Domenica Delle Palme ♡

“Nel ricordo di Gesù che è venuto a portare la pace”.

Riflettendo in armonia … ♡
Cerchiamo di mettere in pratica questo insegnamento
impegnandoci ad amare il prossimo,
non a parole,
ma con i fatti.
E’ inutile in questa mattinata affollare le chiese,
se non abbiamo dentro di noi
la volontà di essere portatori di pace …

Buona Domenica Delle Palme mondo di amici ♡
Vietato calpestare i sogni ©ELisa

Come installare il software … Amore

Come installare il software … Amore
per rendere poi operativi anche tutti gli altri programmi.

Assistenza tecnica: Sì… come posso aiutarti?

Cliente: Ho deciso di installare Amore. Potete guidarmi nella procedura di caricamento?

Assistenza tecnica: Sì, posso aiutarti. Sei pronto a procedere?

Cliente: Beh, non sono molto esperto, ma credo di essere pronto. Qual è la prima cosa da fare?

Assistenza tecnica: Il primo passo è aprire il Cuore. Hai localizzato dove si trova Cuore?

Cliente: Sì, ma ci sono diversi altri programmi attualmente operativi. Va bene installare Amore con altri programmi aperti?

Assistenza tecnica: Quali sono i programmi aperti?

Cliente: Vediamo. Attualmente sono attivi sofferenze passate, scarsa autostima, risentimenti e rancori.

Assistenza tecnica: Non c’è problema. Amore cancellerà gradualmente sofferenze passate dal tuo sistema operativo attuale. Potrebbe rimanere nella memoria permanente ma non disturberà più gli altri programmi. Alla fine Amore renderà obsoleto scarsa autostima. Però devi chiudere completamente risentimenti e rancori: questi programmi impediscono la corretta installazione di Amore. Puoi chiuderli?

Cliente: Non so come fare a chiuderli. Può spiegarmi come si fa?

Assistenza tecnica: Con piacere. Vai al menu di partenza e clicca su perdono. Ripeti l’operazione finché risentimenti e rancori sono stati completamente cancellati.

Cliente: Bene, ho fatto! Amore ha cominciato a installarsi da solo. È normale?

Assistenza tecnica: Sì, ma ricorda che attualmente ha solo il programma di base. Devi cominciare a collegarti con altri Cuori per scaricare le estensioni.

Cliente: Oh oh. Vedo già un messaggio di errore. Dice, “Errore: il programma non è operativo su supporti esterni.” Cosa devo fare?

Assistenza tecnica: Non ti preoccupare. Significa che il software Amore è programmato per operare su cuori interiori, ma non è ancora stato inizializzato sul tuo cuore. In termini non tecnici, vuol dire semplicemente che tu devi Amare te stesso prima di poter amare altri.

Cliente: Che cosa devo fare adesso?

Assistenza tecnica: Vai al menu accettazione di sé, poi apri i seguenti file: perdonarsi, rendersi conto del proprio valore, riconoscere i propri limiti.

Cliente: Bene, fatto.

Assistenza tecnica: Ok. Ora copia questi file nella cartella “Mio Cuore”. Il sistema eliminerà automaticamente i file contrari e comincerà a riparare la programmazione difettosa. Devi anche cancellare autocritica soffocante da tutte le cartelle e svuotare il cestino per assicurarti che il file sia eliminato completamente e non torni mai più.

Cliente: Bene. Ehi! Il mio cuore si sta riempiendo di file nuovi. È comparso sorriso sul mio monitor, e pace e soddisfazione si stanno copiando in tutto il mio cuore. È normale?

Assistenza tecnica: Succede. Qualche volta ci vuole del tempo, ma alla fine tutto arriva al momento giusto. Bene, Amore è installato e operativo. Ancora una cosa prima di interrompere la comunicazione: Amore è un software gratuito. Se fai circolare Amore e le sue estensioni a tutti quelli che incontri, verrà condiviso con molti altri e riceverai in cambio dei sottoprogrammi utili.

Cliente: Grazie, Dio.

Insegniamo a pregare …

Insegniamo a pregare
Insegnamo a pregare
♡♡
    ” ogni bimbo che nasce
     ci ricorda che Dio
     non è ancora stanco dell’uomo”
♡ ♡

“Dammi, o Signore, una buona digestione ed anche qualcosa da digerire.
Dammi la salute del corpo, col buon umore necessario per mantenerla.
Dammi, o Signore, un’anima santa, che faccia tesoro di quello che è buono e puro, affinché non si spaventi del peccato, ma trovi alla sua presenza la via per mettere di nuovo le cose a posto.

Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri e i lamenti, e non permettere che io mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo invadente che si chiama: “IO”.
Dammi, o Signore, il senso del ridicolo.
Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo, affinché conosca nella vita un po’ di gioia e possa farne parte anche ad altri.
Così sia. ”
Tommaso Moro

(da una pagina del “Libro d’Oro” – Parigi – 1549)

Buon Sabato felice  mondo di amici, nella speranza che la luce della coscienza abbia sempre e comunque il sopravvento.

♡ E un pensiero alle 149 vittime innocenti che hanno perso i loro sogni perché uno ha smesso di sognare …♡
‪#‎Germanwings‬

307 – Niente è più importante

“A volta basta guardare il mondo da un’altra prospettiva per
riassaporare il senso della vita”

C’è un uomo seduto sui muretto del Lungotevere non lontano dall’Isola Tiberina,
un uomo di forse cinquant’anni, dal volto intenso e pensoso, ma sereno.
Guarda lontano e lascia ciondolare le gambe, un po’ come fanno i ragazzini.
Accanto a lui un carrello; simile a quelli che vengono usati per fare la spesa.

Nei miei vagabondaggi quotidiani mi sono trovato a pochi passi da lui e d’istinto l’ho salutato.
Mi ha risposto con voce limpida e ferma.

Poco distante ci sono alcuni cartoni sui quali c’è un sacco a pelo ancora schiuso, dove evidentemente l’uomo ha trascorso la notte.
«Non fa freddo». Mormora imbarazzato.
«Da alcune ore è venuta la primavera».

Me lo dice quasi fosse merito mio e me ne volesse ringraziare.

Mi colpisce la serenità, straordinaria di questo essere umano che sembra non corrispondere in nulla al suo aspetto e alla sua condizione.

Così il nostro dialogo si avvia e mi consente di scoprire che l’uomo di fronte a me è un docente universitario, cattedratico di lettere e filosofia, che già da un paio di anni vive in quest’insenatura del Tevere.

Da quando si è congedato dall’università ha delegato la moglie a ritirare la pensione e se n’è andato di casa.
«Voglio vivere in pieno il tempo della vita».

Anche Tolstoj a novantadue anni è fuggito di casa e quando l’hanno ritrovato in una stazioncina della grande Russia pare abbia mormorato:
«Che peccato; finalmente ce l’avevo fatta».

Mi spiega che non poteva continuare a mentire a se stesso, che il sistema universitario era una vera e propria truffa ai danni di una qualsiasi vera cultura, e che solo ora, finalmente, essendo in uno stato di libertà, incomincia ad afferrare il senso della vita.

D’istinto, mentre ascolto la sua voce serena e chiara, formulo mentalmente l’ipotesi che quest’uomo sia vittima di una depressione.

Il professore mi guarda e sorride: «Stai pensando che sono pazzo?»

«Beh, devo confrontarmi con questa tua strana condizione: un professore d’Università che preferisce fare la vita del barbone, chiedendo l’elemosina».
«Guarda che non chiedo l’elemosina e tanto meno la voglio.

Mi sono tolto di dosso le bollette, le tasse, i telegiornali, le finte amicizie, un mondo culturale mediocre e privo di reale verità.
Vivo fuori dalla logica del denaro.
Sapessi che emozione la libertà!
Mangio alla Caritas e alla mensa comunale e per il resto mi godo l’immensità del tempo.
Ho vissuto di più in questi due anni che in tutto il resto della mia vita»

«E la cultura?»
«Solo ora posso esercitarla, nelle lunghe ore di riflessione e da questo osservatorio vedo finalmente il mondo e le sue vere sciagure»

«Tu avevi una posizione di privilegio che ti ha permesso di scegliere, ma tutti quelli che sono all’indigenza, pensionati costretti a frugare tra i rifiuti dei mercati, oltre i confini della dignità?»

Fa un gesto con la mano a indicare i pochi metri quadri che lo ospitano.
«Eppure qui ho scoperto il vero e unico scopo della vita stessa e conseguentemente il tempo per viverla. Niente è più importante»

Poi mi consegna un foglietto di carta che qui trascrivo.

