251 – Ricco & Povero

Una serenissima fine settimana mondo di amici!  

Vi racconto di ….

Un padre ricco, volendo che suo figlio sapesse che significa essere povero, gli fece passare una giornata con una famiglia di contadini
Il bambino passò 3 giorni e 3 notti nei campi.
Di ritorno in città, ancora in macchina, il padre gli chiese:
– Che mi dici della tua esperienza ?
– Bene – rispose il bambino….
Hai appreso qualcosa ? Insistette il padre
1 – Che abbiamo un cane e loro ne hanno quattro.
2 – Che abbiamo una piscina con acqua trattata, che arriva in fondo al giardino. Loro hanno un fiume, con acqua cristallina, pesci e altre belle cose.
3- Che abbiamo la luce elettrica nel nostro giardino ma loro hanno le stelle e la luna per illuminarli.
4 – Che il nostro giardino arriva fino al muro. Il loro, fino all’orizzonte.
5 – Che noi compriamo il nostro cibo; loro lo coltivano, lo raccolgono e lo cucinano.
6 – Che noi ascoltiamo CD… Loro ascoltano una sinfonia continua di pappagalli, grilli e altri animali…
…tutto ciò, qualche volta accompagnato dal canto di un vicino che lavora la terra.
7 – Che noi utilizziamo il microonde. Ciò che cucinano loro, ha il sapore del fuoco lento
8 – Che noi per proteggerci viviamo circondati da recinti con allarme… Loro vivono con le porte aperte, protetti dall’amicizia dei loro vicini.
9 – Che noi viviamo collegati al cellulare, al computer, alla televisione. Loro sono collegati alla vita, al cielo, al sole, all’acqua, ai campi, agli animali, alle loro ombre e alle loro famiglie.
Il padre rimane molto impressionato dai sentimenti del figlio. Alla fine il figlio conclude  – grazie per avermi insegnato quanto siamo poveri! –

[ nota: “Ogni giorno, diventiamo sempre più poveri perché non osserviamo più la natura, che è l’opera grandiosa di Dio.” ]

Una volta credevo al lupo cattivo.
Ora credo alla dura realtà.
Una volta credevo alla fortuna.
Ora credo che non basta sperare.
Una volta credevo a Babbo Natale.
Ora credo che era bello sognare.

Vietato calpestare i sogni ©ELisa

mestiere di scrivere – inventare il mondo

Ecco un aforisma che bene si può affiancare ai discorsi fatti
sull’editoria e il mestiere di scrivere.”

È di John Ernst Steinbeck e trovo che queste parole siano particolarmente vere, almeno per chi aspira a vivere della sua scrittura.

Comunque… Giudicate voi!

La professione di scrivere libri
fa apparire le corse dei cavalli
un’attività solida, stabile.

(J.E. Steinbeck)

Vi segnalo un nuovo libro di Ferruccio Parazzoli: Inventare il mondo.
Teoria e pratica del racconto, Garzanti  (pp. 135, €14).
Un libro che, per chi ama scrivere, offre degli spunti molto interessanti.

L’autore immagina incontri con i grandi della letteratura, Dostoevskij, Kafka, Proust, e tanti altri, fino ad arrivare agli autori dei giorni nostri, come Moccia, Saviano, Pontiggia.

Questi incontri immaginari vogliono condurre il lettore alla scoperta della creazione letteraria, introdurlo nella dialettica mondo reale-mondo immaginario, cronaca- narrazione, realtà-linguaggio. Parazzoli affronta molti temi che interessano lo scrittore o aspirante tale, come il blocco della pagina bianca, il ritmo della narrazione, i generi letterari, l’uso dell’io narrante e la costruzione dei dialoghi.

Ma soprattutto si vuole mettere in luce quel concetto che oggi, nel mondo dell’editoria, si fatica a nominare o addirittura fa paura: l’ispirazione, “l’idea, piccola o immen­sa, da cui nasce un’opera letteraria scatta invece nel punto esatto in cui la linea orizzontale del­l’esperienza interseca quella verticale dell’arte. Per Pavese è il ronzio della mosca dentro a un bicchiere […]. Una parola out, che nes­suno osa più pronunciare, un moto sentimenta­le che ti spinge a scrivere e ti conduce dove vuo­le. Purché non sia il piccolo patema individua­le…”.

Perché ispirazione spesso non fa rima con editoria?

Perché, come Parazzoli ben sa, vista la sua lunga carriera in Mondadori, un libro si pubblica in base alle esigenze di mercato. “Oggi il direttore letterario è anche di­rettore editoriale: non giudica più sulla base del valore ma sulle richieste del marketing. Il suo giudizio non è letterario ma editoriale e attiene alla vendibilità e alle possibilità di essere visibili nei mass media. Così succede che piove sempre sul bagnato: i libri si pubblicano se danno la ga­ranzia di poter approdare alla televisione e quan­do si pubblicano si sa già che andranno sicura­mente in tv”.

Dura realtà da accettare per chi ancora crede nell’alto valore della parola stampata…

un aforisma al giorno

Buon anno, buon anno, buon anno!
Ho trovato un aforisma di Albert Einstein che mi sembra possa aiutarci a riflettere un poco sul nuovo anno.

Spesso facciamo buoni propositi, ci prefiggiamo delle mete da raggiungere e poi, magari, dopo pochi giorni ci siamo già dimenticati tutto (parlo per esperienza).

D’altra parte, è molto comodo rimanere su una strada già tracciata, che ci faccia sentire al sicuro. Ma volete mettere l’emozione di tentare qualcosa di nuovo? Di essere davvero protagonisti della nostra vita, anche a costo di commettere degli errori?

Aiuto, sto diventando veramente pesante.
Leggetevi l’aforisma, è meglio! e commentate anche, grazie.
E ancora auguri con sorriso…

Non hai mai commesso un errore
se non hai mai tentato qualcosa di nuovo.

(Albert Einstein)