Angeli

Un uomo soffriva la cosa peggiore che può capitare a un essere umano: suo figlio era morto, e per anni non poteva dormire e piangeva tutta la notte finché albeggiava.

Un giorno gli apparve un angelo nel sogno e gli disse: “Basta piangere !”
“Non posso sopportare di non vederlo più” rispose l’uomo.
Così l’angelo disse “Lo vorresti rivedere ?”
L’uomo annui, quindi l’angelo lo prese per mano e lo portò in cielo e disse:
“Pazienta un pò, lo vedrai passare”
Al cenno dell’angelo una moltitudine di bambini iniziarono a passare vestiti come angeli con un lume in mano.
Così l’uomo incuriosito domandò:
“Chi sono ?” e L’angelo rispose:
“Sono i bambini che hanno lasciato la vostra terra troppo presto, tutti i giorni fanno questa passeggiata con noi perché hanno il cuore puro”
Disse l’uomo: “Mio figlio è tra di essi ?”
“Si lo vedrai tra un pò”

Finalmente tra i tanti bambini passò anche il figlio di quell’uomo, che radiante scappò ad abbracciarlo, quando improvvisamente si accorse che aveva il lume spento.

Angosciosamente disse al ragazzo “Figlio mio, perché il tuo lume è spento?
Perché non infiamma la tua anima come agli altri?”
Il bambino lo guardò e disse; “Papà, io accendo la mia candela come quella di tutti, ogni giorno, ma le tue lacrime la spengono la notte”

Non piangere oramai per quell’essere voluto che perdesti, sia figlio, marito, madre o padre!
Lascialo riposare in Pace, prega per lui, non tormentare la tua vita, perché non ritornerà.
Ma puoi averlo nel tuo ricordo con amore.
E’difficile, ma lascialo andare …

Dolce Notte mondo di Amici con un piccolo pensiero;

Quanto lavorano gli Angeli per portare pace nel nostro mondo tormentato! Ascoltali e se puoi, diventa un Angelo in Terra diffondendo luce e amore
dovunque tu vada.
– Secondo il Theta Heling noi siamo co-creatori della nostra realtà. quando ci connetti
amo col Creatore trascendiamo l’universo.
La luce divina è in noi, il viaggio attraverso l’Universo per arrivare al Creatore
(settimo piano esistenziale) è la metafora di un viaggio all’interno di noi, fino al nocciolo della nostra divinità.
Siamo Angeli quando siamo votati all’aiuto al prossimo!  

Felice giornata a voi

Mamma, ascoltami con gli occhi!

Tu e Io

Fermati un attimo,
ascolta quello che hai intorno,
non chiudere mai i tuoi occhi se non è necessario,
affronta la vita in tutte le sue visioni,
respira l’aria, perché quella è tua e di nessun altro,
nessuno è meglio di te,
perché tu sei l’unico disegnatore della tua vita,
sei la persona che aspetta che piova per piangere in due,
sei il pastello che colora la tua strada,
l’acqua che rinfresca la tua giornata,
sei il musicista della tua colonna sonora,
lo scrittore della tua giornata,
il pittore del quadro in cui vivi,
tu sei tutto quello che ti circonda,
la vita è tua,
il resto è solo un contorno.

 

Mamma, ascoltami con gli occhi!

Una giovane mamma, in cucina, preparava la cena con la mente totalmente concentrata su ciò che stava facendo: preparare le patatine fritte.
Stava lavorando sodo proprio per preparare un piatto che i bambini avrebbero apprezzato molto.
Le patatine fritte era il piatto preferito dei bambini.

Il bambino più piccolo di quattro anni aveva avuto una intensa giornata alla scuola materna e raccontava alla mamma quello che aveva fatto.
La mamma gli rispondeva distrattamente con monosillabi e borbottii.

Qualche istante dopo si sentì tirare la gonna e udì: – “Mamma ”
La donna accennò di sì col capo e borbottò anche qualche parola.

Sentì altri strattoni alla gonna e di nuovo: “Mamma ”

Gli rispose ancora una volta brevemente e continuò imperterrita a sbucciare le patate.
Passarono cinque minuti.
Il bambino si attaccò alla gonna della mamma e tirò con tutte le sue forze.
La donna fu costretta a chinarsi verso il figlio.