«Se è vero, come dite, che il mondo è dolore e sofferenza, cosa sono i fiori di tiglio e i nidi d’ape? E le foglie, che rivelano il vento, e questo mio essere contento, solo di poter vivere e vedere?»

Buona serata/notte serena mondo di amici. con un pensiero;  voi cosa pensate?

” – e possibile essere felici abbandonando la vita misera e ipocrita, che la società ci impone? – o a volte dimentichiamo della nostra fortuna che ci è stata donata e non la sappiamo appezzare?”

C’era una volta un’anima
Era Libera
Tutto era Bellezza
Felicità e Pace

304 – Riflettendo in armonia … ♡

L a vita è un piccolo sacchetto di monete.
Ogni moneta è un sentimento, un’occasione, un destino.
Ogni moneta ha due facce, e se da una parte peschi la moneta della felicità devi stare molto attento perché potrebbe voltarsi.
E svelarti la faccia del dolore.
Ha un grande valore questo sacchetto di monete.
Così pieno, così vario.
C’è da pescare, bisogna stare attenti a pescare.
A volte capita che qualcuno scelga le facce giuste e allora hai fra le mani il gettone dell’amore, della famiglia, il gettone del successo professionale,il grande doblone della salute.

C’è chi riesce a tenerli per tutta una vita rivolte sul lato fortunato: e questo è il grande miracolo dell’armonia.
Altri pescano male e campano sul filo del rasoio, dove la sottrazione vince sull’addizione, dove togliere ha più forza che ricevere.
E questo è semplicemente l’esistenza.

Ma c’è qualcosa in quel sacchetto da tenere stretto e ben presente:
è sapere che bisogna pescare, comunque, che la mano non deve aver paura perché la moneta è l’unica possibilità che abbiamo.
Di vivere, o forse di sapere.

Sapere cos’è la passione e subito dopo l’amore e poi la fine dell’amore, dell’affetto portentoso di un padre e della tragedia di una sua perdita, della generosità incondizionata di una madre e del suo distacco, di un figlio che nasce, di un figlio che muore.
Il pescare è la sola misura dell’esistenza.
Non ne conosciamo altri.
A volte ci viene tolto tutto al’l’improvviso, altre volte ci viene regalato un poco alla volta.
Qualcuno lo chiama contrappasso, altri bilancia della vita.
Io non lo chiamerei affatto, perché lo stupore è l’unica cosa che rimane davanti a questo piccolo sacchetto di destini.
Conosco persone che hanno pescato sempre bene le loro monete.
Ne conosco altre che hanno estratto sempre la faccia dolorosa.
La maggior parte ha avuto che fare con un lato del gettone e subito dopo con l’altro.

Le poche righe che mi rimangono sono dedicate a uno di loro e al suo sacchetto che ha dovuto abbandonare pochi mesi fa.

Si chiamava Gianluca e non ha mai avuto paura, nemmeno una volta, di scegliere il suo destino.
Di pescarlo.
Aveva quarantadue anni e due bellissime bambine, le sue monete più belle.
Le chiamava ‘briciole’, perché stavano in un abbraccio.
Aveva Sonia, la sua ragazza e poi moglie, conosciuta a 20 anni all’università e sposata a 32. Me l’ha fatta vedere una volta, quando veniva in ufficio a sistemarmi il computer: teneva una fotografia nel portafoglio, lei sorrideva mentre lui era intento a fissarla come non ci fosse nessuna macchina fotografica davanti.
Gianluca aveva un buon lavoro, era un informatico ma anche uno scrittore che usava la notte per mettere su carta quel che raccoglieva di giorno.

Erano queste le sue monete più preziose, venute fuori dopo un primo gettone sfortunato, la perdita prematura di un padre.
Col tempo, però, Gianluca aveva pescato bene dal sacchetto, si era ripreso tutto con i suoi gettoni della vita.
E quella era la ricompensa che segue la mancanza.
Poi un giorno Gianluca è venuto in ufficio, aveva una tosse sottile e leggera che non lo lasciava, che l’avrebbe costretto a stare un po’ di giorni a casa per degli accertamenti. Semplice allergia, mi ripeteva con gli occhi impauriti.

