– e il poeta come scienziato –


La Poesia come distillato omeopatico
– e il poeta come scienziato –

Oggi sono veramente pochi, troppo pochi, i lettori che si curano l’anima, leggendo poesia.
La politica e la televisione, con la loro invasiva veemenza, hanno scacciato il “genius loci” dalla città, e anche dai nostri cuori inariditi.
La luna è diventato solo un faro bianco.
“La poesia, un tempo genere letterario florido, non ha quasi piu’ mercato,
e il poeta viene visto dalla società come imbecille che non fa soldi e ozia improduttivo cincischiando frasi sconesse.
Gli stessi poeti oggi quasi si vergognano di definirsi tali.
Ma anche in tempi di maggior rispetto per queste genere,
lo stesso Giacomo Leopardi che a Napoli si ingozzava di gelati e poi si lamentava per l’imbarazzo di stomaco, constatava con umor nero:
 /In questo naufragio continuo e comune non meno degli scritti nobili che plebei,/ soli soprannuotano i libri antichi/
Basta aspettare, cioè, e se l’antico è di qualità, qualcosa di buono si salva.

“I poeti sono innanzitutto maghi che sanno aprire porte segrete.
Sperimento, da veri scienziati della parola ( e del sentimento), prima di tutto su se stessi, il potere curativo di un verso, in grado di riconciliare il lettore con la vita.”
(quello che successo a me) dal libro : Libroterapia di -Miro Silvera – ”

Bene ha colto il lato segreto del fare poesia  Jorge Luis Borges,
   “la invidioso Guillermo Cabrera Infante lo aveva soprannominato l’Omero dei poveri!”
che aveva definito un volume di versi niente altro che una successione di esercizi magici.

Umberto Saba, il poeta che a Trieste aveva addirittura scelto di vivere nella sua libreria, cibandosi quotidianamente di parole e di poco altro, nel suo Canzoniere aveva scritto che /anche i versi somigliano alle bolle di sapone: una sale e un’altra no/

William Blake era in contatto con spiriti che gli dettavano versi profondi e oscuri, disegni di un mondo di anime elette. E lui li trasmetteva ai suoi lettori, aprendo cosi il sipario su un mondo nuovo.

Lo stessa ha fatto Lord Byron, vagando di porto in porto con l’avventura nel cuore, tramutando la sua stessa vita in un lungo canto poetico, innalzando il poeta a invidiabile figura romantica. E chissà quanti lettori ha curato con i suoi slanci amorosi!

Robert Browing ha incarnato invece il poeta già borghesemente vittoriano, sistemando sentimenti e strorie in un salotto accogliente e bene imbottito,
mentre la pallida Emily Dickinson, reclusa come preziosa propoli cura chi vi si immerge.

“Al poeta il corpo va stretto”
dichiarava Marina Cvetaeva negli anni Venti del Novecento, e aveva ragione.
Egli è soppratutto anima. Il corpo è un ingombro.

Ma se lo si ammaestra bene, è in grado di far risuonara a lungo una musica di pace le creature, sanando ogni conflitto nato dalla brutalità.

“Poesia è l’impossibile / fatto possibile. Arpa/ che invece di corde / ha cuori e fiamme. / “
E’ Federico Garcia Lorca che lo afferma.

I libriccini di versi contengono dunque formule segrete, a dispetto della capricciosa Alice, che protestava: “Che me ne faccio di un libro senza figure e senza filastrocche?
Ma lei doveva crescere ancora un poco.

Quasi di nascosto i poeti, scienziati sublimi e con cosi pochi riconoscimenti, continuano ancora oggi a scambiarsi pensieri di guarigione, dialogando con uomini e donne di altri secoli, trasformando, nel loro laboratorio di alambicchi, ogni tragedia personale in un balsamo a cura delle ferite riportate.

A ragione Karen Blixen, scrittrice e pittrice danese, aveva annotato che / “le perle sono come le favole dei poeti: un malanno trasformato in bellezza” /

Ecco, è questo il vero compito della poesia: trasformare della poesia:
trasformare il malanno personale in bellezza,
poche gocce, poche righe, e una terapia adatta a ogni      sensibile lettore, prende a vibrare, curando.

Pace notturna
Dal freddo raggio della luna
Il silenzio della pace notturna
Che tramanda ecchi di gemiti
Per l’aria immota

L’insaziabile pschiche
Riposa
Volta ad un felice
Domani

14/11/09
Copyright © Poesilandia

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