267 – Fine Anno

 

 

Il Natale era trascorso e ci si preparava ai soliti festeggiamenti per salutare l’anno vecchio aspettando l’anno nuovo che, oltrepassato il confine immaginario, diventa a tutti gli effetti l’anno in corso.

L’anno vecchio se ne andrà piegato come un ramo carico di neve portandosi via desideri, sogni, speranze e tutto quello che la gente scarta.

Come una discarica ove ognuno senza porsi il problema della raccolta differenziata porta quello che nell’anno nuovo non vuole più, con l’illusione che basta quel gesto metaforico per dimenticare disillusioni, amori finiti e ogni genere di sbagli.

Pronti ad iniziare con buoni propositi un anno ignaro delle responsabilità e del peso che si porta perché concretizzare desideri e sogni non è sicuramente un compito facile per nessuno e allora come in un discount ognuno fa la sua spesa, nuovi sentimenti da rimettere in gioco e quelli vecchi senza neppure l’ombra di un rimpianto, seppelliti sotto sogni agonizzanti, desideri amputati, progetti dissanguati.

La discarica più inquinante in questo mondo perché quella dei sentimenti inquina l’anima rendendola superficiale, in molte persone regna la convinzione che alla fine anche quest’ anno si porterà via tutto ciò che non è stato realizzato quindi è corretto pensare che sia ritenuto inutile e un nuovo anno ignaro farà la sua entrata osannato festeggiato come un condannato a morte che ancora crede nella sua grazia, ma non sa che la sua esecuzione ha già una data,

il 31 dicembre d’ogni anno si ripeterà quella che sembra la più grande illusione umana.
Anno dopo anno è così da sempre, per sempre!

Assorta nei suoi pensieri, nascosta dietro le tende, come a guardare la vita che scorre lentamente scorge un vecchio curvo che non lascia nessun’impronta nella neve.

Lo guarda, chiude gli occhi li riapre e il vecchio non c’è più e nessun’impronta a testimoniare il suo passaggio.

Quando non riusciamo a spiegare l’irreale la mente umana, cerca una ragione e così sempre dietro alla finestra pensa che il riverbero bianco della neve abbia giocato qualche scherzo alle sue pupille, facendole immaginare e rendere reale qualcosa a cui la mia mente stava pensando.

Forse è solo il bisogno di cambiare qualcosa nella sua vita, forse è solo il bisogno di ritrovarsi nonostante le mille promesse e i mille tentativi.

Finisce un anno, ne inizia un altro e cosa c’è dietro l’angolo?

266 – AL MIO AMICO ANGELO

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AL MIO AMICO ANGELO
Non so se sarai in grado di leggere questa lettera, nè conosco l’indirizzo a cui spedirtela.
Non ho idea, se lì nel Paradiso, dove tu dimori quando non sei impegnato con me, ci siano dei postini pronti a consegnare le missive che vengono spedite dalla terra.

Voglio scriverti comunque questa lettera, perché, in qualche modo, sono certa che tu la stia leggendo nell’istante stesso in cui la sto elaborando.

Anche se non posso vederti, sicuramente, ora, ti trovi alle mie spalle e stai sbirciando, con un sorriso compiaciuto, le mie parole.
Avverto il tuo dolce profumo di biscotti e la tua mano che si posa lieve sulla mia schiena, un tocco leggero che non m’abbandona mai.
Angelo mio, è la prima volta che ti scrivo una lettera, forse perché, prima di ieri non t’ho mai sentito così vicino.

Se non ci fossi stato tu ieri, non sò cosa mi sarebbe potuto accadere.
Per fortuna le tue braccia mi hanno sostenuto …

Chissà perché si pensa a voi solo quando sentiamo la nostra vita in pericolo e per qualche miracolo, invece, veniamo salvati.

Eppure tu mi sei accanto dal primo giorno in cui ho aperto gli occhi su questo mondo un pò bizzarro.
Mi hai tenuto la manina appena nata …

I primi passetti li ho mossi mentre mi eri accanto e tutte le volte che cadevo, perché le mie gambette erano ancora troppo deboli, tu eri pronto ad accogliermi tra le tue braccia protettive.

