Sonata di mezzanotte


 

Sonata di mezzanotte

Era una serata abbastanza fredda di settembre in cui s’avvertiva già quell’alito frizzante tipico dell’atmosfera autunnale Aleksei Volcic osservava silenzioso i cupi colori del cielo appena sfumato d’un tenue color porpora, temeva quell’ora ove il vento sibilava quasi gemendo il suo lamento, quando le prime ombre cominciavano a stendersi sui tetti della città e le prime luci occhieggiavano dai vetri delle casa conferendo a Mosca quasi un senso d’inquieto mistero
serpeggiante tra i viali del Parco della Vittoria già ricoperti da cumuli di foglie morte, giacenti ai piedi dei grandi alberi ormai quasi del tutto spogli.

Stranamente quella vista destava nel suo animo persieri colmi di nostalgia e lui stesso diventava malinconico come se un pò dell’amarezza presente nell’aria ridestasse in lui ricordi di giorni ormai dispersi tra i solchi del tempo…Con lo sguardo perso nel buio inseguiva il flebile luccicchio delle stelle riandando a ritroso negli anni e compiendo questo viaggio nei meandri della memoria, uno vago senso di gelo s’insinuva nelle sue ossa a tal punto che neanche la pesante vestaglia di lana bastava a donarli calore…

Distingueva nitidamente l’orsa maggiore del gran carro e contemplando quello scintillio remoto affondava sempre più nelle tasche ,le mani deformatedall’artrite…
Tanti anni prima era stato primo violinista del Bolshoi , conosciuto e accalamato per il virtuosismo tecnico con cui faceva vibrare le note pizzicando con l’archetto le corde del suo Stradivari , ora il violino giaceva chiuso dentro la sua custodia di velluto abbandonato sul secretaire di mogano poco distante da lui , prima che la malattia lo costringesse all’inattività aveva l’abitudine di suonare un pezzo diverso subito dopo cena ciò gli conferiva quasi una sensazione d’euforiaca onnipotenza rimembrava nitidamente l’istante in cui mettendosi innanzi allo specchio impugnava con religiosa devozione lo strumento e poi sfiorandone delicatamente le corde ne faceva scaturire armonie di suoni talmente puri che egli stesso ogni volta rimaneva rapito nell’estasi di quell’ascolto.

Adesso ormai giunto al capolinea della vita, guardava con ripugnanza le sue dita un tempo agili,contorte dal male e dall’età …Oh avrebbe davvero desiderato un ultima volta ancora suonare il pezzo con cui era stato elevato al rango d’artista conosciuto in ogni parte del mondo la sonata del diavolo con cui aveva sedotto attraverso la magia musicale impressa alla composizione dalla sua personale interpretazione intere platee. Rammentava benissimo che quando suonava quel pezzo cadeva preda d’un strano trance semiipnotico sentendosi congiunto in mistica simbiosi al suo strumento.

Frattanto le ore lentamente eran passate e il pendolo appeso alla parete della stanza stava già battendo la mezzanotte , tutt’intorno un silenzio quasi irreale scandiva la solitudine notturna e appunto in questa ambigua quiete a un tratto Aleksey fu preso dall’insopprimibile bisogno di provare a suonare il suo violino….Cosi alzandosi dalla poltrona
raggiunse a fatica l’angolo del secreteire ove da tempo lo aveva riposto e detto fatto si mise di nuovo come tante volte in passato aveva fatto davanti allo specchio.

Però un avvenimento particolare ebbe luogo in quell’attimo solenne ,dalla finesta all’improvviso spalancata da dita ignote era penetrata una presenza immateriale , indossava una candida veste che si scioglieva in numerose pieghe ondeggianti in aggrazzati movimenti e due ali dello stesso color della tunica si ‘intagliavano nitide dietro alle sue spalle , all’apparenza sembrava un angelo arrivato li per esaudire il suo desiderio o forse per porre fine alla sua vita inutile
Aleksey lo guardò con stupore e meraviglia ma senza alcun accenno di paura e mentre lo osservava si accorse che le sue mani non erano piu tremanti e contorte bensi salde e composte.

