Non riesco a dormire ….

“Poche ore nella vita sono più gradevoli dell’ora del tè. “-Henry James-


Fa freddo stanotte e io non riesco a dormire.
Cosi mi preparo un “Magie d’Hiver, tè verde (regalo di Natale)
Un caldo e saturo abbraccio nella fredda e buia notte Polare.
Canella e agrumi in attesa di una nuova alba.
Per sognare ad occhi aperti …
Come preparare;
INFUSIONE
3 g per 150 ml. Acqua 85° – 3/4 minuti

Secondo la tradizione inglese non andrebbero mai usate le bustine ma esclusivamente il tè sfuso.

Per preparare un buon tè per prima cosa si riscalda la teiera (ad esempio sciacquandola con acqua calda); si mette il tè sfuso sul fondo calcolando un cucchiaino per ospite, più un cucchiaino extra “for the pot” (per la teiera) e infine si versa l’acqua bollente sopra le foglie. I tempi di infusione variano dai 3 ai 5 minuti.

Piccola curiosità;

Come molti di voi sapranno, la maggior parte degli inglesi beve il tè con il latte. Questa usanza deriva da un accorgimento di ordine pratico; si credeva infatti che mettere un goccio di latte freddo sul fondo della tazzina impedisse al tè scuro e bollente di incrinare e macchiare la delicata porcellana. Per questa ragione il latte andrebbe sempre messo prima del tè e non dopo.

Riflettendo in armonia …
Amo il silenzio che separa le parole …

Mi manchi …

Ammirando l’azzurro del mare
guardo la spiaggia con le sue orme infinite
che mi ricordano tanto della mia vita.
Orme di cose passate
Orme di cose non fatte
Orme di se e di ma
Orme che non concedono sconti
Orme che calpestano l’anima …
e indifferenti ti lasciano a terra
a soffrire

©Elisa

Vi auguro una bellissima giornata … 

 

 

Buongiorno, fa freddo e allora …

Un po’ di storia
Il tè arrivò in Inghilterra attorno al 1650 come rimedio medicinale. Era estremamente costoso per via del lungo viaggio di importazione. Nel giro di dieci anni divenne la bevanda di moda a corte: si prendeva verde, con o senza latte, in tazzine cinesi di porcellana bianca e blu senza manico. Diventato simbolo di uno status aristocratico, chi non riusciva ad ottenere un servizio originale di porcellana, al massimo poteva optare per la ceramica italiana di Faenza o quella olandese di Delft. La tecnica di produzione della porcellana ancora non era stata scoperta in Europa e materiali di minor pregio non erano accettati. Si usava accompagnare il tè con bicchierini di brandy all’arancia, di ratafià o di rum. Nel secolo successivo divenne di consumo nazionale pur rimanendo ancora abbastanza costoso: i benestanti bevevano il primo infuso, i servitori prendevano le foglie usate bevendo il secondo e rivendendole poi ai meno abbienti che lo utilizzavano per ulteriori infusioni. Un lavoratore medio spendeva in tè anche un terzo dei suoi guadagni. E’ in questo periodo che divenne involontariamente un vero rimedio medicinale poiché, sostituendosi alla moda del gin e prevedendo la bollitura, contribuì a far bere alla popolazione acqua purificata. Il governo inglese vide nel tè un’ottima fonte di guadagno e lo tassò contribuendo alla nascita del commercio di tè di contrabbando e di tè falso (prodotto con foglie di frassino bollite con solfato di ferro e letame). Il tentativo di tassarlo anche nelle colonie americane fece infuriare i coloni che preferirono prendersi l’indipendenza dal Regno Unito assaltando le navi inglesi per buttare il tè in mare in quello che passò alla storia come “Boston tea party”. Nel frattempo la porcellana iniziò ad essere prodotta anche in Inghilterra ma fu grazie al signor Wedgwood e ad un tipo di terracotta liscia e a basso costo di sua invenzione, che tutti poterono permettersi di comprare un servizio da tè. Ad inizio ‘800 gli inglesi smisero di importare tè dalla Cina dopo la scoperta della sua crescita spontanea anche in alcune zone dell’India, già loro colonia. La nascita delle bustine risale invece al 1826 per opera di un quaqquero che ebbe l’idea di vendere le foglie già dosate in piccole confezioni sigillate.

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Nel corso dei secoli si sono formati diversi rituali inglesi legati al tè a seconda dell’orario, della giornata o della stagione in cui veniva consumato. Oggi non vengono più eseguiti nelle loro forme tradizionali ma il tè resta comunque un momento importante di riposo e condivisione.