Tante volte mi hai custodito quando ero in pericolo e temevo di non farcela da sola.
Tante volte ti sei addormentato accanto a me, sotto le lenzuola del mio letto per asciugare le mie lacrime e non mi hai mai abbandonata quando ho avuto bisogno di te.

Mi sei sempre accanto in ogni opera buona che faccio, in ogni pensiero d’amore che ho per la vita e per le persone a cui voglio bene.

Non te l’ho mai detto, ma tu sei il regalo più bello che abbia mai ricevuto dal cielo.
Veglia sempre su di me, angelo mio.
Ti voglio bene.

265 – Buon Natale – Merry Christmas – Bon Noël – Frohe Weihnachten 2014

POESIA DI NATALE

Tu
che
ne dici
SIGNORE se
in questo Natale
faccio un bell’albero
dentro il mio cuore, e ci
attacco, invece dei regali,
i nomi di tutti i miei amici: gli
amici lontani e gli amici vicini, quelli
vecchi e i nuovi, quelli che vedo ogni gior-
no e quelli che vedo di rado, quelli che ricordo
sempre e quelli a volte dimenticati, quelli costanti
e quelli alterni, quelli che, senza volerlo, ho fatto soffrire
e quelli che, senza volerlo, mi hanno fatto soffrire, quelli che
conosco profondamente e quelli che conosco appena, quelli che mi
devono poco e quelli ai quali devo molto, i miei amici semplici ed i miei
amici importanti, i nomi di tutti quanti sono passati nella mia vita.

Un albero con radici
molto profonde, perché
i loro nomi non escano
mai dal mio cuore; un
albero dai rami molto
grandi, perché i nuovi
nomi venuti da tutto il
mondo si uniscano ai già
esistenti, un albero con
un’ombra molto gradevole
affinché la nostra amicizia,
sia un momento di riposo
durante le lotte della vita.

Un Santo Natale di Luce, Gioia, Serenità e Amore nella semplicità
di una certezza che viene a donarci la vita.
BUONE FESTE -Elisa-

❤ cari Amici  brevi e  dolcissime favolette continua nei commenti

questo pagina rimane fermo fino a 26 dicembre ❤

263 – IL MONACO, L’ALLIEVO E L’ASINELLO

Tanto tempo fa un santo monaco aveva con sé un allievo, un ragazzo molto attento e ubbidiente.
Un giorno lo chiama e gli dice: «Vai a prendere l’asino e andiamo in città».

Il giovane prende l’asino, aiuta l’anziano monaco a salirvi e si avviano verso la città, il monaco in groppa all’asino e il ragazzo a piedi.
Alla prima svolta incontrano un gruppo di persone.
Qualcuno, naturalmente, ha qualcosa da ridire: «Ma guarda quanto è infingardo quel vecchio monaco: lui a cavallo, e quel povero ragazzo così gracile e delicato lasciato a piedi!»

Il vecchio monaco, appena udite queste parole, scende dall’asino, vi fa salire il ragazzo e tutti e tre si rimettono in cammino. Poco più avanti incontrano altre persone: «Oh, guarda cosa si deve vedere.

Un giovane sano e robusto a cavallo e un povero vecchio a piedi.
Non c’è più rispetto, non c’è più carità».

A queste parole il ragazzo salta giù dall’asino, aiuta l’anziano monaco a salirvi di nuovo, risale anche lui e proseguono verso la città.
Strada facendo, altra gente, altri commenti: «Guarda quella povera bestia!

Fra poco morirà stremata, sotto il peso di quei due fannulloni!
Ci vorrebbe almeno un po’ di pietà».

Il santo monaco e il ragazzo, allora, scendono in silenzio e proseguono il cammino a piedi. Ma qualcuno non è ancora soddisfatto: «Guardate, guardate…
S’è vista mai una cosa più sciocca?
Quei due hanno l’asino, e vanno a piedi!».
A questo punto l’anziano monaco dice al ragazzo: «Torniamo a casa».

Strada facendo gli spiega: «Hai capito la lezione, figliolo?
Per quanto ti sforzerai di assecondare gli altri, ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa da ridire.
E allora tu impara a tirar diritto per la tua strada e a non prestare ascolto alle chiacchiere della gente».

