Non so scegliere …

Parole, Parole, Parole…

Cloud 3E dunque The Guardian ha preso una dozzina di scrittori e ha posto loro una domanda: qual è la vostra parola preferita?

No, sul serio. Ed è una buona idea, perché gli scrittori con le parole ci lavorano, ne usano tante, ne conoscono di specificissime, di inconsuete, di eccentriche, sono abituati a considerarne le sfumature e le implicazioni…

Il risultato è questo articolo, (in inglese) che vale la pena di leggere, perché è una piccola miniera di scoperte linguistiche, e perché ci si coglie il gusto di questa gente per la lingua.

E questo è qualcosa che si cerca – senza sempre riuscirci – di inculcare negli allievi: è davvero difficile scrivere senza avere il gusto delle parole. Senza volerci giocare e sperimentare. Senza perdere una nottata in cerca della sfumatura giusta… Tutto considerato, comincio a credere che questo articolo figurerà nei miei corsi, in futuro. Almeno in via di principio, perché le parole stesse sono spesso intraducibili anzichenò, ma il gusto evidente con cui questa gente gioca con parole perdute, idiotismi, onomatopee e lessici famigliari dovrebbe proprio servire da ispirazione per un paio di paragrafi in materia… Futuri allievi, aspettatevi qualcosa del genere.

Per esempio, a me le parole piacciono per il modo in cui combinano suono, significato e connotazioni. Onomatopea e iconicità sono rilevanti. Scintilla, con quel suono saltellante e quella desinenza luminosa. O fiammeggiante, che l’abbondanza di accenti e doppie consonanti fa davvero danzare. E poisesquipedale, lunga e complessa a sufficienza per suggerire un’enormità che incombe e traballa appena. E che dire di esecrabile? Quel gruppo -cr si mastica così bene che usarlo in un diverbio è di soddisfazione estrema. E bizantino, dal suono elegante e multicolore come un mosaico ravennate. Lanzichenecco, irto di punte all’inizio, e ben corazzato alla fine. È sempre una questione di colori, di consistenza, di suono…

Ma il fatto è che non so troppo bene quale sia la mia parola preferita in assoluto. Liste come questa, dizionari, glossari e repertori, elenchi di nomi, guide del telefono e titoli di coda dei film mi fanno sentire come una bambina in un negozio di giocattoli. Non so scegliere, e questo è quanto.

E voi? Quali sono le vostre parole preferite? E perché?

297 – Oggi e cosi …

Featured image

Ascolti il silenzio del cuore.
Oggi nulla sembra scuoterti.
Resti impassibile a subire la vita.
… che ti cade addosso non ti ferisce.
… che tocca le tue labbra non ha sapore.
… che ti chiama non ottiene risposta.
C’è solo il silenzio a riempirti la bocca.
C’è solo la quiete a scuoterti l’animo.
Abbracci l’oblio.
Ti nutri di briciole di parole.
T’affami d’ispirazione.
Le pagine che vorresti scrivere restano bianche.
L’inchiostro è caduto a terra e le tue dita si sono macchiate di nero.
Tutto quello che puoi fare oggi e sporcarti il volto con l’ombra del silenzio.
Posi le tue mani sul viso e respiri il profumo della passività.
Attendi che il sole torni a farsi spazio dietro la cortina buia dove ti sei nascosta.
Attendi che le parole tornino a nutrire il tuo fervore.
Attendi di ritornare a sognare e vestirti di nuovo di poesia …

Vietato calpestare i sogni ©ELisa

Buona giornata mondo di amici …

Buon giorno – ESERCIZIO DEL RIENTRO – 2

Un soldino per i suoi pensieri …

“A penny for your thoughts”

“Siamo formati dai nostri pensieri; noi diventiamo quello che pensiamo.
Quando la mente è pura, la gioia segue come un’ombra che non ci lascia mai.

Buddha

«Un penny per i tuoi pensieri», diceva Jeanne Moreau nel film Querelle.
È possibile guardare nella mente di qualcuno e sapere cosa stia pensando?

In uno studio appena pubblicato su «Current Biology», un gruppo della University of California Berkeley ha mostrato che è possibile ricostruire,
a partire da registrazioni dell’attività cerebrale, quello che una persona sta vedendo.
«Utilizzando sofisticate tecniche computazionali, stiamo creando un vocabolario che ci consenta di tradurre immagini in attività cerebrale e viceversa», spiega Jack Gallant, coautore del lavoro.
Il gruppo ha osservato le attivazioni neurali di tre volontari sotto risonanza magnetica funzionale mentre guardavano brevi estratti di alcuni filmati. Queste attivazioni sono state mandate a un computer che, utilizzando opportuni algoritmi, ha “imparato” la corrispondenza fra determinate immagini, come la presenza di un volto, e la risposta cerebrale.
Così, quando successivamente i tre volontari hanno guardato dei nuovi filmati, il computer ha potuto ricostruire ciò che vedevano a partire dalla sola attività cerebrale.
Questa nuova tecnologia apre le porte a una migliore comprensione di come il cervello riesca a trasformare un mondo esterno, dinamico e ricco di informazione, in rappresentazioni interne.
Lascia inoltre intravedere potenziali applicazioni in campo clinico, soprattutto nell’ambito di pazienti con gravi lesioni cerebrali.
Una delle più grandi sfide di fronte a pazienti di questo tipo è poter valutare quanta attività cerebrale sia ancora intatta, e se questa attività sia sufficiente a dar luogo a uno stato di coscienza.
Questa tecnologia potrebbe in futuro consentirci di stabilire, almeno per quanto riguarda le immagini visive, il livello di funzione cerebrale di pazienti paralizzati, non coscienti o con altre patologie che impediscono loro di esprimersi.
Ma quello che questa tecnologia non ci consente di sapere è se a questa attività cerebrale corrisponda uno stato di coscienza fenomenologica, cioè la presa di coscienza di un’immagine e le sensazioni che vi si accompagnano.
È arrivato il momento in cui i nostri pensieri non saranno più privati e potranno esserci estratti contro la nostra volontà?
Certamente no. Per adesso i nostri pensieri continueranno a costare un penny solo su uno schermo hollywoodiano.
Per la scienza di oggi cercare di leggere la mente umana è un po’ come cercare di leggere un libro di cui conosciamo a mala pena la lingua con un paio di occhiali sfuocati.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Shinji Nishimoto, An T. Vu, Thomas Naselaris, Yuval Benjamini, Bin Yu, Jack L. Gallant, «Reconstructing Visual Experiences from Brain Activity Evoked by Natural Movies», Current Biology, 22 September 2011