Invece quella era la moneta più terribile del sacchetto, quella che ognuno di noi vorrebbe lasciare sempre per ultima.
L’ha pescata e da quel momento ha avuto solo otto mesi per baciare ogni sera le sue bambine, per baciare ogni sera il suo amore Sonia.
Otto mesi, in cui fino all’ultimo ha continuato a venire in ufficio, a lavorare, a dirmi non dimenticare mai quello che hai.
Otto mesi, in cui mi ha insegnato una cosa che non dimenticherò più: l’importante è pescare dal sacchetto della vita, sempre. Qualsiasi possa essere la moneta.
Qualsiasi.

Una felice inizio settima mondo di amici ♡

304 – Primavera – A.Vivaldi –

https://youtu.be/d8MUqehGo2o

Tutto ciò che ci emoziona rivela la nostra anima ..

Salutiamo la Primavera che arriva con colori e suoni che lasciano a bocca aperta …
Se solo l’uomo fosse all’altezza della Natura, sarebbe un mondo meraviglioso …

Notte serena mondo di amici

303 – QUANDO DIO CREO’ IL PAPA

Quando Dio creò il papà cominciò disegnando una

sagoma piuttosto robusta e alta.

Una angelo che svolazzava sbirciò sul foglio e si
fermò incuriosito.

Dio si girò e l’angelo “scoperto” arrossendo gli
chiese

“Cosa stai disegnando?”.

Dio rispose “Questo è un grande progetto”.

L’angelo annuì e chiese “Che nome gli hai dato?”.

“L’ho chiamato papà” rispose Dio continuando a
disegnare lo schizzo del papà sul foglio.

Papà….” pronunciò l’angelo “E a cosa servirebbe un
papà?” chiese l’angioletto accarezzandosi le piume
di un’ala.

“Un papà” spiegò Dio “Serve per dare aiuto ai
propri figli, saprà incoraggiarli nei momenti
difficili, saprà coccolarli quando si sentono tristi,
giocherà con loro quando tornerà dal lavoro, saprà
educarli insegnando cosa è giusto e cosa no.”

Dio lavorò tutta la notte dando al padre una voce
ferma e autorevole, e disegnò ad uno ad uno ogni
lineamento.

L’angelo che si era addormentato accanto a Dio, si
svegliò di soprassalto e girandosi vide Dio che
ancora stava disegnando.

“Stai ancora lavorando al progetto del papà?” chiese
curioso.

“Sì” rispose Dio con voce dolce e calma “Richiede
tempo”.

L’angelo sbirciò ancora una volta sul foglio e disse
“Ma non ti sembra troppo grosso questo papà se poi
i bambini li hai fatti così piccoli?”

Dio abbozzando un sorriso rispose: “E’ della
grandezza giusta per farli sentire protetti e incutere
quel po’ di timore perchè non se ne approfittino
troppo e lo ascoltino quando insegnerà loro ad
essere onesti e rispettosi”.

L’ angelo proseguì con un’altra domanda: “Non sono
troppo grosse quelle mani?”.

No”, rispose Dio continuando il suo disegno “Sono
grandi abbastanza per poterli prendere tra le braccia
e farli sentire al sicuro”.

“E quelli sono i suoi occhi?” chiese ancora
l’angioletto indicandoli sul disegno.

“Esatto”, rispose Dio “Occhi che vedono e si
accorgono di tutto pur rimanendo calmi e
tolleranti”.

L’angelo storse il nasino e aggiunse “Non ti
sembrano un po’ troppo severi?”.

“Guardali meglio” rispose Dio.

Fu allora che l’angioletto si accorse che gli occhi del
papà erano velati di lacrime mentre guardava con
orgoglio e tenerezza il suo piccolo bambino.

 

21 Marzo – Benvenuto Primavera

302 – Cos’è il dolore?

Cos’è il dolore?
Quel dolore che ti lacera la mattina quando ti svegli, che ti accompagna la notte mentre suonano i rintocchi del tuo cuore come una continua tortura.
Quel dolore che ti sveglia quando ti chiedi perché esisti.

Cosa si cela dietro un sorriso … pochi se lo sono chiesti, troppo pochi.

Tutti presi dalle apparenze di questo mondo frenetico che non ci lascia il tempo di chiedere all’altro “cosa c’è che non va?”

“Io l’ho chiesto spesso” molti risponderanno.

Ma quanti non si sono accontentati di un semplice “Niente, va tutto bene”?
È più semplice, pratico, rapido.