Notte serena amici ❤ ELisa

fonte

263 – Buona festa di Santa Lucia

 

13 dicembre Festa di Santa Lucia

Il Natale per me è pura magia …

Velocemente si avvicina e oggi non potevo che rendere omaggio a Santa Lucia, portatrice di luce.

– Santa Lucia fu una martire cristiana, morta durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa; è venerata come santa dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. Wikipedia –

In Svezia, un’antica tradizione vuole, che sia scelta una bambina che rappresenti Lucia e tutti gli altri bambini, vestiti di bianco, e con una ghirlanda in testa ed una candela accesa in mano, fanno da seguito alla processione che porta appunto la luce.

Sono belle queste tradizioni, e poi i colori, le luci dentro casa per celebrare le feste, donano quell’atmosfera unica dell’avvento.

Onorerò il Natale nel mio cuore
e cercherò di tenerlo con me
tutto l’anno…
– Charles Dickens –

Proverbio
Santa Lucia il giorno più corto che ci sia…

nota: Santa Lucia è il giorno in cui il sole tramonta prima nell’anno, in attesa della giornata più corta, quella del Solstizio d’Inverno, il 21 Dicembre.

nota: Palermo, Santa Lucia si festeggia con l’arancine (buone, mamma mia come mi piace!)
Il 13 dicembre a Palermo si mangeranno arancine tutto il giorno. I posti più gettonati sono Spinnato in via Principe di Belmonte, Bar Touring in via Lincoln, Bar Alba in piazza Don Bosco

Buona festa di Santa Lucia a tutti,
un abbraccio, ELisa

 

262 – UN ALBERO NELLA CASA

Un giorno un cerbiatto, rimasto senza famiglia, arrivò al limite del bosco e vide che proprio là c’era una casa, col tetto coperto di neve e le finestre illuminate.
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Dalle finestre si vedevano un bimbo e una bimba che giocavano ridendo come matti. C’erano candele sul camino agghindato con dei fiocchi rossi e in un angolo c’era un abete pieno di festoni e palle luccicanti.

“Che strano” – pensò il cerbiatto –“Con tutti gli alberi che ci sono qui fuori, che bisogno c’è di tenerne uno in casa?”.

I bimbi erano felici e c’erano anche degli adulti che gironzolavano quieti.
Sembravano tutti aspettare qualcosa e visto che tutti erano tranquilli, il cerbiatto pensò che fosse normale per gli esseri umani avere gli alberi dentro casa.
Così pensando se ne tornò nel bosco in cerca di qualcosa da mangiare prima che diventasse troppo buio.
Più tardi, al cerbiatto tornò in mente quella casa per le cose strane che conteneva.


Piano piano si avvicinò alla radura, era tutto silenzioso.
Il cerbiatto vide da lontano la casa come una stella cometa che guidava il suo cammino. Quando fu vicinissimo osservò, attraverso le finestre, una scena dolcissima: i bimbi sedevano ciascuno sulle ginocchia di un genitore, mentre la mamma leggeva una storia da un libro e l’albero in casa sfavillava di mille luci e le candele rosse accese sembravano salutarlo con la fiamma.
Fu talmente rapito dalla scena che non fece attenzione a dove metteva i piedi e – Clang! Sbadabum! Spam! – inciampò in un secchio di metallo.
Insomma, un gran disastro.
Il cerbiatto rimase impigliato con le zampe nel secchio.
Il papà uscì con un bastone. Il cerbiatto si fece piccolo, ma per quanto si sforzò era pur sempre un animale impigliato e stordito.
Ogni volta che si muoveva faceva Clang! Clang! Clang!
Allora il papà si avvicinò e, dopo averlo liberato dal secchio, lo tenne tra le sue braccia mentre lui tremava come una foglia.
L’uomo diede una voce ai bimbi e alla mamma che uscirono e fu come se il calore e l’armonia presenti nella casa avvolgessero il cortile e il cerbiatto.
I bimbi, contentissimi, si avvicinarono all’animale.
Lo vollero tenere con sé almeno per quella notte.
Il papà costruì un riparo di fortuna nella stalla e la mamma portò cibo e acqua a sufficienza, mentre i bimbi continuavano a saltellare lì intorno felici di avere una ragione in più per non andare a dormire.