“Dimmi chi sei ? Chiese allo spirito stagliatosi innanzi ai suoi occhi”

“Quale importanza vuoi che abbia il sapere la mia identità io posso essere tutti e nessuno , perfino l’altra parte di stesso che puoi ammirare riflessa sul piano lucido dello specchio….
Guardati e poi rispondimi. Quale immagine vedi ?”

Aleksey oltremodo incuriosito,passandosi nervosamente una mano sulla fronte leggermente imperlata di sudore ubbidi all’ordine impartitoli dall’incorporea entità e ponendosi di fronte alo specchio intravide sulla sua superfice il suo volto ringiovanito di parecchie primavere …Comprese di trovarsi davanti al ritratto della sua vera personalità ovverossia osservava ivi proiettato il suo desiderio non filtrato dalla nebbia ingannevole del sogno.

“Prendi in mano il tuo violino ora e suona per me !
… Non pensare,lasciati andar e…”

Quindi con fare dapprima esitante poi sempre più deciso si apprestò a impugnare l’archetto.
Come per incanto la sua mano sembrava scivolare magicamente sulla cassa dello Stradivari toccando e facendo vibrare le corde e ricavandone ritmi incalzanti e struggenti di note levatesi in un simultaneo susseguirsi d’echi cristallini e seducenti.
Pure le stelle fino ad allora rimaste a brillare nel buio, leggermente appannate dalle nubi il quale, incalzate dal soffio del vento mutavano forma in continuazione, sembravano partecipare intensamente al fascino ammaliante emesso dalla musica,brillando con maggiore intensità.

Aleksey aveva come l’impressione di fluttuare in uno spazio senza tempo e dimensione e il suo cuore batteva al ritmo impresso da quiell’istante fugace e incantato, provava una sensazione indescrivibile di serena quiete dentro l’anima simile a un evanescente illusione improvvisamente divenuta viva.
Alzò lo sguardo verso l’essenza il quale aveva reso possibile tutto questo per esprimerli il suo muto ringraziamento però con sorpresa si accorse di esser solo nella stanza solamente la finestra rimasta aperta attraverso cui penetrava il profumo familiare della terra bagnata dalla pioggia mista allo scricchiolio crepitante delle foglie riverse al suolo, testimoniava che qualcosa era accaduto e non era stato tutto frutto della sua fantasia: magari soltanto l’amore per la sua arte che delicatamente aveva preso forma e consistenza quella notte.

La luce gelida delle stelle illuminava ora debolmente i viali del parco e già i primi raggi del sole facevano capolino nella stanza , lui era ancora seduto sulla sua poltrona e con la coda dell’occhio indugiava verso il punto da cui era comparsa l’entità venuta dal cielo scomparsa dopo nel nulla, che per un momento col suo respiro aveva reso possibile ciò che lui semplicemente aveva soltanto immaginato, sentendosi lieto.
Nonostante tutto.

Carolina Parrilla

 

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6 commenti su “Sonata di mezzanotte

  1. Ciao Lisa, il commento di Rosy è l mio..il mio nome è Maria Rosaria, ma Rosy per gli amici…ti mando un baci ed un buon fine settimana, ui piove, c’è mia sorella piccolina in visita..ti saluta anche lei:-)

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  2. Cara Lisa, che dolci i tuoi commenti! Mi piace leggerli e rileggerli e poi penso a te che ti diverti leggendo i miei post… Non è bella questa amicizia che si sta creando tra noi?
    Quando manchi per qualche giorno è come se il sole non avesse voglia di spuntare da dietro le montagne… è come una giornata di nebbia… Perciò ti prego, non mancare a lungo…
    Un abbraccio, Elena.

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  3. Buondì, mia cara Lisa. E’ la mettinata dei post tristi. Prima Aldo, ora tu. Dimmi, il brano postato, semplicemente meraviglioso, l’hai scritto tu o è tratto da un romanzo?
    Un bacio.

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