Ma in fondo dietro a quel “niente” molti sapevano che si nascondeva molto, ma la pazienza di scavare non l’abbiamo.

Scavare quando l’altro non vuole costa troppo tempo, troppa fatica.
Ieri è morto un ragazzo, si è suicidato, si è sparato nello sgomento di molti che credevano stesse bene, accontentati da un suo sorriso finto.

Il mondo oggi non sa più ascoltare ma solo fingere di farlo.

Il tasso di suicidi aumenta.
La solitudine attanaglia sempre più persone, la depressione avanza silenziosa.

Quanti si sentono rispondere: “Smettila di frignare, i tuoi non sono veri problemi, pensa alla fame nel mondo”, quanti poi soccombono a quei problemi.

È vero, c’è la fame nel mondo, ma c’è chi è così accecato dal proprio dolore,
per gli altri stupido, da non vederla.

“Sciocchi, ingigantiscono i problemi”, quanti lo hanno pensato.
Ma un problema sciocco copre la luce della vita, alcuni non vedono più la bellezza di un nuovo giorno, la speranza di migliorare, lo splendore della vita.

Se solo la smettessimo con la nostra presunzione di sapere tutto, sempre, di poter giudicare, sottovalutare.
Forse il tasso di suicidi diminuirebbe.

Fermiamoci e ascoltiamo le lamentele, tiriamo fuori il dolore.

A molti avremo semplicemente dato una spalla su cui piangere, una scusa in più per compiangersi, ad altri avremo salvato una vita.

Chi medita il suicidio è una persona fragile che ha bisogno di aiuto ma non riesce a chiederlo.

Magari alcuni di voi, mentre leggono, si trovano proprio nel ruolo di chi non riesce a chiedere aiuto.
Altri invece di chi non sa ascoltare …

Sentire di suicidi in tv non comunica molto.

Ma quando la persona in questione è una che hai visto spesso, il sangue si gela.
Tendiamo una mano ai bisognosi, non solo quelli evidenti.
Non lasciamo che le persone sole scompaiano, a rischio di perdere tempo.

Cerchiamo di mostrare che la vita può essere bella.

Buona giornata mondo di amici 🙂

Buon risveglio ♡ e Domenica

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Un giorno Diogene stava all’angolo della strada, piegato in due dalle risate.
Il suo amico Archippo, allora, gli chiese: “Ma che cosa hai da ridere?”.
“Vedi quel sasso che c’è li in mezzo alla strada? Da quando sono qui ci avranno inciampato già dieci persone!
Ci sono rimaste tutte male, ma non ce n’è una, dico una, che si sia presa il disturbo di toglierlo di mezzo in modo che non ci inciampino altre persone”.
Morale? tutti si lamentano, ma restano a guardare e nessuno fà il primo passo per cambiare e migliorare

Buon Domenica mondo di amici ♡

C’era una volta un’anima.

C’era una volta un’anima.
Non aveva mai pensato al passato, non aveva mai pensato al futuro.
Pensava soltanto al presente.
Non era mai nata e non sarebbe mai morta.
Non si sa esattamente da quando ci fosse stata e fin quando ci sarebbe stata.
Era stata qualsiasi cosa e sarebbe stata qualsiasi cosa.
O meglio, era sembrata ogni cosa e sarebbe sembrata ogni cosa.
Non aveva sesso e non aveva età.
Non apparteneva a nessun paese né a nessuna razza.
Si era sempre reincarnata e si sarebbe reincarnata per sempre, perché quello era il suo destino.
Aveva vissuto attraverso i secoli.
Era stata ricca e povera, colta e ignorante, libera e sottomessa, saggia e folle, bella e brutta.
Aveva amato, odiato, condannato e perdonato, ucciso e salvato.
Ma la gente aveva sempre ignorato tutto, salvo il suo aspetto.
E l’anima ne aveva sofferto.

Così, aspettava la Luce e sia che fosse stata uomo o donna, bambino o anziano, guardava il cielo e piangeva.

Guardava le stelle, le stelle lontane e luminose, quelle stelle comprensive che l’avevano sempre aiutata, con le quali parlava.
Piangeva e le stelle la capivano e la confortavano.
Diceva che dacché poteva ricordare, aveva sofferto della superficialità della gente e aveva sperato che, col tempo, le cose sarebbero cambiate.

