Sei il mio sole

stazione

SOLITUDINE…

– E LA CERTEZZA DI UN DOMANI MIGLIORE –

Freddo, si che freddo. E un freddo speciale, diverso, niente scalda, coperta, cappotto, nulla serve, sento freddo, tanto freddo.

Mi siedo su un marciapiede, il sole sul viso e l’anima di un gattino rannicchiato, infreddolito.

Una carezza… è il sole che mi accarezza piano il viso.

Rabbrividisco per un istante, fa freddo, non ci sono treni, non ci sono stazioni, il sole, ci sta solo il sole. Chiudo gli occhi, non sono sola, ci sta il sole. Il gattino rannicchiato dentro di me, mi dice: “Lasciami in pace” dammi pace, lo sento respirare, vuole vivere.

La borsa per terra, non vedo chi passa, non vedo nulla, sento solo freddo.

Una canzone mi dice...”Con le mani puoi costruire castelli, autostrade.

“Costruire”, si muove il gattino, si stiracchia un po’ con le mani, con la forza, con tutta se stessa, costruire, mai distruggere, mai tornare indietro, e dirsi, “non posso”, no, non distruggo, lo accarezzo quel gattino.

Il sole all’improvviso lo sento dentro un po’ di tepore. Anche se non basta riscaldare il cuore.

Che silenzio. E buio, eppure è mattina.

“L’anima” coperta da un paio d’occhiali da sole, sì la mia anima che si legge nei miei occhi, protetta da quella nuvola informe che sono le persone che mi passano davanti.

Le vedo velate, dietro i miei occhiali, un mondo che mi gira intorno e sembra non vedermi, mentre combatto con l’odore dei ricordi.

Anche loro all’improvviso stamattina qui, nella mia vita, in quest’angolo di strada.

Chi mi guarda crede che io sia pazza. No, sto solo cercando di stringere forte nelle mie mani quel sole, di far tornare la luce.

Ho bisogno di parole, ma non parole gia sentite, non parole gia dette. Parole che vorrei che qualcuno, inventasse per me, che vivessero solo quel tempo che dalla bocca arrivino alle mie orecchie, e che non siano mai stati di nessun altro, che possa memorizzarle, scolpirle della memoria e che siano solo mie.

Un “ti amo “… sarà di qualcun altro alla fine. No, non è questa parola che voglio stamattina.

… Suona il cellulare, ma si cosa importa chi è, non mi darà parole nuove.

Ho smesso di mangiare, ho smesso di leggere, ho smesso di scrivere.

“Lavori in corso” dentro di me. Sono cambiata. Migliore, peggiore, non saprei.

Sicuramente, non piu io.

E andato via il sole, non sono riuscito a trattenerle, ho aperto le mani per un istante, un solo istante. Sono vuote di nuovo. Quanto tempo è che sono qui? Un ora, pochi minuti, non lo so, ridacchio fra me… “se allungo una mano, mi danno l’elemosina”, scoppio a ridere, che strano suono. Me lo era dimenticata, questo lo memorizzo, domani potrà servirmi, magari domani... “si…domani”.

Ma esiste chi inventa parole nuove?

Ci provo io. Che parola potrei inventare se amassi qualcuno?

Che cosa potrei dirgli? Non mi viene in mente nulla di mai dette. Mi viene in mente solo questa frase, credo scontata … ” sei il mio sole all’improvviso”

Non la dico la metto via, domani potrebbe servirmi, sì, forse domani.

Prendo la mia borsa, mi alzo e m’incammino, e notte, ci sono solo io in questa strada.

Non tolgo l’occhiali, non e ancora il momento, nessuno deve guardarmi dentro, ancora no. Mi vedo andare via. Sembro un mucchietto di stracci, e quanto freddo.

Non ha importanza dove vado, ho qualcosa in piu di ieri.

Uno strano suono dimenticato e una frase scontata da dire.

Ho messo tutto in un posto speciale, li ho messi dentro di me, e quel mucchietto di stracci, un po’ curvo, nel buio, illumina la strada come se fosse una stella.

– 2004 lasciando la mia vita – verso l’ignoto -Lisa

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Una fata senza tempo

PAROLE DI Lisa

A volte il dolore è cosi grande che la vita resta sospesa.

Nessuno di noi è in grado di farvi sempre fronte!

Purtroppo nemmeno gli Elfi!

Sono molto stanca oggi, ho vagato tutta la notte, per spargere nel bosco la polvere del sogno.

È un peccato essere in cosi pochi.

La mente torna al passato, alle feste degli elfi intorno al fuoco, tanto, tanto tempo fa, nella notte dei tempi, quando isolati, dispersi nei boschi della terra avevamo addosso il peso della solitudine.

Ma sono contenta di quello che faccio, sono contenta quando riesco a regalare un sogno.

Poi…all’alba sono fuggita, sono tornata nel bosco a guardare la vita da sopra al mio albero.

Qui è più sicuro per me, è il mio mondo, la fantasia non ha bisogno d’esistere, perché ogni sogno è realtà. L’aria è cosi limpida, cosi calda in questi giorni, al punto che anche i pensieri arrivano pigri.

Ma non ho molto da fare qui, tutta sola.

La mia condanna è il tempo e il tempo deve passare, piano.

Aspetto come una lunga agonia che nel cielo si accendano le stelle, aspetto la luna, che possa far luce sulla strada che mi porta da te.

Solo per restare ad osservarti.

Potrei desiderare di averti accanto sempre, basterebbe pensarlo affinché, nel mio magico bosco, possa diventare realtà…

Io continuo ad aspettare, aspetto che sia tu a voler venire, aspetto le notti in cui i grilli resteranno a vegliare su di noi, le notti in cui sogno e realtà si confonderanno al punto da non poter distinguere l’uno dall’altro.

Aspetto e conto le stelle che piano s’accendono.

Osservo gli uomini che corrono contro il tempo, che lo temono, e ringrazio d’essere una donna senza tempo, perché cosi, potrò restare ad aspettarti più a lungo… tu… dormi e sogna, io resterò qui, a sentire ancora una volta il tuo profumo, a respirare il tuo respiro, a provare a credere che tutto quanto sia vero.

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