Afternoon tea
Il più famoso dei riti del tè, quello pomeridiano, nacque grazie all’idea della duchessa di Bedford di farsene servire una tazza con pane morbido e torta ogni pomeriggio alle 16, per sopperire alla sensazione di fiacchezza che provava tra il pranzo e la cena. L’abitudine si diffuse così tanto tra le sue amiche da portare alla creazione sia di nuovi servizi (con piatti, posate e alzate per dolci associate a teiere e tazze) che di diverse tipologie di abiti adatti per questo nuovo momento della giornata. Da rito privato per amici aristocratici, in poco tempo si trasformò in abitudine collettiva grazie alla nascita delle sale da tè dedicate. Nell’afternoon tea è vietato mangiare i dolci senza aver prima consumato almeno un tramezzino. Furono inventati dal conte Sandwich (da cui presero il nome) che ossessionato dai tavoli da gioco, pur di non lasciarli neanche per mangiare, si faceva portare delle fette di carne chiuse tra due pezzi di pane. Nei primi del ‘900 il menù perfetto per l’afternoon tea (da servire solo tra le 16 e le 17) prevedeva: pane e burro, almeno 5 tipi di tramezzini, vol au vent di ostriche, cotolette di pollo, due tipi di panna, quattro tipi di gelatina, un gelato e tè sia cinese che indiano.

High tea
Molto meno raffinato dell’afternoon tea, ha luogo più tardi, alle 18 ed è una sostituzione della cena vera e propria. E’ una usanza che sopravvive ancora nelle campagne scozzesi, una occasione per amici e parenti di riunirsi la sera in modo informale. Per l’high tea si alleste una intera tavolata, si prepara un tè fortissimo e si mangiano torte salate con uova e bacon, prosciutto affumicato, formaggio e aringhe. Come dolce qualche torta rustica tipica della regione, magari con avena e frutta secca. Niente dolci raffinati, pasticcini o teiere eleganti.

Club man tea
Il rito del tè degli uomini di affari che lavoravano nella city. A fine lavoro si ritrovavano per consumare tè Assam con tramezzini di pane nero tagliato spesso e ripieni di fortissime salse a base di acciughe, burro e spezie, oppure di prosciutto cotto con senape piccante.

Pre-theater tea
Era il tè per chi, dopo il lavoro, proseguiva la serata andando a vedere una spettacolo senza avere il tempo di tornare a casa per la cena. Si prendeva alle 18.30, doveva essere abbastanza leggero e accompagnato da uova, formaggio o salmone affumicato.

Winter tea
Per sopperire alla malinconia data dal piovoso cielo invernale, gli uomini in casa o nei club si ritrovavano davanti al camino per tostare il pane sul fuoco con lunghe forchette d’ottone e bere tè. Il rituale era quello di accendere le candele, sedersi sulle poltrone o direttamente sui tappeti, chiudere imposte e tende e accompagnare il tè solo con pane e muffin tostati e imburrati.

Summer tea (o Cream tea)
Legati al sole e alla bella stagione, erano un’abitudine femminile del sud-ovest dell’Inghilterra, più che altro del Devonshire e della Cornovaglia. Si organizzavano all’aperto nei giardini o nei circoli privati, e si mangiavano scones con vari tipi di marmellate, fragole fresche e clotted cream (una panna rappresa densa e vellutata tipica di queste zone).

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Il tè al Ritz
Il tè pomeridiano all’Hotel Ritz di Londra è una tradizione che dura tutt’oggi e risale a oltre 100 anni fa, al periodo edoardiano. Fu il primo hotel dove venne permesso alle donne di prendere il tè da sole. Tutto si svolge nella spettacolare Palm Court dell’hotel con l’accompagnamento del pianoforte di sala: sedie in stile Luigi XVI, tavolini in marmo, porcellane cinesi bianche e blu, posate d’argento, nessun orologio alle pareti e una luce tenue che entra dal soffitto in vetro smerigliato. Il menù offre una selezione di 16 tipi di tè in foglie e tramezzini come da tradizione (di pane nero con cetrioli, con formaggio cremoso e erba cipollina, o con mousse di salmone affumicato; di pane bianco con prosciutto cotto affumicato o con senape e crescione, o con cheddar), scones con clotted cream e marmellata, torte e dolci vari sia di tradizione inglese che francese. La victoria sponge cake e la lemon meringue pie sono preparate con la stessa ricetta da 100 anni. Un afternoon tea al Ritz costa 50 sterline e va prenotato con anticipo. Giacca e cravatta sono d’obbligo per gli uomini mentre alle donne viene richiesto un dress code non troppo casual. Jeans e scarpe sportive non sono ammesse.

photo credits: The Ritz London Hotel, Park Room at Grosvenor House, DailyMail.
dipinto: Women Taking Tea di Albert Lynch fonte

Buona giornata amici; Elisa

 

La mia anima si è svegliata al richiamo

Anche questa notte la mia anima si è svegliata al richiamo di altre anime ignote e lontane.