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Il cerbiatto pensò all’albero addobbato in casa: ora che non era più solo quella stranezza gli sembrava persino bella.

fonte

Notte serena amici … ❤ ELisa

261 – Un po’ di possibile sennò soffoco

Un po’ di possibile sennò soffoco

La memoria è un remoto quando
(quando ti conobbi, quando te ne andasti)

o imperfetto
(quando eravamo piccoli, quando eri con me).

Nel desiderio siamo ancora più quando
(quando tornerai, quando sarà il momento,
quando arriverà),
siamo subordinati e senza protezione
Soltanto quando dormo il quando s’addormenta….

Notte serena ❤

260 – L I B E R T A’

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“C’è chi ti legge come un libro aperto,
chi ti chiude come un libro letto,
chi ti scrive come un libro bianco,
chi ha perso il segnalibro,
chi voleva leggerti ma le emozioni non erano in saldo,
chi ti ha sfogliato e riposto sullo scaffale,
chi ti ha portato a casa e messo in libreria.
Forse un giorno qualcuno ti legge sul serio,
dalla copertina all’ultima pagina,
e ti porta con sé come il dono piu’ prezioso.”

L I B E R TA’

Non ascolto i consigli delle stelle,
non credo nei proverbi,
non ho scelto mai a caso,
non affido ad una moneta ciò che posso decidere.
Esco dalla stazione, non aspetterò nessun treno,
cammino la mia strada, mi fermerò solo per bere,  mangiare, dormire, sognare, pensare,
e parlare con la gente che ha sul viso i segni della vita,
dentro gli occhi i desideri, nei sorrisi la gioia,
nelle lacrime le preghiere, tra le mani la libertà.
Ognuno è padrone di sé stesso,
ognuno è padrone della propria casa,
ognuno è un dono da incontrare, accogliere, conoscere, e scegliere di amare.

BUONGIORNO MONDO DI AMICI CON DOLCE RISVEGLIO ❤

Un brutto sogno.

sfogliatella's Blog

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Ad un bambino non dovrà mai mancare l’amore, perchè lui vive di questo
Nessuno può rubare l’anima ad un bambino…
Cercavo le parole giuste, per scrivere un pensiero sui fatti di cronaca che accadono purtroppo tutti i giorni, ho immaginato di scrivere una lettera che potesse essere letta come una fiaba a tutti gli angeli vestiti da bambini…
Avrei scritto d’amore e protezione, di giocattoli, avrei raccontato di mamme e papà,felici di averli tra le braccia, avrei descritto i colori dell’arcobaleno,parlando loro di un mondo sicuro,mostrando loro gli aquiloni e le altalene…
Avrei voluto… ma non posso, sarebbe una bugia, perché la violenza non smetterà mai, gli orchi non si estingueranno mai!!!
Cosa resterà?
La rabbia.
Le vittime.
Bimbi innocenti e fiumi di parole che non smetteranno mai…
Mi sento impotente, vorrei urlare, vorrei avere il dono della fede per poter trovare conforto, vorrei sapere perché?
E poi…
Vorrei tanto…

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259 – LA STORIA DEGLI ANGELI

Il mistero del Natale è legato all’attesa,all’esperienza del tempo necessario affinché le forze di vita e di luce afferrino e trasformino tutta la creazione.

I bambini portano in sé l’avvenire: hanno bisogno di sentire la presenza spirituale del Signore, di credere alla possibilità della sua nascita nella loro anima.

Ecco perché preparare l’esperienza del Natale con i bambini è una cosa infinitamente seria.

Ai genitori non serve riaccendere nei loro bambini una sentimentalità desueta, lontana, o difingere di credere a Babbo Natale: servono sentimenti forti e autentici.

I consigli, i racconti e le storie di questo libro ci accompagnano nel lungo periodo d’Avvento,settimana dopo settimana, e incoraggiano ciascuno a trovare la propria via verso il Natale e a creare le forme più adatte per coronare la nascita del Bambino Gesù.

Festeggiare l’avvento
di Soline e Pierre Lienhard
Fior di Pesco Edizioni
14,00 €
Edizione: Fior di Pesco Edizioni
Pagine: 64
Autore: Soline e Pierre Lienhard

LA STORIA DEGLI ANGELI DELL’AVVENTO

Gli angeli dell’Avvento sono quattro, proprio come le quattro settimane che preparano al Natale.

