Che belle che sono le perle!

Che belle che sono le perle!
Anche se dobbiamo sapere che nascono dal dolore.
La perla è la conseguenza di un’ostrica che è stata ferita da un granello di sabbia che è entrato al suo interno.
Un’ostrica che non é stata ferita non puó produrre perle.

Nella parte interna dell’ostrica si trova una sostanza chiamata “Madreperla” e quando un granello di sabbia penetra nell’ostrica, essa lo ricopre con strati di madreperla per proteggersi.
Come risultato, si va formando una bellissima e brillante perla.

Ti sei sentito ferito per le parole, o azioni di qualcuno?
Sei stato accusato di dire cose che mai hai detto?
Le tue idee sono state respinte o ridicolizzate?
Ti hanno incolpato di aver fatto qualcosa che non hai fatto?
Le tue intenzioni davanti a certe situazioni sono state male interpretate?
Hai sofferto qualche volta i colpi dell’indifferenza?
Ti hanno ferito precisamente quelle persone che meno te lo saresti aspettato?

Non ti apprezzano come realmente ti meriti?

Allora, perdona e fai della tua ferita una perla.
Copri le tue ferite con vari strati d’amore, ricorda che più coperta sarà la tua ferita, meno sentirai dolore!

Al contrario se non la copri d’amore, questa ferita rimarrà aperta, ti farà ogni giorno più male, si infetterà con il risentimento e l’amarezza e peggior ancora, mai cicatrizzerà.

Nella nostra società, possiamo vedere”ostriche vuote”non perché non siano state ferite, ma perché non seppero perdonare, comprendere, e trasformare il dolore in una perla.

“Una perla é … una ferita sanata con l’amore”

Affido al venticello il mio abbraccio a tutti  voi … finalmente si respira.

Dolce sia il risveglio Elisa

Non Serve

Vietato calpestare i sogni Poesie©ELisa

Non Serve

Cercare il paradiso
con tutta la rabbia
che ho addosso,
cercare di arrivare
dove tuttora so
che non posso
non è un insolito paradosso.
Il cercare talvolta
mi ha tagliato le gambe
le ha fatte cedere di colpo entrambe
in mezzo ad una strada
piena di piccoli sassi
che erano tanti piccoli guai
che nascondevano pene
che non mi sarei aspettata mai.
Ho voltato l’angolo
sì, procedo a rilento
ma a volte vi giuro
che corro come il vento
che strana pazzia
l’inconcludente vita mia
se tornare in dietro servisse a qualcosa
ma non si può
e sulle rive di un fiume di passione
stanotte dormirò
guarderò la corrente
spazzare la mia mente
e tornerò davanti a me stessa
come una persona coerente
tanto fuggire ormai …

non serve più a niente.

View original post

LA CANNA E L’ULIVO- Esopo

Due favole a confronto, due messaggi: i protagonisti son sempre la quercia, le canne e il vento. Nella prima favola di Esopo* (Αἴσωπος, Aisōpos; 620 a.C. circa – 560 a.C. circa-Grecia) vengono messi in risalto due valori morali della vita: la  lotta come filo trainante e la libertà come principio basilare entrambe impersonificate dalla quercia. Le canne al contrario simboleggiano la mollezza morale, il piegarsi ai venti e ai cambiamenti per preservare la sopravvivenza. Secondo la tradizione, Esopo giunse in Grecia come schiavo,sarebbe stato schiavo di un certo Xanthus (Ξανθος), dell’isola di Samo, da questo si capisce come il tema della libertà stesse a cuore ad Esopo in quanto aveva sperimentato sulla propria pelle i “disagi” della schiavitù e possedeva il duplice punto di vista che poteva appartenere solo ad uno schiavo liberato.
 

LA CANNA E L’ULIVO- Esopo

Risultati immagini per LA CANNA E L'ULIVO immagine

La canna e l’ulivo discutevano di resistenza, di forza e sicurezza,
e l’ulivo rinfacciava alla canna di essere debole
e di piegarsi a tutti i venti.
La canna a queste critiche non rispondeva.
Un giorno si levò una violenta bufera e la canna,
per quanto scossa e piegata dalle raffiche di vento,
ne uscì salva senza difficoltà; ma l’ulivo, che cercava di resistere ai venti,
fu sradicato dalla loro violenza.