Non so sotto quale cielo spasimavano e nemmeno in quale parte del mondo conducevano la loro esistenza terrena.
Ma so che tutte le anime hanno una patria sola e che questo corale di sofferenza è un’onda palpitante al di là degli orizzonti umani e quando l’onda meravigliosa passa su pena, tutte le anime si risvegliano al richiamo ardente, si uniscono al corale che ha cento ritmi di tormenti ma un solo nome di speranza, e diventano gocce dell’onda che va alla ricerca della misteriosa foce.

Io credo che esista, nell’universo ancora a noi ignoto, un oceano che raccoglie le proteste dei deboli, le rivolte degli oppressi, i silenzi delle madri, le lacrime dei figli, le preghiere dei bambini, le miserie dei vecchi… e tutto trasfigura nell’eterno ideale dell’umanità, condannata a vivere nell’odio mentre aspira all’amore. Ed è certo a questo oceano luminoso, che eroi genii attingono l’alimento di fede per un migliore domani.

L’ onda misteriosa passa e le anime diventano gocce ardenti… e ognuna sa che nessuna pena è vana, nessun tormento sterile, nessuna goccia inutile, nessuna sofferenza infeconda.

Ogni dolore è una scintilla che una volta accesa non si spegne più.
Così la sofferenza è la generosa semente che le anime gettano nei solchi ardenti degli orizzonti lontani, perchè la nuova primavera fiorisca domani.Non importa quale nome abbia oggi la pena, poiché tutte sono gocce di quella onda incandescente che al di là del tempo e dello spazio opera sui piani invisibili per l’ evoluzione della coscienza universale… perciò ogni generazione che se ne va consegna a quella che viene un doloroso capitale di esperienza dai mille nomi.

Così ogni anima dorme finché il dolore la sveglia. Non si può rimanere sprofondati nel sonno tutta la vita: viene sempre una sofferenza a suonare la sveglia.

Si direbbe che molte anime vivano in letargo fin quando un misterioso segnale d’ allarme le chiami alla ribalta, allora ognuna diventa protagonista del suo dramma, vive stupita il miracolo che rende eterno anche un attimo solo, ed entra nel divino ordine dei destini dolorosi.

Ma l’ anima deve riconoscere il segno del suo tormento e il nome della sua passione. Bisogna che l’ anima soffra per vedere, e bruci per cantare … e spesso, in un momento di profonda lucidità, sintetizza la verità per cui vive!

A volte hai solo bisogno che qualcuno ti dica “Stai tranquilla, andrà tutto bene”

… nella vera essenza dello stare insieme: capire quanto vale un legame importante e cosa vuol dire averlo fra le mani.

Io però, durante questi periodi di stelline, botti e candele, ho sempre cercato quella calma dove una buona lettura, una musica giusta e un appagamento personale, fossero, chissà perché, una cornice salutare per il fisico e la mente. 

Sempre con affetto per gli amici di questo mia piccolo “tana”  vi auguro buona vita!

ELisa

Caro Anno Nuovo, ti scrivo …

BUON 2016 A TUTTI

Caro Anno Nuovo,
ti scrivo questa lettera anche se non so bene a quale indirizzo spedirla.

Forse sei ancora troppo piccolo per riuscire a leggerla, ma immagino che quando ti giungerà sarai già un po’ cresciuto ed avrai anche perso un po’ della tua semplicità ed ingenuità.

Sai Anno Nuovo, spesso vorrei tornare ad essere come sei tu oggi, in questo tuo primo giorno di vita: pulito e con tante strade e possibilità davanti al tuo cammino.

Si, forse, in fondo, in fondo, una parte di me ti somiglia un po’, solo che fatica ad emergere ed a venire fuori.

Spesso mi manca il coraggio di vivere e di fare delle scelte. Spesso ho paura di sbagliare e di farmi male, così rimango fermo dove mi trovo per paura di cadere, ma d’altra parte sono le cicatrici che ci lascia addosso la vita che ci fanno crescere e diventare adulti.