Vengono in visita sulla Terra, indossando abiti di un colore diverso, ciascuno dei quali rappresenta una particolare qualità.

L’angelo blu.
Durante la prima settimana, un grande angelo discende dal cielo per invitare gli uomini a prepararsi per il Natale.
E’ vestito con un grande mantello blu, intessuto di silenzio e di pace. Il blu del suo mantello rappresenta appunto il silenzio e il raccoglimento.

L’angelo rosso.
Durante la seconda settimana, un angelo con il mantello rosso scende dal cielo, portando con la mano sinistra un cesto vuoto. Il cesto è intessuto di raggi di sole e può contenere soltanto ciò che è leggero e delicato.
L’angelo rosso passa su tutte le case e cerca, guarda nel cuore di tutti gli uomini, per vedere se trova un po’ di amore…
Se lo trova, lo prende e lo mette nel cesto e lo porta in alto, in cielo.
E lassù, le anime di tutti quelli che sono sepolti in Terra e tutti gli angeli prendono questo amore e ne fanno luce per le stelle.
Il rosso del suo mantello rappresenta l’amore.

L’angelo bianco.
Nella terza settimana, un angelo bianco e luminoso discende sulla Terra. Tiene nella mano destra un raggio di sole.
Va verso gli uomini che conservano in cuore l’amore e li tocca con il suo raggio di luce. Essi si sentono felici perché nell’Inverno freddo e buio, sono rischiarati ed illuminati.
Il sole brilla nei loro occhi, avvolge le loro mani, i loro piedi e tutto il corpo. Anche i più poveri e gli umili sono così trasformati ed assomigliano agli angeli, perché hanno l’amore nel cuore. Soltanto coloro che hanno l’amore nel cuore possono vedere l’angelo bianco.
Il bianco è il simbolo della luce e brilla nel cuore di chi crede.

L’angelo viola.
Nella quarta e ultima settimana di Avvento, appare in cielo un angelo con il mantello viola.
L’angelo viola passa su tutta la Terra tenendo con il braccio sinistro una cetra d’oro. Manca poco all’arrivo del Signore.
Il colore viola è formato dall’unione del blu e del rosso, quindi il suo mantello rappresenta l’amore vero, quello profondo, che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce del Signore dentro di noi.

258 – … STELLA DI NATALE

IL RACCONTO DELLA STELLA DI NATALE

Durante la vigilia di Natale, una bambina stava in lacrime in fondo alla chiesa, pregando il Signore di aiutarla a dimostrare il proprio affetto verso Gesù, perché era troppo povera e non aveva niente da offrirgli.
All’improvviso, al suo fianco apparve un angelo, che la rassicurò, dicendole che Gesù sapeva del suo amore e che, se voleva offrirgli qualcosa, sarebbero bastati i fiori che si trovavano ai margini della strada.
La bambina, un po’ titubante, uscì dalla chiesa e raccolse un mazzo di fiori selvatici che si trovavano lì nei dintorni.
Quando rientrò in chiesa, l’angelo la invitò a mettere i fiori davanti al presepe, costruito dagli abitanti del villaggio, in evidenza rispetto a tutti gli altri.
Le persone presenti iniziarono a mormorare contrariate, ma dopo qualche secondo, vi fu un leggero bagliore: i fiori selvatici portati dalla bambina si trasformarono in magnifici e sgargianti fiori dalle foglie verdi e rosse.

morale; Questa storia dimostra che anche un piccolo gesto diventa grande agli occhi di Dio. Tutti abbiamo un Angelo che ci protegge. ♡

Inizia un nuovo giorno, con la gioia di vivere e di godere della bellezza di ogni istante! ♡ ELisa

257 – Letterina di un pelosetto a Babbo Natale

Letterina di un pelosetto a Babbo Natale
Caro Babbo Natale…
ricordati di me, che sono solo, quando un bimbo ti scrive che mi vuole!

Sono lì, in quel tristissimo posto che conosci, dove paziente attendo il tuo dono di un osso o una carezza… perchè lo so che mi vuoi bene e che un pensiero per me lo tieni già nascosto in fondo al sacco…

Penso ai miei amici fradici di pioggia … alla gattina sola in mezzo al gelo che si accucciava accanto alla mia zampa…. Ti chiedo un pensiero anche per loro in questa triste sera…

Ora guardo le stelle perchè è lì che si incontrano e si fanno compagnia gli occhi di tutti noi, sparsi nel mondo, che non hanno più nulla da guardare!

