mestiere di scrivere – inventare il mondo


Ecco un aforisma che bene si può affiancare ai discorsi fatti
sull’editoria e il mestiere di scrivere.”

È di John Ernst Steinbeck e trovo che queste parole siano particolarmente vere, almeno per chi aspira a vivere della sua scrittura.

Comunque… Giudicate voi!

La professione di scrivere libri
fa apparire le corse dei cavalli
un’attività solida, stabile.

(J.E. Steinbeck)

Vi segnalo un nuovo libro di Ferruccio Parazzoli: Inventare il mondo.
Teoria e pratica del racconto, Garzanti  (pp. 135, €14).
Un libro che, per chi ama scrivere, offre degli spunti molto interessanti.

L’autore immagina incontri con i grandi della letteratura, Dostoevskij, Kafka, Proust, e tanti altri, fino ad arrivare agli autori dei giorni nostri, come Moccia, Saviano, Pontiggia.

Questi incontri immaginari vogliono condurre il lettore alla scoperta della creazione letteraria, introdurlo nella dialettica mondo reale-mondo immaginario, cronaca- narrazione, realtà-linguaggio. Parazzoli affronta molti temi che interessano lo scrittore o aspirante tale, come il blocco della pagina bianca, il ritmo della narrazione, i generi letterari, l’uso dell’io narrante e la costruzione dei dialoghi.

Ma soprattutto si vuole mettere in luce quel concetto che oggi, nel mondo dell’editoria, si fatica a nominare o addirittura fa paura: l’ispirazione, “l’idea, piccola o immen­sa, da cui nasce un’opera letteraria scatta invece nel punto esatto in cui la linea orizzontale del­l’esperienza interseca quella verticale dell’arte. Per Pavese è il ronzio della mosca dentro a un bicchiere […]. Una parola out, che nes­suno osa più pronunciare, un moto sentimenta­le che ti spinge a scrivere e ti conduce dove vuo­le. Purché non sia il piccolo patema individua­le…”.

Perché ispirazione spesso non fa rima con editoria?

Perché, come Parazzoli ben sa, vista la sua lunga carriera in Mondadori, un libro si pubblica in base alle esigenze di mercato. “Oggi il direttore letterario è anche di­rettore editoriale: non giudica più sulla base del valore ma sulle richieste del marketing. Il suo giudizio non è letterario ma editoriale e attiene alla vendibilità e alle possibilità di essere visibili nei mass media. Così succede che piove sempre sul bagnato: i libri si pubblicano se danno la ga­ranzia di poter approdare alla televisione e quan­do si pubblicano si sa già che andranno sicura­mente in tv”.

Dura realtà da accettare per chi ancora crede nell’alto valore della parola stampata…

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