Un cesto di mela


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“Gold smile apple”

Due settimane fa è arrivata a casa una grande quantità di mele e l’altro pomeriggio ho preparato le mele cotte.

Lo so, lo so, dette così fanno pensare a cibo per malati. Lo pensavo pure io, l’ho pensato per tanto tempo, fino all’altra sera…

Parlando con due amiche, ho detto che avevo a casa abbondanza di buone mele ma, non volendo preparare dolci calorici e difficoltosi, né marmellate e composte, ero “rassegnata” a mangiare mele a fine pasto per almeno due mesi e per quanto potessero essere buone e salutari…insomma, alla lunga potevano stufare.
La mia amica prontamente mi suggerì di prepararle cotte al forno. Ho subito storto il naso, ma quando lei aggiunse che era una preparazione facilissima e veloce e che non costava nulla provarla, anche per gentilezza, ho prestato attenzione a quella ricetta da lei definita ottima e salutare, relegandola però in un angolino del mio cervello.

Quante volte dissi “bleahh” a mia nonna o a mia madre mentre mi invitavano ad assaggiare le mele cotte e bleahhh continuavo a ripetere in silenzio mentre la mia amica concludeva la spiegazione, raccomandandomi di gustarle tiepide.

Poi l’altro pomeriggio, complice forse la pioggia, la nebbia, il primo brivido di freddo, complici quelle mele nel cesto che parevano sorridermi, insomma…non so come e perché, ma ho voluto provare.

    Così ho preso sei mele, le ho lavate e con un coltello appuntito ho scavato un po’ per togliere il torsolo, dentro quella cavità ho messo qualche chicco di uvetta sultanina e un po’ di noci tritate, ho steccato le mele con un paio di chiodi di garofano ed ho spolverizzato con un po’ di cannella. Poi ho aggiunto un cucchiaino di miele dentro ogni mela e mi sono divertita a fare lievi ghirigori di miele sulle bucce.

Ho acceso il forno a 180° e regolato il timer a 20 minuti.
Perplessa, ho chiuso lo sportello del forno e sono andata a sistemare biancheria in un’altra stanza.
Ben presto la casa è stata invasa da un odore intenso, buono, gradevole, migliore di qualsiasi deodorante.
“Come profumatore d’ambiente la ricetta funziona alla perfezione”, pensai sorridendo.

Mentre davo una sbirciatina al forno, suonano alla porta; “C’è un profumooooo!!

Che prepari di buono?”, chiedeva la mia vicina di casa.
“Nulla di che, frutta cotta, sarà una schifezza.”
A volte mi capita nei lunghi pomeriggi invernali di preparare qualcosa di sfizioso

(caldarroste, noccioline tostate, cioccolata calda, …)

Feci intiepidire le mele e, con assoluta riluttanza, ne presi una, la tagliai in due parti e l’assaggiai.Rimasi di stucco: sapeva di buono, di antico, di squisito.

Divisi le mele, li sistemai nei piattini, li irrorai col liquido ambrato di cottura, li spolverai con zucchero a velo …

Le mie figlie arrivando a casa, la prima cosa che dicevano, “che buon profumo”…ma non e Natale ancora 🙂 ! Già, dimenticavo, a dicembre mi diverto col l’arancia e chiodi di garofano …

“ Sono buone, assaggiate”, dissi.
“ Mele cotte? Mica siamo malati.- Hanno un buon profumo, ma no, grazie.-”, furono le risposte

“E’ una ricetta nuova, molto diffusa nei pub, “gold smile apple”!! Solo un assaggio, suvvia!”

Naturalmente non credettero alla mia bugia ma per buona cortesia, con facce per nulla convinte, affondarono il cucchiaino nella polpa ed assaggiarono.

Vidi lentamente la loro espressione modificarsi: “Però! Non lo avrei mai creduto, sono buonissime!”

Dieci minuti prima non lo credevo nemmeno io.
Ma questo evitai di dirlo.

E un mio racconto di anni fa, ma stasera, uno di quelle sere che ho un attacco di nostalgia.

Una serenissima buona serata a voi ❤

Elisa

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