Ora, però, aspetto!

Aspetto di spalancare i miei occhi lucidi di fronte al bagliore della tua slitta e di saltare fino al cielo per aggrapparmi al dorso della renna … finalmente libero … libero di amare immensamente quel fresco sorriso che mi attende…

Per ora chiudo gli occhi….ho sonno!

Il Tuo Pelosetto
a nome di tutti i suoi amici

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256 – Caro Babbo …

BABBO NATALE photo BabboNatale.gif

Caro Babbo Natale …
Gli anziani
Amiamoli di più…

Io che quotidianamente convivo
insieme agli anziani trovo che siano
persone meravigliose,
piene di saggezza,
con tante cose da raccontare,
affamate di un’attenzione che non han più.
Bambini nel cuore e nello spirito…
il corpo consumato dalla vita
ma gli occhi sono vividi,
attenti a quel che gli accade intorno.

Sento molto miei i problemi legati agli anziani,
molto spesso abbandonati a sè stessi
perchè (per alcune persone deprecabili)
non più in grado di ”produrre”.
parlo di quegli anziani infermi
incapaci di esprimersi a parole
o a gesti…
non sanno chiedere aiuto,
sono indifesi come un bimbo appena nato

Guardate i loro occhi
soffermatevi un attimo a cercare
di sentire con il cuore e non con l’udito
prendete loro la mano apparentemente inerme
sentirete che il sangue pulsa in quelle dita
che per voi si sono consumate di lavoro
guardateli negli occhi
sono vividi
vi parlano
siamo noi che non sappiamo ascoltarli
non sono loro che non sanno parlarci

Quanta solitudine in quelli sguardi umidi
quanto amore potremmo cogliere
e ricevere e dare ancora
a chi amore ne ha dato tanto
ma è stato dimenticato perchè considerato un peso…

Questa società odierna non sà più amare
i propri anziani
ed una società che non rispetta
è una società destinata al tracollo…

caro Babbo … questo anno dai una carezza agli anziani
che incontri anche a parte mia …
Lisa

255 – Nel mondo del sorriso

 
NEL MONDO DEL SORRISO
Viveva nel mondo dei sogni un giovane rubacuori, amava divertirsi e prendere in giro le amiche.
Un giorno si svegliò da quel sonno incantato e si recò in una terra sconosciuta,
dove la gente era meno colta e con meno capacità, erano tristi e non parlavano mai, ognuno svolgeva il suo compito senza dare fastidio a nessuno…
Iniziò a lavorare in una piantagione di alberi da frutta in vaso,si sentiva prigioniero di quella lingua straniera, non riusciva a capire una singola parola, decise di acquistare il miglior dizionario della città, ci mise un bel pò a imparare a leggere e a scrivere, sopratutto a socializzare con le persone che frequentava durante il lavoro.
Le notti si alternavano ai giorni, non aveva un attimo di riposo, quei dieci minuti che aveva si dedicava a dormire e a leggere un libro, ma affrontava la vita con entusiasmo, quel poco che guadagnava li custodiva in un cassetto e lo apriva in caso di necessità.
Un giorno passeggiando in un piccolo viale incontrò una divinità ignota, era di una bellezza straordinaria, aveva i capelli lunghi fino alle spalle e gli occhi verdi, si accorse che lo guardava in maniera strana, ma il suo cuore rimase attratto e affascinato che non si rese conto che stava precipitando in un burrone senza luce.
Aveva freddo e si accovacciò come un feltro aspettando che qualcuno lo trasse da quel posto ghiacciato e solido.
Passarono dei giorni e del giovane non si seppe nulla, gli amici preoccupati della sua assenza si misero alla ricerca, ritornavano nelle loro rispettive case sconfitti e tristi
con le lacrime amare che rigavano i loro visi.
Quel giorno della scomparsa, il giovane trovò uno spiraglio di luce che lo portò in un mondo fatato, dove vivevano persone che sorridevano sempre, non esisteva la tristezza e la solitudine,tutti si amavano alla follia.
Vide quella ragazza,vestita con cristallini d’argento e con uno sguardo cosi penetrante che gli abbagliava la mente, lo prese per la mano e lo condusse nel mondo del sorriso,
i due giovani s’innamorarono follemente, il sentimento era cosi forte che lo portò nella realtà dove tutti rimasero increduli della sua presenza che diedero una gran festa e per magia la sua amata comparve fra le sue braccia regalando all’intero pianeta un sorriso alle persone che non ridevano mai.
Un pensiero ogni tanto
Ogni tanto ti dico una cosa.
Non è che un pensiero, una Buonanotte …
vieni a prenderlo, prima di andare a dormire.
Se passerai a prenderlo alla mattina, allora sarà un Buongiorno.
Ti chiedo solo di fargli un piccolo, piccolo spazio fra gli altri tuoi pensieri
Notte serena con sorriso ❤

