anima di un gattino rannicchiato, infreddolito.

Una carezza… è il sole che mi accarezza piano il viso.

Rabbrividisco per un istante, fa freddo, non ci sono treni, non ci sono stazioni, il sole, ci sta solo il sole. Chiudo gli occhi, non sono sola, ci sta il sole. Il gattino rannicchiato dentro di me, mi dice: “Lasciami in pace” dammi pace, lo sento respirare, vuole vivere.

La borsa per terra, non vedo chi passa, non vedo nulla, sento solo freddo.

Una canzone mi dice...”Con le mani puoi costruire castelli, autostrade.

“Costruire”, si muove il gattino, si stiracchia un po’ con le mani, con la forza, con tutta se stessa, costruire, mai distruggere, mai tornare indietro, e dirsi, “non posso”, no, non distruggo, lo accarezzo quel gattino.

Il sole all’improvviso lo sento dentro un po’ di tepore. Anche se non basta riscaldare il cuore.

Che silenzio. E buio, eppure è mattina.

“L’anima” coperta da un paio d’occhiali da sole, sì la mia anima che si legge nei miei occhi, protetta da quella nuvola informe che sono le persone che mi passano davanti.

Le vedo velate, dietro i miei occhiali, un mondo che mi gira intorno e sembra non vedermi, mentre combatto con l’odore dei ricordi.

Anche loro all’improvviso stamattina qui, nella mia vita, in quest’angolo di strada.

Chi mi guarda crede che io sia pazza. No, sto solo cercando di stringere forte nelle mie mani quel sole, di far tornare la luce.

Ho bisogno di parole, ma non parole gia sentite, non parole gia dette. Parole che vorrei che qualcuno, inventasse per me, che vivessero solo quel tempo che dalla bocca arrivino alle mie orecchie, e che non siano mai stati di nessun altro, che possa memorizzarle, scolpirle della memoria e che siano solo mie.

Un “ti amo “… sarà di qualcun altro alla fine. No, non è questa parola che voglio stamattina.

… Suona il cellulare, ma si cosa importa chi è, non mi darà parole nuove.

Ho smesso di mangiare, ho smesso di leggere, ho smesso di scrivere.

“Lavori in corso” dentro di me. Sono cambiata. Migliore, peggiore, non saprei.

Sicuramente, non piu io.

E andato via il sole, non sono riuscito a trattenerle, ho aperto le mani per un istante, un solo istante. Sono vuote di nuovo. Quanto tempo è che sono qui? Un ora, pochi minuti, non lo so, ridacchio fra me… “se allungo una mano, mi danno l’elemosina”, scoppio a ridere, che strano suono. Me lo era dimenticata, questo lo memorizzo, domani potrà servirmi, magari domani... “si…domani”.

Ma esiste chi inventa parole nuove?

Ci provo io. Che parola potrei inventare se amassi qualcuno?

Che cosa potrei dirgli? Non mi viene in mente nulla di mai dette. Mi viene in mente solo questa frase, credo scontata … ” sei il mio sole all’improvviso”

Non la dico la metto via, domani potrebbe servirmi, sì, forse domani.

Prendo la mia borsa, mi alzo e m’incammino, e notte, ci sono solo io in questa strada.

Non tolgo l’occhiali, non e ancora il momento, nessuno deve guardarmi dentro, ancora no. Mi vedo andare via. Sembro un mucchietto di stracci, e quanto freddo.

Non ha importanza dove vado, ho qualcosa in piu di ieri.

Uno strano suono dimenticato e una frase scontata da dire.

Ho messo tutto in un posto speciale, li ho messi dentro di me, e quel mucchietto di stracci, un po’ curvo, nel buio, illumina la strada come se fosse una stella.

– 2004 lasciando la mia vita – verso l’ignoto -Lisa

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