Il bambino le prese il volto fra le manine paffute, lo portò davanti al proprio viso e disse: “Mamma, ascoltami con gli occhi!”.

( Da “Piccole storie per l’anima” di Bruno Ferrero )

303 – QUANDO DIO CREO’ IL PAPA

Quando Dio creò il papà cominciò disegnando una

sagoma piuttosto robusta e alta.

Una angelo che svolazzava sbirciò sul foglio e si
fermò incuriosito.

Dio si girò e l’angelo “scoperto” arrossendo gli
chiese

“Cosa stai disegnando?”.

Dio rispose “Questo è un grande progetto”.

L’angelo annuì e chiese “Che nome gli hai dato?”.

“L’ho chiamato papà” rispose Dio continuando a
disegnare lo schizzo del papà sul foglio.

Papà….” pronunciò l’angelo “E a cosa servirebbe un
papà?” chiese l’angioletto accarezzandosi le piume
di un’ala.

“Un papà” spiegò Dio “Serve per dare aiuto ai
propri figli, saprà incoraggiarli nei momenti
difficili, saprà coccolarli quando si sentono tristi,
giocherà con loro quando tornerà dal lavoro, saprà
educarli insegnando cosa è giusto e cosa no.”

Dio lavorò tutta la notte dando al padre una voce
ferma e autorevole, e disegnò ad uno ad uno ogni
lineamento.

L’angelo che si era addormentato accanto a Dio, si
svegliò di soprassalto e girandosi vide Dio che
ancora stava disegnando.

“Stai ancora lavorando al progetto del papà?” chiese
curioso.

“Sì” rispose Dio con voce dolce e calma “Richiede
tempo”.

L’angelo sbirciò ancora una volta sul foglio e disse
“Ma non ti sembra troppo grosso questo papà se poi
i bambini li hai fatti così piccoli?”

Dio abbozzando un sorriso rispose: “E’ della
grandezza giusta per farli sentire protetti e incutere
quel po’ di timore perchè non se ne approfittino
troppo e lo ascoltino quando insegnerà loro ad
essere onesti e rispettosi”.

L’ angelo proseguì con un’altra domanda: “Non sono
troppo grosse quelle mani?”.

No”, rispose Dio continuando il suo disegno “Sono
grandi abbastanza per poterli prendere tra le braccia
e farli sentire al sicuro”.

“E quelli sono i suoi occhi?” chiese ancora
l’angioletto indicandoli sul disegno.

“Esatto”, rispose Dio “Occhi che vedono e si
accorgono di tutto pur rimanendo calmi e
tolleranti”.

L’angelo storse il nasino e aggiunse “Non ti
sembrano un po’ troppo severi?”.

“Guardali meglio” rispose Dio.

Fu allora che l’angioletto si accorse che gli occhi del
papà erano velati di lacrime mentre guardava con
orgoglio e tenerezza il suo piccolo bambino.

 

263 – IL MONACO, L’ALLIEVO E L’ASINELLO

Tanto tempo fa un santo monaco aveva con sé un allievo, un ragazzo molto attento e ubbidiente.
Un giorno lo chiama e gli dice: «Vai a prendere l’asino e andiamo in città».

Il giovane prende l’asino, aiuta l’anziano monaco a salirvi e si avviano verso la città, il monaco in groppa all’asino e il ragazzo a piedi.
Alla prima svolta incontrano un gruppo di persone.
Qualcuno, naturalmente, ha qualcosa da ridire: «Ma guarda quanto è infingardo quel vecchio monaco: lui a cavallo, e quel povero ragazzo così gracile e delicato lasciato a piedi!»

Il vecchio monaco, appena udite queste parole, scende dall’asino, vi fa salire il ragazzo e tutti e tre si rimettono in cammino. Poco più avanti incontrano altre persone: «Oh, guarda cosa si deve vedere.

Un giovane sano e robusto a cavallo e un povero vecchio a piedi.
Non c’è più rispetto, non c’è più carità».