254 – Fiaba più vera della REALTA’

Buongiorno con sorriso …  il mese di Dicembre e una mia tradizione, di leggere scrivere e mettere le favole, aspettondo il Natale.

FIABE
Le favole, storie per impararePiù delle fiabe, che pure hanno spesso una loro morale, le favole sono state scritte sempre con intenti morali ed educativi.
Divertendo, esse vogliono sempre insegnarci qualcosa: su noi stessi, sui nostri comportamenti, sui nostri difetti per aiutarci a correggerli.

La volpe e l’uva.
Un giorno una volpe affamata passò accanto a una vigna e vide alcuni bellissimi grappoli d’uva che pendevano da un pergolato.
– Bella quell’uva! – esclamò la volpe e spiccò un balzo per cercare di afferrarla, ma non riuscì a raggiungerla, perchè era troppo alta. Saltò ancora e poi ancora e più saltava più le veniva fame.
Quando si accorse che tutti i suoi sforzi non servivano a nulla disse: – Quell’uva non è ancora matura e acerba non mi piace! – E si allontanò dignitosa, ma con la rabbia nel cuore.

morale: Cosi, anche fra gli uomini, c’è chi, non riuscendo, per incapacità, a raggiungere il suo intento, ne dà la colpa alle circostanze, è scritta per coloro che disprezzano a parole ciò che non possono avere.


Fiaba- più vera della REALTA’  

C‘era una volta una città così divertente che era famosa in tutto il mondo. I suoi abitanti infatti, lavorando e commerciando senza curarsi d’altro, l’avevano resa favolosamente ricca: i negozi e le strade traboccavano di cose belle, cibi meravigliosi e divertimenti di ogni tipo, che facevano l’invidia di tutte le città più povere.

SOLO il Consiglio che la dominava sapeva che dietro questa favolosa ricchezza non c’era solo il lavoro… ma anche un segreto che non si poteva dire.
In un rifugio sotterraneo era infatti nascosto un enorme ratto, creatura orribile a vedersi, ma meravigliosa: invece di far la solita, inutile cacca a pallini, questo essere CAGAVA ORO.
Veri, grossi, pezzi d’oro! Bastava nutrirlo!
E il Consiglio dei Potenti lo nutriva senza posa, si riempiva le tasche e le casseforti erano ancora piene di denaro.
C’era solo un piccolo inconveniente: in proporzione a quanto mangiava, il magico ratto espelleva continuamente da sè anche altri topi, che sgattaiolavano via verso le fogne.

Ma si sa, nelle fogne i topi ci son sempre stati, e nessuno se ne preoccupava

Sennonché un giorno, improvvisamente, ne furono così piene che cominciarono a traboccare, e un’onda scura di ratti iniziò a risalire verso le strade.