La favola mostra come chi non si oppone alle circostanze
e alle persone più forti di lui, sta meglio di chi contende con i potenti.

*Esopo è considerato l’iniziatore della favola come forma letteraria scritta. Le favole di Esoposi possono descrivere come archetipiche; la stessa definizione corrente di “favola” è basata principalmente sulla favola esopica. Si tratta di componimenti brevi, in genere con personaggi che sono animali personificati, con lo scopo esplicito di comunicare una morale. Molte di queste favole sono talmente celebri da aver acquisito nella cultura moderna il ruolo di proverbio .

Nella seconda favola di J. De La Fontaine**, il quale si è ispirato  al suo predecessore greco, la superba quercia  si crede fortunata con la cresta sempre esposta al sole e incurante del vento, più in gamba della canna che, invece, è costretta ad abbassare la testa. La canna sembra essere la più debole, ma a conti fatti risulta più forte della quercia, perchè si piega senza spezzarsi. La quercia, invece, per quanto robusta può venire sradicata. Anche qui ritorna il tema del rigore morale, ma pure quello del giudizio, delle apparenze e non ultimo della perseveranza: la quercia infatti, può resistere ai forti venti e agli uragani per un tempo limitato in quanto troppo esposta. La duplice morale che ci suggerisce la favola di la Fontaine potrebbe essere questa: fare resistenza ingrandisce l’orgoglio ma spezza i rami della perseveranza. 
Non giudicare mai dalle apparenze, non essere rigidi, ma sapere, al momento opportuno scegliere di piegarsi per “vincere”. 
Guardando alla vita di La Fontaine (nonostante fosse di spirito indipendente, visse quasi sempre sotto la protezione dei nobili dell’epoca) si può avere la percezione di questa favola in termini meno “rigidi” rispetto al giudizio morale sulle canne…
Un proverbio siciliano dice ” calati juncu, passa la china ” che vuol dire ” piegati giunco, sta per arrivare la piena ” ( dopo che la piena sarà passata, il giunco si raddrizzerà ).
Rimangono dopo aver letto entrambe le favole gli stessi interrogativi: vince nella vita chi ha talvolta l’umiltà di piegarsi, ed è questa la vera forza, oppure la forza sta nel rigore morale e nella perseveranza ?
Si vince alla lunga distanza e vincere è resistenza o anche nella morte c’è una vincita seppure meno manifesta?
Ma soprattutto mi vien da pensare…  davvero alla fine conta chi vince? E cosa mai  si vince?

“La Canna e la Quercia”  di J.De La Fontaine

Disse la Quercia ad una Canna un giorno:
– Infelice nel mondo è il tuo destino:
non ti si posa addosso un uccellino,
né un soffio d’aria ti svolazza intorno,
che tu non abbia ad abbassar la testa.

Guarda me, che gigante a un monte eguale,
non solo innalzo contro il sol la cresta,
ma sfido il temporale.
Per te sembra tempesta ogni sospiro,
un sospiro a me sembra ogni tempesta.

Pazienza ancor, se concedesse il Cielo
che voi nasceste all’ombra mia sicura:
ma vuole la natura
farvi nascer di solito alla riva
delle paludi, in mezzo ai venti e al gelo.

– La tua pietà capisco che deriva
da buon cuore, – rispose a lei la Canna. –
Il vento che mi affanna
mi può piegar, non farmi troppo male,
ciò che non sempre anche alle querce arriva.

Tu sei forte, ma chi fino a dimani
può garantirti il legno della schiena? –
E detto questo appena,
il più forte scoppiò degli uragani,
come il polo non soffia mai l’uguale.

La molle Canna piegasi,
e resiste la Quercia anche ai più forti
colpi del vento, per un po’, ma infine
sradica il vento il tronco,
che mandava le foglie al ciel vicine,
e le barbe nel Regno imo dei morti.