Ma, benché il tempo passasse, tutto era sempre uguale.
E la sua speranza andava indebolendosi, giorno dopo giorno,
anno dopo anno, secolo dopo secolo, vita dopo vita.

Le stelle l’ascoltavano. Brillavano e le sorridevano con affetto.
Erano le sue sorelle maggiori che le davano consigli e amore.
Le stelle somigliavano all’anima.

Anche loro non avevano sesso né età, anche loro non appartenevano a nessun paese,
a nessuna razza.
Ma loro erano molto più sagge.

Perché, mentre l’anima era fatta di spirito, loro erano fatte di razionalità.

Così, mentre l’anima viveva di sensazioni ed emozioni, le stelle formulavano ragionamenti e pensieri.
E conoscevano la risposta esatta ad ogni domanda.

E il loro raziocinio era il fazzoletto che asciugava le lacrime che cadevano giù, rigando il volto dell’anima.

Un giorno le stelle dissero:
– Ricorda piccola, non devi badare all’opinione della gente.
Gli altri giudicano dalle apparenze e non dai fatti e se ti amano quando sei bella e ti evitano quando non lo sei, sii tu ad evitare loro perché non sono in grado di capire che tu non cambi, sei sempre la stessa.

Se non sono in grado di capire che tu sei sempre speciale perché i tuoi sentimenti sono veri ed eterni, non fare caso a loro!
Sii tutto ciò che vuoi essere, perché puoi trasformarti in tutto ciò che credi di poter essere.
Sii libera! Non aver paura di essere libera!
E ricorda: loro ti somigliano… anche loro hanno paura di essere se stessi perché temono il giudizio degli altri.
Succede perché non si amano abbastanza.
Devi amare te stessa ed essere libera!

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C’era una volta un’anima.
Era libera e felice.
Le stelle erano le sue amiche.
E mentre lei era fatta di spirito, loro erano fatte di ragione.
Ma sia le stelle che l’anima desideravano raggiungere la Luce.
E quando la Luce arrivò, il tempo, i sentimenti, i consigli,
lo spirito e la ragione erano solo ricordi vaghi e confusi.
Tutto era bellezza, libertà, felicità e pace.

301- Buon fine settimana

8 Marzo – Oggi è la festa della donna?

Buon Giorno e AUGURI

 

Oggi è la festa della donna

…. auguri, fiori , dolcetti a tema …
ma la verità è che non finiremo mai di combattere in un mondo che,
nonostante il passare dei secoli, rimane sempre un mondo maschilista.
Fiera di queste donne!

“Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente.
Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale.
Le donne sono la colonna vertebrale delle società.”
Rita Levi Montalcini – 1900/2012 –

RICORDIAMO IL VERO MOTIVO PER CUI SI FESTEGGIA L’8 MARZO …

e  un pensiero anche per le … #8marzodellebambine-spose

“Auguri a tutti gli uomini che fanno sentire speciali le loro donne…”

#festadelladonna  ; mi chiedo … come può essere l’8 marzo un festeggiamento quando chiunque in qualsiasi momento può far male ad una donna, mancarle di rispetto e non essere punito? ELisa

8 Marzo

Ci sono donne che non si fermano davanti a nulla
perché non troveranno mai la fine di quel filo.

Ci sono donne che hanno fatto un nodo per ogni loro lacrima
sperando che arrivi qualcuno a scioglierli.

Non fermare il cuore di una donna, niente vale di più!
Non far piangere una donna, ogni lacrima è un pò di lei stessa
che se ne va …

Non farla aspettare da sola ed impaurita seduta sul confine della pazzia.

Se la vuoi amare, fallo davvero, con tutto te stesso.

Stringila e proteggila, lotta per lei, uccidi per lei, piangi con lei.

Donale il più bel raggio di sole ogni giorno.
Tieni sempre accesa quella luce nei suoi occhi …
quella luce è speranza è amore
è puro spirito…
è vento…
un raggio di sole per tutti.

Buon 8 marzo, a tutte le Donne

– scusatemi, ma le mimose mi piace solo sul albero – 🙂

Come muoiono oggi i vecchi?

Pur essendo assolutamente contrario filosoficamente,
umanamente ed eticamente alla pena di morte,
ci sono altre morti che mi colpiscono e mi addolorano maggiormente.

Penso alla morte delle persone anziane.
Come muoiono oggi i vecchi?
Muoiono in OSPEDALE.