All’inizio i ricchi non se ne preoccupavano… infatti erano più che altro i più poveri a essere colpiti. Ma poi quel flagello invase tutta la città e, raggiungendo ogni anfratto, appestò l’acqua e ogni cosa.
Cosa farsene di tutti quei divertimenti, quel cibo, quei bei vestiti?
Nessuno osava più uscire di casa, tutti erano pelle e ossa per paura di mangiare cibo contaminato e non si sapeva più dove scappare… non c’era più spazio neanche per innamorarsi, i topi erano come orrendi pensieri che invadevano perfino i sogni.
Nessuno, nessuno, NESSUNO sapeva più cosa fare.
Ed ecco che quando la città è ormai alla disperazione, passa di lì un pifferaio magico.
I pifferai magici, si sa, incantano chiunque: sanno ammaliare e possono far sembrare verità la menzogna.
Ma questo volle prendersi gioco dei potenti e fece un patto con loro: io libererò la città dai topi, disse, ma non voglio denaro, in cambio voglio solo la soddisfazione di vedervi dire la verità al vostro popolo.
Non ci fu niente da fare, e non c’era più tempo da perdere, ancora un po’ e sarebbero stati tutti divorati.
Così il Consiglio fu costretto ad accettare.
Il pifferaio iniziò a suonare, e tra una nota e l’altra cantava: “o topi, il mondo non è che una grande credenza.. “.
Questa musica somigliava al rumorino del cacio quando vien grattato, delle mele mature pestate nel mortaio, nei suoi occhi guizzavano fiamme nere.

Ed ecco i ratti affacciarsi da ogni buco e un rosicchìo assordante levarsi come un tuono. Il pifferaio camminava, e i topi dietro. Finché sull’orlo del fiume lui si fermò all’’improvviso, e come una sola, enorme massa compatta essi finirono nell’acqua, che ruggendo li portò via tutti tra mille guizzi d’argento.

Che festa ovunque!

In un istante la gioia tronò fra le strade.
Ma il pifferaio non era caduto nel fiume.
Gettando guizzi neri dai suoi occhi, si presentò al Re, e disse: ora voglio il mio pagamento.
Il Re smise di ridere, impallidì e si sentì svenire. Ah no, eh, questa poi no, chiedimi qualunque cosa, ma se dirò da dove viene l’oro il popolo ucciderà il ratto!
Diventeremo poveri! Ti darò tanto oro quanto pesi.
Scampato il pericolo, il Re non se la sentiva di mantenere la promessa.
Ma il pifferaio non era abituato a farsi truffare, e non aveva voglia di discutere.
Si girò sui tacchi e fece la sua vendetta.
Se ne andò, suonando nel suo piffero una strana melodia.
Erano tutti così occupati a divertirsi e a festeggiare che non si accorsero che, ipnotizzati da quella musica, i bambini uscivano dalle case e facevano un lungo corteo dietro a quella musica, nessuno, poteva più sentire altro suono, e quando la gente iniziò a seguirli, a chiamare e a gridare era ormai troppo tardi.

Il pifferaio arrivò indisturbato, con il suo bottino vivente, fino a una grossa montagna. Questa si aprì, li inghiottì e si richiuse su di loro per sempre, mentre la città restò sola coi suoi vecchi, l’oro e i topi.

Ma… c’è sempre un MA, per fortuna.

Uno, UNO SOLO, fra i bambini, era rimasto fuori…
il più piccolo, che non riusciva a stare al passo con gli altri.
Vedendo la caverna richiudersi, e tutti i bambini sparire, restò lì tristissimo.
Si sentiva terribilmente solo; si struggeva dal desiderio di raggiungere gli altri bambini. Neanche lui sapeva come gli venne quell’idea!
Sarà perché anche la sua mamma suonava, e anche a lui il suo papà aveva costruito un piccolo flauto con un pezzo di canna.
Fatto sta che estrasse il suo piffero, e davanti alla grande porta di pietra iniziò a suonare le sue note. Erano così maldestre!
Ma una forza più grande di lui lo spingeva a suonare, e a suonare, tre giorni e tre notti suonò. Finché le note si fecero più limpide, e penetrarono in alcune fessure nella montagna, e raggiunsero i suoi anfratti segreti.
Oh, anche la montagna ha pur sempre un cuore! Come poteva non commuoversi?
La roccia iniziò a tremare, come un cuore che si innamora, ed ecco che la grande porta lentamente si aprì. I bambini rivedendo il sole si svegliarono di colpo dal loro torpore, e si riversarono fuori gridando e cantando.
Come si può descrivere la gioia che invase la città, che si credeva ormai morta, e perfino il Re, che si struggeva nel rimorso?
E come sapremo mai se, per il futuro, essi seppero rinunciare al denaro e ai suoi topi, per la gioia che non si può comprare?
morale? … continuate voi …