A queste parole il ragazzo salta giù dall’asino, aiuta l’anziano monaco a salirvi di nuovo, risale anche lui e proseguono verso la città.
Strada facendo, altra gente, altri commenti: «Guarda quella povera bestia!

Fra poco morirà stremata, sotto il peso di quei due fannulloni!
Ci vorrebbe almeno un po’ di pietà».

Il santo monaco e il ragazzo, allora, scendono in silenzio e proseguono il cammino a piedi. Ma qualcuno non è ancora soddisfatto: «Guardate, guardate…
S’è vista mai una cosa più sciocca?
Quei due hanno l’asino, e vanno a piedi!».
A questo punto l’anziano monaco dice al ragazzo: «Torniamo a casa».

Strada facendo gli spiega: «Hai capito la lezione, figliolo?
Per quanto ti sforzerai di assecondare gli altri, ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa da ridire.
E allora tu impara a tirar diritto per la tua strada e a non prestare ascolto alle chiacchiere della gente».

Notte serena amici ❤ ELisa

fonte

Le mie mani

LE MIE MANI
  Una sera guardavo il cielo e poi improvvisamente ho guardato le mie mani.

Mai mi ero soffermata a pensare che dalle mie mani, esca tutta la nostra vita.
Possiamo fare e dare con le mani, cose stupende o da lasciare il segno per sempre.
Si proprio le mani, dicono che le muoviamo secondo impulsi che manda il cervello.
Credo contro ogni teoria medica che gli impulsi partono dal cuore.
Stringiamo la mano agli amici o chiesto “dammi una mano”,
e a volte tendiamo questa mano, a volte le porgiamo tutte e due, anche se ci costa l’orgoglio…
Dammi la tua mano, vieni verso di me, abbiamo detto e fatto cento volte.
Nel palmo della nostra mano ci sta addirittura il destino, una linea che abbiamo guardato e ci siamo chiesti tante volte, cosa ci sta scritto?
I nostri bambini tengono per mano, per dare sicurezza, per accompagnarli il primo giorno di scuola, per dargli forza in un momento difficile…una mano piccina dentro una mano grande….e in questo modo si accompagnano verso la vita, pensando di sapere dove lì portiamo…
Le mani che ci colpiscono, fanno più male al cuore che al viso, che al nostro corpo, quella mano che vede colpirci con violenza, ferisce più l’anima, e non è il segno che lascia su di noi che ci facciamo del male, passerà non si vedrà più…ma quante volte lo abbiamo sentito ancora.
L’amico che ci tradisce per 30 denari…ci ha venduto per quattro soldi, dimenticando che l’amicizia non ha prezzo.
Vorremmo aprirle e farglieli buttare via, vorremmo aprire quel pugno chiuso o vorremo anche che ci colpisse…ma mai…mai che ci tradisse!
Con le mani ci caliamo i calzoni e poi le alziamo in segno di resa,
quando ci vendiamo dimenticando chi siamo, quando diamo via il nostro essere per denaro, per paura o per codardia.
Ci costa meno rimanere che andare via, quando diamo la nostra resa incondizionata alla vita.
Tante notti di stelle abbiamo baciato una mano, l’abbiamo accarezzata piano, trasmettendo amore, e poi magari quella mano tanto baciata, un giorno  scriverà una lettera d’addio, quella mano ci romperà il cuore in mille pezzi.
Le mani che guariscono gli ammalati…mani che si trasformano in strumenti assassini, dando la morte.
Le mani che uniamo per pregare, le mani ferite, straziate sotto un macchinario troppo vecchio, e tante volte ci sono lavate le mani di situazioni che non avevano voglia di vedere.
Ci siamo innamorati spesso di mani che si muovevano parlando, ognuno le muove in modo diverso, e abbiamo riconosciuto quelle mani in mezzo a cento altre.

Ho già detto, ma mi piace ricordarlo…

Se si stringe forte una mano si sentono le vene pulsare, sono sicura che una di quelle vene porta sangue al cuore.
Ho smesso di guardare le mie mani quella sera, le ho lasciate ricadere piano, erano pesanti …
Dentro di loro ci stava una vita intera.