Perché quando la nonna di 92 anni è un po’ pallida ed affaticata deve essere ricoverata. Una volta dentro poi, l’ospedale mette in atto ciecamente tutte le sue armi di tortura umanitaria.
Iniziano i prelievi di sangue, le inevitabili fleboclisi, le radiografie.
“Come va la nonna, dottore?”. “E’ molto debole, è anemica!”.
Il giorno dopo della nonna ai nipoti già non gliene frega più niente!
“Come va l’anemia, dottore?”. “Che vi devo dire? Se non scopriamo la causa è difficile dire come potrà evolvere la situazione”.
“Ma voi cosa pensate?”. “Beh, potrebbe essere un’ ulcera o un tumore… dovremmo fare un’ endoscopia”
Io faccio il chirurgo e lavoro da venti anni in ospedale.
Mi sono trovato moltissime volte in situazioni di questo tipo.

Che senso ha sottoporre una vecchia di 92 anni ad una gastroscopia?
Che mi frega sapere se ha l’ulcera o il cancro?
Perché deve morire con una diagnosi precisa?

Ed inevitabilmente la gastroscopia viene fatta perché i nipoti vogliono poter dire a se stessi e a chiunque chieda notizie, di aver fatto di tutto per la nonna.
Dopo la gastroscopia finalmente sappiamo che la vecchia ha solamente una piccola ulcera duodenale ed i familiari confessano che la settimana prima aveva mangiato fagioli con le cotiche e broccoli fritti, “… sa, è tanto golosa”.

A questo punto ormai l’ ospedale sta facendo la sua opera di devastazione.
La vecchia perde il ritmo del giorno e della notte perché non è abituata a dormire in una camera con altre tre persone, non è abituata a vedere attorno a sé facce sempre diverse visto che ogni sei ore cambia il turno degli infermieri, non è abituata ad essere svegliata alle sei del mattino con una puntura sul sedere.

Le notti diventano un incubo.
La vecchietta che era entrata in ospedale soltanto un po’ pallida ed affaticata, rinvigorita dalle trasfusioni e rincoglionita dall’ambiente, la notte è sveglia come un cocainomane. Parla alla vicina di letto chiamandola col nome della figlia, si rifà il letto dodici volte, chiede di parlare col direttore dell’albergo, chiede un avvocato perché detenuta senza motivo.

All’inizio le compagne di stanza ridono, ma alla terza notte minacciano il medico di guardia “…o le fate qualcosa per calmarla o noi la ammazziamo!”
Comincia quindi la somministrazione dei sedativi e la nonna viene finalmente messa a dormire.

“Come va la nonna, dottore? La vediamo molto giù, dorme sempre”.
Tutto questo continua fino a quando una notte (chissà perché in ospedale i vecchi muoiono quasi sempre di notte) la nonna dorme senza la puntura di Talofen.
“Dottore, la vecchina del 12 non respira più”

Inizia la scena finale di una triste commedia che si recita tutte le notti in tanti nostri ospedali: un medico spettinato e sbadigliante scrive in cartella la consueta litania “assenza di attività cardiaca e respiratoria spontanea, si constata il decesso”

La cartella clinica viene chiusa, gli esami del sangue però sono ottimi.
L’ospedale ha fatto fino in fondo il suo dovere, la paziente è morta con ottimi valori di emocromo, azotemia ed elettroliti.
Cerco spesso di far capire ai familiari di questi poveri vecchi che il ricovero in ospedale non serve e anzi è spesso causa di disagio e dolore per il paziente,
che non ha senso voler curare una persona che è solamente arrivata alla fine della vita.

Vengo preso per cinico, per un medico che non vuole “curare” una persona solo perché è anziana. “E poi sa dottore, a casa abbiamo due bambini che fanno ancora le elementari non abbiamo piacere che vedano morire la nonna!”.

Ma perché? Perché i bambini possono vedere in tv ammazzamenti, stupri, “carrambe” e non possono vedere morire la nonna?
Io penso che la nonna vorrebbe tanto starsene nel lettone di casa sua, senza aghi nelle vene, senza sedativi che le bombardano il cervello, e chiudere gli occhi portando con sé per l’ultimo viaggio una lacrima dei figli, un sorriso dei nipoti e non il fragore di una scorreggia della vicina di letto.

Regaliamo ai nostri vecchi un atto di amore, non cacciamoli di casa quando devono morire.