Favole classiche – J.De La Fontaine (Libro I favola XXII)

**Jean de La Fontaine (Château-Thierry, 8 luglio 1621 – Parigi, 13 aprile 1695) è stato uno scrittore e poeta francese, autore di celebri favole con intenti moralisti.
Le sue favole, popolate da animali parlanti ma ricche di riferimenti critici e ironici al potere, sono caratterizzate da uno stile allo stesso tempo raffinato e semplice, e vengono considerate capolavori della letteratura francese. Nonostante fosse di spirito indipendente, visse quasi tutta la sua vita sotto la protezione dei nobili dell’epoca. A Parigi,  prese a condurre una vita piuttosto oziosa entrando sotto la protezione di Nicolas Fouquet, politico in auge a quell’epoca che amava circondarsi di letterati; per compiacerlo, la Fontaine scrisse per lui varie opere.Quando però Fouquet cadde in disgrazia, La Fontaine coraggiosamente prese le parti del suo protettore scrivendo in sua difesa L’elégie aux nymphes de vaux: questo lo fece cadere a sua volta in disgrazia e in gravi difficoltà finanziarie. Poco tempo dopo, divenne “gentiluomo servente” sotto la protezione di Madame d’Orleans di Lussemburgo e dopo la morte di questa passò sotto la protezione di Madame de la Sablière, intenditrice di filosofia e scienza, il cui salotto era frequentato dai personaggi più ingegnosi dell’epoca. Frequentò letterati del calibro di Jean Racine, Molière e Madame de La Fayette. Nel 1683 fu eletto membro dell’Académie Française. Morta la sua protettrice, il poeta, fece pubblica sconfessione dei suoi Racconti e si dedicò a ferventi pratiche religiose.(wikipedia)

 volevo lasciarvi un po di lettura , senza appesantirvi la giornata 🙂

Buon Domenica mondo d’amici ❤ …

Oggi sara un giorno importante per il popolo Greco? 

Come voteranno?

SI o NO ?

E Voi? 

Have a Peaceful Day…. ❤   Elisa

HO CONTATO I MIEI ANNI …

“HO CONTATO I MIEI ANNI
“Ho contato i miei anni ed ho scoperto che ho meno tempo da vivere da ora in avanti, rispetto a quanto ho vissuto finora …

Mi sento come quel bimbo cui regalano un sacchetto di caramelle: le prime le mangia felice e in fretta, ma, quando si accorge che gliene rimangono poche, comincia a gustarle profondamente.
Non ho tempo per riunioni interminabili, in cui si discutono statuti, leggi, procedimenti e regolamenti interni, sapendo che alla fine non si concluderà nulla.
Non ho tempo per sopportare persone assurde che, oltre che per l’età anagrafica, non sono cresciute per nessun altro aspetto.
Non ho tempo, da perdere per sciocchezze.
Non voglio partecipare a riunioni in cui sfilano solo “EGO” gonfiati.

Ora non sopporto i manipolatori, gli arrivisti, né gli approfittatori.
Mi disturbano gli invidiosi, che cercano di discreditare i più capaci, per appropriarsi del loro talento e dei loro risultati.
Detesto, se ne sono testimone, gli effetti che genera la lotta per un incarico importante.

Le persone non discutono sui contenuti, ma solo sui titoli …

Ho poco tempo per discutere di beni materiali o posizioni sociali.
Amo l’essenziale, perché la mia anima ora ha fretta …

E con così poche caramelle nel sacchetto …

Adesso, così solo, voglio vivere tra gli esseri umani, molto sensibili.
Gente che sappia amare e non burlarsi dell’ingenuo e dei suoi errori.
Gente molto sicura di se stessa , che non si vanti dei suoi lussi e delle sue ricchezze.
Gente che non si consideri eletta anzitempo.
Gente che non sfugga alle sue responsabilità.
Gente molto sincera che difenda la dignità umana.
Con gente che desideri solo vivere con onestà e rettitudine.
Perché solo l’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena viverla.

Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle altre persone …
Gente cui i duri colpi della vita, abbiano insegnato a crescere con dolci carezze nell’anima.

Sì… ho fretta… per vivere con l’intensità che niente più che la maturità ci può dare.

Non intendo sprecare neanche una sola caramella di quelle che ora mi restano nel sacchetto.

Sono sicuro che queste caramelle saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo, alla fine, è andar via soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.

Ti auguro che anche il tuo obiettivo sia lo stesso, perché, in qualche modo, anche tu te ne andrai…”

(“HO CONTATO I MIEI ANNI di Mario de Andrade – poeta, novellista e saggista brasiliano)

Buona serata serena mondo d’amici … ❤

ascolto;* Michael Buble *
” The Way You Look Tonight “