La pioggia deve cadere sul seme per fare sbocciare la rosa, così come le difficoltà devono essere affrontate per forgiare la nostra forza d’animo.

Anno Nuovo, io non so come saranno i giorni che verranno e che vivremo insieme.
Immagino che ci saranno cose che accadranno che non dipenderanno da me ed altre che senza la mia volontà non si realizzeranno mai.

Ci saranno persone che se ne andranno ed altre che verranno. Ci saranno sia lacrime che sorrisi.
Sia gioie che dolori.
Sogni che si avvereranno guardando una stella cadere dal cielo ed altri che dovrò conquistarmi con il sudore delle fronte.

Ci saranno braccia che mi stringeranno al cuore ed altre che si rifiuteranno di avvicinarmi ad esso.
Ci saranno giorni in cui starò male e piangerò, ma ce ne saranno anche altri in cui sorriderò solo guardando il cielo e scaldandomi al calore del sole dopo un improvviso temporale.

Amerò, odierò, griderò, camminerò, accarezzerò, abbraccerò…vivrò.

Si, Anno Nuovo, voglio farti una promessa: ti prometto che qualunque cosa mi accadrà durante questi 365 giorni cercherò di non perdere mai la gioia di vivere e di guardare sempre oltre ai giorni di nebbia ed ai temporali.

Una sola cosa ti chiedo in cambio: non portarmi via le persone che mi sono accanto.
Sono la cosa più preziosa che possiedo e vorrei tenerle vicino al mio cuore più tempo possibile.

Anno nuovo, gli occhi mi si appannano di lacrime.
Mi sono commosso scrivendoti questa lettera ma il mio cuore è fatto di panna e basta poco per scioglierlo.

Ora ti saluto ed inizio a viverti!

P.S. Mi raccomando 2016 fai il bravo!

31 – 12 – 2015

Fine anno…..

La neve era scesa silenziosa e abbondante, aveva coperto la città che agli occhi ancora assonnati sembrava rimboccata da lenzuola bianche, solo il fumo di qualche camino interrompeva a tratti quella visione invernale.

Il Natale era trascorso e ci si preparava ai soliti festeggiamenti per salutare l’anno vecchio aspettando l’anno nuovo che, oltrepassato il confine immaginario, diventa a tutti gli effetti l’anno in corso.

L’anno vecchio se ne andrà piegato come un ramo carico di neve portandosi via desideri, sogni, speranze e tutto quello che la gente scarta.

Come una discarica ove ognuno senza porsi il problema della raccolta differenziata porta quello che nell’anno nuovo non vuole più, con l’illusione che basta quel gesto metaforico per dimenticare disillusioni, amori finiti e ogni genere di sbagli.

Pronti ad iniziare con buoni propositi un anno ignaro delle responsabilità e del peso che si porta perché concretizzare desideri e sogni non è sicuramente un compito facile per nessuno e allora come in un discount ognuno fa la sua spesa, nuovi sentimenti da rimettere in gioco e quelli vecchi senza neppure l’ombra di un rimpianto, seppelliti sotto sogni agonizzanti, desideri amputati, progetti dissanguati.

La discarica più inquinante in questo mondo perché quella dei sentimenti inquina l’anima rendendola superficiale, in molte persone regna la convinzione che alla fine anche quest’ anno si porterà via tutto ciò che non è stato realizzato quindi è corretto pensare che sia ritenuto inutile e un nuovo anno ignaro farà la sua entrata osannato festeggiato come un condannato a morte che ancora crede nella sua grazia, ma non sa che la sua esecuzione ha già una data,

il 31 dicembre d’ogni anno si ripeterà quella che sembra la più grande illusione umana.
Anno dopo anno è così da sempre, per sempre!

Assorta nei suoi pensieri, nascosta dietro le tende, come a guardare la vita che scorre lentamente scorge un vecchio curvo che non lascia nessun’impronta nella neve.

Lo guarda, chiude gli occhi li riapre e il vecchio non c’è più e nessun’impronta a testimoniare il suo passaggio.

Quando non riusciamo a spiegare l’irreale la mente umana, cerca una ragione e così sempre dietro alla finestra pensa che il riverbero bianco della neve abbia giocato qualche scherzo alle sue pupille, facendole immaginare e rendere reale qualcosa a cui la mia mente stava pensando.

Forse è solo il bisogno di cambiare qualcosa nella sua vita, forse è solo il bisogno di ritrovarsi nonostante le mille promesse e i mille tentativi.

Finisce un anno, ne inizia un altro e cosa c’è dietro l’angolo?

Semplicemente Buon 2016!